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IL MEZZO BENE E IL MEZZO MALE

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di Vito Schepisi

L’articolo di Mario Sechi di ieri su Libero (“Sì, sono diversi e sono peggiori) innesca qualche riflessione più che nel merito (invece condivisibile), sulla genuinità ontologica delle espressioni.
E’ sbagliato parlare in termini di peggiori e migliori.
Fare una classifica dell’orrore è infatti un’impresa azzardata.
La domanda poi viene spontanea: migliore o peggiore di chi e di che?
Trovandosi nei salotti, magari seduti oziosamente in poltrona, dinanzi ad una casistica in crescendo di atteggiamenti censurabili, si potrebbe sostenere che un pensiero e un’azione sia più o meno raccapricciante di un’altra, e s’aprirebbe così una discussione con i diversi contributi degli astanti.
Non è però il modo scientifico per provare a stilare una classifica di merito dei protagonisti, in bene o in male, della storia, dell’attualità, del pensiero, ovvero della politica.
Posto che di “Migliore” in Italia s’è conosciuto solo un millantatore che parlava di “paradisi terrestri” nell’inferno sovietico, i migliori (in termini assoluti) non esistono.
Senza che si crei una sollevazione popolare, per essere migliori o peggiori si deve anche pensare di che o di chi.
E qua subito ci cascherebbe l’asino ideologico.
Non ci sarebbe più un campo di contesa, ma solo un alzare dei toni, un soffocare il pensiero degli altri e, come nei talk-show in Tv, una confusone incredibile.
A proposito di talk-show, non sarebbe meglio se si stabilisse che siano inutili?
E se si eliminassero su tutte le tv?
E se si sostituissero con interviste ai politici con domande e risposte, in tempi determinati, e complessivamente paritari tra maggioranza ed opposizione, senza eccezioni, come fanno negli USA in campagna elettorale?
Tornando al bene ed al male, mentre il primo, il bene, è una prerogativa monopolistica dell’etica religiosa, a cui, se si attribuisse l’attributo del male, verosimilmente, nel mondo terreno, si scatenerebbe un conflitto di civiltà, e non solo intellettuale, non resta che dire che sulla Terra di stabile e ricorrente esista solo il male.
E bisogna dire che è anche molto diffuso.
Tutti sono più o meno colpevoli di qualcosa, magari solo per non aver reagito sufficientemente alle menzogne o anche per aver sottovalutato i danni per le cose e per le persone in conseguenza degli atti disposti, o ancora per aver fatto ricorso alla violenza ideologica, se non per aver ceduto, per debolezza o per ambizione personale, al vizio e all’interesse privato.
Come si farebbe, però, tolto quello di rilevanza penale, a dire quale sia il male peggiore?
Se si è al top del male si è “feccia” in senso assoluto, ma “feccia” è difficile che si diventi.
Si è! E non c’è classifica che tenga!
Anche la lingua italiana non ammette che si sia (più) peggio.
Se ci soffermassimo sui nuovi fenomeni (nuovi si fa per dire) che stanno alimentando il degrado fisico e morale in Italia, delle due, l’una:
– o si è spietati ricercatori di beni e vantaggi da ottenere a costo delle umiliazioni e delle privazioni di altri;
– o ci si batte insieme a chi ha bisogno e li si sostiene con disinteresse, impegno e dedizione, soprattutto se sono stati vissuti gli stessi drammi.
“Tertium non datur”!
In Italia, però, prevalentemente, si preferisce stare nel mezzo con il “si, ma …” o col “però, se …”.
A parte l’ipocrisia, anche quest’atteggiamento non è solo l’anticamera del male, ma è anche la sua sfolgorante manifestazione.
C’è il male ed il bene, a seconda della virtuosità o meno dei comportamenti e non vi può essere un mezzo male o un mezzo bene.
Lungi sia, infatti, l’idea che se si faccia un mezzo male, l’altra mezza parte sia un mezzo bene.
Si potrebbe forse dire, ad esempio, che alla famiglia di Soumahoro sia applicabile la condizione d’una famiglia dedita al “mezzo bene”?
Passando all’altra osservazione di Sechi sulla moglie di quel signor tavolozza da pittore: l’influencer Ferragni che, stando alla cronaca, sembra che sia è scivolata su una sponsorizzazione ad un dolciume della tradizione natalizia (Natale 2022), ammantandolo d’iniziativa di beneficenza per i bambini in difficoltà, con relativa aggiunta di costo a carico dell’acquirente.
Peccato che poi stia emergendo, salvo abbaglio dell’antitrust (che ha multato la signora Ferragni per un milione di Euro) che “la beneficenza” sia stata solo per lei.
Si potrebbe parlare anche in questo caso di mezzo bene e di mezzo male?
Si potrebbe continuare a lungo a narrare episodi che, benché sconcertanti, navigano in una indifferenza diffusa: si pensi, ad esempio, all’associazione a delinquere che a Bruxelles ha visto coinvolti autorevoli personaggi della sinistra (italiani in prima fila) con i trolley pieni di euro.
Con quei “doni” il Qatar mirava a “comprare”, servendosi di politicanti d’accatto della sinistra italiana, un’immagine diversa da quella di regime oppressivo e irrispettoso dei diritti umani.
Forse, però, c’è un male peggiore … si chiama ipocrisia.

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