Chi minaccia davvero la pace?
Leone XIV è un Papa bombarolo che vuole l’atomica per un Paese che foraggia il terrorismo. Non prendetemi per matto. Mica lo ho detto io. È stato Trump.
Anni fa si raccontava che il leader radicale Marco Pannella avesse sempre ragione, perché diceva tutto e il contrario di tutto. Una tecnica spesso utilizzata in politica. Ma oggi dall’altra parte dell’Atlantico qualcuno sta veramente esagerando.
Probabilmente non conosce la storia di Pierino e il Lupo, altrimenti la smetterebbe di fare l’altalena tra minacce e marce indietro con i dazi, le annunciate conquiste di Canada, Groenlandia e Canale di Panama.
La geopolitica non è un tavolo da poker. Assomiglia molto di più a una mano di briscola a quattro. Se non lo capisci, la certezza è che prima o poi finirai per non essere più ascoltato e rimarrai senza compagno di gioco.
La prova è arrivata ieri sera in diretta televisiva. Bruno Vespa, aprendo Porta a Porta, ha liquidato la faccenda con una sentenza che varrebbe più di cento editoriali: “Il solito attacco di Trump al Papa, ma ormai queste cose sono talmente grottesche che quasi non fanno più notizia… Francamente non si capisce dove voglia andare a parare.” E subito dopo è partito con il giallo di Garlasco.
Al “prestigioso” Salem News Channel il presidente degli Stati Uniti aveva dichiarato che il Papa “riterrebbe accettabile che l’Iran possedesse un’arma nucleare”. Testuale.
Peccato che Leone XIV avesse detto, testualmente, il contrario esatto: “La Chiesa da anni ha parlato contro tutte le armi nucleari. Non c’è alcun dubbio”.
Non una sfumatura distorta. Una falsificazione bella e buona. Ripetuta per la terza volta in tre settimane.
Lo stesso giorno, dallo Studio Ovale, quello stesso uomo pretendeva dall’Iran la resa incondizionata – “alzino bandiera bianca” – e ne liquidava l’esercito come un circo di soldatini ridotti a sparare “cerbottane”.
Toccherebbe chiedersi chi minacci davvero la pace: se sia il Papa che invoca il negoziato o il presidente che esige capitolazioni.
In ogni caso Leone ha messo una pietra tombale con sette parole: “Chi mi critica lo faccia con la verità”. Nessun insulto, nessun post social, nessun segretario di Stato spedito a incollare i cocci. Solo la verità.
Che dall’altra parte dell’Atlantico sembra essere merce rara quanto il buon senso, ammesso che qualcuno sappia ancora dove cercarla.
Pierino ha gridato “al lupo” una volta di troppo.






