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Il potere della presenza

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Smettere di reagire a comando per iniziare a vivere davvero: come trasformare lo stress, il disordine e le relazioni di ogni giorno nella nostra più grande risorsa

Il rumore di fondo che fa da colonna sonora al nostro tempo è, ormai, assordante – oltre che cacofonico.

Tra notifiche continue, reazioni d’impulso sulle piazze digitali e discussioni piene di risentimento, si avverte la sensazione diffusa che la società stia esaurendo le proprie risorse cognitive ed emozionali.

In questo desolante panorama, del tutto privo di visioni capaci di orientare il futuro, la vera rivoluzione non può sorgere da teorie astratte né da slogan frutto di professionisti del marketing: serve un radicale cambio di postura individuale di fronte alla realtà.

Nel suo brano del 1983 Un’altra vita, Franco Battiato dipingeva con lucidità la condizione dell’uomo moderno: sfiancato dalla routine, dal traffico, innervosito da stop e semafori e, al rientro a casa, prostrato da “malesseri speciali”.

La sua diagnosi era brutale e senza appello: “Non servono tranquillanti o terapie […] non servono più eccitanti o ideologie: ci vuole un’altra vita”.

Battiato non invocava una fuga spirituale né una qualsivoglia anestesia per sopportare la routine imposta dalla modernità. Nel suo tipico stile iniziatico, intendeva rammentare che fintanto che la vita è reiterazione puramente meccanica, nessun palliativo esterno è in grado di salvarci: occorre innalzare il livello della nostra presenza e consapevolezza.

L’errore più comune è considerare gli imprevisti, le scadenze, le difficoltà in genere e le persone difficili come “interruzioni” della nostra serenità.

La prospettiva cambia radicalmente quando comprendiamo che l’attrito non è un problema da evitare, anzi: è materia prima utile alla nostra crescita.

Senza la resistenza dell’aria, nessun uccello volerebbe; senza le difficoltà del quotidiano, la nostra attenzione avrebbe la consistenza e l’utilità di un muscolo atrofizzato.

Per trasformare questa visione in un’operatività concreta, può essere giovevole allenare la mente attraverso tre piccoli, semplici esercizi pratici:

• Ciascuno di noi dispone, ogni giorno, di una quota limitata di energia vitale. Di fronte a un messaggio provocatorio, una situazione critica o un qualsiasi imprevisto, l’esercizio consiste nell’introdurre tre secondi di silenzio assoluto prima di agire. In quel breve spazio ci si disconnette dalla tirannia della rabbia, si interrompe l’inerzia meccanica della reazione e si sceglie, finalmente, un’azione, lucida, voluta, foss’anche l’opzione di non fare alcunché.

• Troppo spesso ascoltiamo gli altri solo per preparare la nostra replica o per giudicare, non certo per comprendere davvero il punto di vista dell’altro. Un esercizio di vera presenza consiste nel dedicare due minuti di attenzione totale al nostro interlocutore – in famiglia, sul lavoro, perfino sui social media – senza interrompere, senza formulare giudizi interni e rimanendo immobili e centrati nella propria respirazione.

• Rendere lo spazio esterno e le proprie responsabilità uno specchio di ordine interiore è un ottimo esercizio pratico. Eseguire un’azione ordinaria – dal riordinare la scrivania al rispettare con millimetrica puntualità un impegno preso, dal rassettare la cucina dopo un pasto al camminare – con totale aderenza al momento presente, trasformando il dovere in un atto volontario, un atto di dignità umana personale.

Ma, forse, questo non è un disagio che affligge solo l’uomo moderno. Già duemila anni fa, nel suo La brevità della vita, Seneca osservava che «Non abbiamo poco tempo, ma ne perdiamo molto».

Ciò che è certo è che, in qualsiasi epoca, sprecare la nostra sostanza vitale nella distrazione, in lamentele, nell’aggressività o rabbia significa rinunciare a vivere.

Non servono due esistenze distinte, una concreta e una spirituale. L’impegno più urgente a cui siamo chiamati oggi è riunire queste due dimensioni in un unico gesto responsabile.

Quando la capacità di restare svegli, presenti entra nell’operatività di tutti i giorni, la realtà smette di obbedire alla regia della meccanicità e si libera, diventa il terreno in cui forgiare un’intelligenza nuova e, di conseguenza, una qualità di vita decisamente migliore.

Autore

  • Mariarosaria Murmura

    Maria Rosaria MurmuraMariarosaria Murmura abita comunicazione e formazione come ponti verso l'essenziale, promuovendo una consapevolezza che attinge alle radici dell'umano. Autore di narrativa e saggi, dedica la sua ricerca alle Tradizioni e alle Vie iniziatiche, temi che approfondisce in seminari e conferenze.

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