Aspettando il Woke 2
L’occasione è troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire, di soppiatto o in quattro e quattr’otto.
Sono qui, sulla riva del fiume da almeno dieci anni, ad aspettare che Il convitato di pietra, ovvero la statua, per mano a don Giovanni, si presenti al banchetto.
In specie de qua, trattasi dell’ideologia woke, di cui dice ora AOC (Alexandria Ocasio-Cortez): “Woke 1 was crazy”. Tradotto letteralmente: Woke 1 era pazzo.
Cosa sia stato o sia Woke 1 non è detto, è detto solo che fosse pazzo (altri significati possibili nel contesto di una frase: matto, folle, inaudito, squilibrato, stravagante, bizzarro, appariscente); e azzardo, in una prospettiva generalista o comunitaria, che woke 1 fosse pazzia, etc…
In Italia, l’ex premier Cinquestelle, Giuseppe Conte, ha rilanciato il tema, precisando, a suo modo di dire, che il woke è diventato una “religione morale autoreferenziale”. E che, quindi, prima non lo fosse e ora invece lo è diventato.
Ma cosa esattamente?
In primis, dice lui, una “religione morale”. E direi che potrebbe aiutarci qui Plutarco ad illustrare il significato recondito dell’espressione, se non fosse che dubitiamo dell’esatta intenzione e interpretazione datane dall’Autore de quo.
Comunque, in ordine alla religione degli antichi egizi, Plutarco dice: Nessun elemento irrazionale, favoloso o superstizioso, come alcuni credono, si è mai infiltrato nei loro riti; ma in alcuni di essi ci sono aspetti morali e pratici, in altri storici e fisici, con una certa ironia, come per esempio nel caso delle cipolle (Iside e Osiride, 8 E).
Dunque, ritornando al detto di Giuseppe Conte, potrebbe essersi trattato soltanto di “aspetti morali e pratici” e niente di “irrazionale, favoloso o superstizioso, come alcuni credono” e forse (???) hanno creduto; tali, ad esempio, che tra l’uomo e la donna non vi fosse differenza alcuna e tutti fossimo uguali e uno vale uno.
Aspetti morali e pratici non riscontrabili affatto nella realtà. Ma tutto ciò alla statua di don Giovanni, idolum theatri, poco evidentemente importava; importava, invece, che gli idola diventassero maggioranza politica e, se minoranza, consentissero in ogni caso il mantenimento del potere, salvo che finisse con il diventare “autoreferenziale”.
Perché, in concreto, per conquistare e mantenere il potere, in democrazia (o quel poco che comunque ne rimane) non basta tirare una riga e contare chi sta da una parte e chi sta dall’altra; occorre, invece, che chi ritenga di stare dalla parte giusta (o sbagliata che sia) sia in effetti maggioranza “reale” e non “fittizia” (altri significati possibili nel contesto di una frase: falsa, artificiale, immaginaria, etc.).
Woke 1 was crazy… E allora occorre pensare anche a un Woke 2… Evidentemente è questo ciò che ora immaginano i “finti pentiti” (citazione di Simone Lenzi) del woke.
Ma, hic et nunc, non c’è bisogno di scomodare Plutarco o Molière o altri, si tratterà di aspettare il nuovo Godot, che non arriverà questa sera, ma sicuramente domani.


Angelo Giubileo, filosofo, giurista, giornalista e scrittore. Si è occupato e si occupa principalmente della divulgazione e comprensione del pensiero di Parmenide.


