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Il regime iraniano sceglie l’estremismo terrorista

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estremismo terrorista

E Teheran attacca i Paesi del Golfo

Il regime iraniano ha scelto l’estremismo nominando Mojtaba Khamenei e la scelta sta dando già i suoi precisi segni di un inasprimento del conflitto con i Paesi arabi del Golfo.

L’Iran ieri, contravvenendo alle promesse alle scuse di due giorni fa,  ha infatti lanciato droni contro il Bahrain. L’attacco di Teheran ha raggiunto l’impianto petrolifero di Al Ma’ameer. I video diffusi sui social mostrano l’incendio che divampa dopo il raid.

Fidarsi di quello che dice un regime terrorista è del tutto tempo perso. I terroristi capiscono una sola cosa: la loro eliminazione. Così è stato per l’ISIS e così dovrebbe essere per una banda di assassini fanatici che opprimono il loro popolo da decenni e ricattano il mondo.

L’attacco svoltosi all’alba di ieri ha ferito 32 civili a Sintra, in Bahrein. Quattro di loro sono in gravi condizioni, secondo quanto riportato dal Ministero della Salute, dalla Bahrain News Agency e AFP.

“L’attacco condotto da un drone iraniano contro la regione di Sitra ha ferito 32 civili, che vengono curati secondo i protocolli medici stabiliti. Tra loro ci sono quattro casi gravi, tra cui bambini che hanno richiesto un intervento chirurgico”, ha scritto il Ministero. Una ragazza di 17 anni ha riportato gravi ferite alla testa e agli occhi, e due bambini, di 7 e 8 anni, hanno riportato gravi lesioni agli arti inferiori, ha affermato il Ministero, aggiungendo che il più piccolo dei feriti aveva due mesi. L’Iran ha lanciato i suoi primi missili verso Israele, dopo la nomina della nuova guida suprema della Repubblica islamica, l’Ayatollah Mojtaba Khamenei.

In Kuwait un grattacielo ha preso fuoco a seguito di un attacco con un drone e in Arabia Saudita un attacco a un edificio residenziale nel governatorato di al-Kharj ha ucciso almeno due persone e ne ha ferite una dozzina, secondo la protezione civile di Riad.

Nella notte udite forti esplosioni a Doha

Gli attacchi di Teheran contro i paesi del Golfo sono un “pericoloso errore di calcolo. Non ci saremmo mai aspettati questo dal nostro vicino: abbiamo sempre cercato di mantenere buoni rapporti con l’Iran, ma le giustificazioni e i pretesti che stanno usando vengono completamente respinti”.

Lo sottolinea a SkyNews lo sceicco Mohammed bin Abdulrahman al Thani, parlando ai media per la prima volta da quando il Qatar è stato oggetto di ripetuti attacchi missilistici e di droni.

L’escalation rischia di destabilizzare la regione e di provocare onde d’urto nell’economia globale, ha aggiunto spiegando che una reazione militare non farebbe altro che aggravare la crisi e che la responsabilità di fare un passo indietro ricade su tutte le parti.

“Continuiamo a cercare di de-escalation. Sono i nostri vicini, è il nostro destino”. “È un grande senso di tradimento. Appena un’ora dopo l’inizio della guerra, il Qatar e altri Paesi del Golfo sono stati attaccati. Abbiamo chiarito che non avremmo preso parte ad alcuna guerra contro i nostri vicini”, ha aggiunto il premier del Qatar, un Paese che si è tradizionalmente posizionato come mediatore globale, in grado di parlare con tutti.

Il figlio dell’ayatollah Ali Khamenei, di fatto imposto dai Pasdaran, è rimasto ferito nei giorni scorsi, come è emerso ieri dopo la sua nomina a nuova Guida Suprema del Paese.

Mojtaba, 56 anni, secondo figlio del defunto ayatollah Ali Khamenei, era stato escluso da una lista di tre alti prelati che suo padre avrebbe identificato l’anno scorso, ma domenica è stato annunciato come suo successore dopo essere stato nominato dall’assemblea di 88 membri del regime.

Mojtaba è un religioso estremista e vendicativo ed è già sul punto di essere assassinato da Israele, dopo che quest’ultimo ha giurato di “eliminare” chiunque fosse succeduto al defunto ayatollah.

In un servizio sulla sua ascesa a Guida Suprema trasmesso dalla televisione di Stato iraniana, si parla di lui come di un ferito in guerra, con l’intento di costruirne un’immagine da eroe. Il conduttore lo descrive come “janbaz”, ovvero ferito dal nemico, nella “guerra del Ramadan”, che è il modo in cui i media iraniani si riferiscono all’attuale conflitto.

Il rapporto afferma inoltre che Mojtaba, che non è stato visto in pubblico dall’inizio della guerra, parla fluentemente inglese, ha completato corsi di psicologia ed è esperto di tecnologie moderne, scienze militari e questioni di sicurezza, nonché di principi politici e requisiti esecutivi del Paese.

Autore

  • Desina Novalis

    Segretaria di professione, detective per passione, ama far luce sui punti oscuri di cronaca, politica nazionale ed estera.

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