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Il giallo di Ceuta nel Mediterraneo bollente

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Ceuta

I molteplici moventi e autori

Nei gialli che si rispettino si cerca il movente e l’autore. Cosa e chi spinge migliaia di maghrebini a nuotare verso l’exclave spagnola di Ceuta?

I moventi sono molteplici.

Il primo è il disagio sociale di una giovane generazione di Marocchini e non solo, anche di Algerini e Subsahariani assiepati in Marocco in attesa dell’occasione giusta.

Il Regno vanta un discreto tasso di stabilità e una certa vocazione allo sviluppo industriale. Gli stabilimenti Renault sono un esempio e così la portualità con Tangeri in primo piano.

Non esporta solo i fosfati, in parte estratti nell’ex Sahara spagnolo, oggetto di disputa internazionale con l’Algeria e con il Fronte Saharawi.

Lo sviluppo indotto dalle agevolazioni pubbliche non è tale da assorbire l’eccedenza di manodopera, né basta l’indotto del turismo.

La spinta a emigrare resta alta, l’attrazione della Francia per la comunanza linguistica e della Spagna per la vicinanza geografica fanno il resto.

Gli autori sono egualmente molteplici.

Da una parte si collocano le autorità locali di polizia. Smentendo un comportamento di collaborazione con le autorità europee, e lautamente da queste compensato, hanno lasciato passare gli aspiranti nuotatori. A loro hanno persino indicato la rotta e suggerito che era il momento giusto.

La sentenza della Corte Suprema spagnola e la regolarizzazione da parte di Madrid di 500 mila immigrati irregolari di provenienza sudamericana sembravano il viatico per un’accoglienza meno arcigna.

Sbarchiamo a Ceuta, territorio spagnolo ma non continentale e dall’incerta collocazione nello Spazio Schengen, di là si aprono le porte d’Europa. La Spagna in prima battuta e poi la Francia e l’Italia. Nel nostro Paese la componente marocchina è alta e costituisce motivo di richiamo.

Si è detto di un piacere del Re Mohammed VI al Presidente Trump e al Primo Ministro Netanyahu. La propaganda MAGA si è impadronita del caso per affermare che Ceuta e Melilla sono residui coloniali da superare, che la politica migratoria del Governo Sánchez è di fatto un invito all’immigrazione illegale, che Madrid non ha lezioni da impartire all’Occidente (America e Israele) nella loro resistenza all’islamismo radicale quale rappresentato da Iran, Hamas, accoliti vari.

La Spagna ha riconosciuto lo Stato di Palestina, condiviso l’accusa di genocidio a Gaza, rifiutato agli Americani l’uso delle basi militari. Il “no” alla guerra di Sánchez gli ha procurato le simpatie del generico mondo pacifista e lo sdegno dei belligeranti. Nell’ennesima rappresentazione dello scontro fra sinistra e destra.

Che Rabat abbia inscenato la triste vicenda di migliaia di improvvisati nuotatori solo per compiacere i partner internazionali, è difficile da credere. Più agevole pensare che vi sia una convergenza di interessi fra Stati Uniti e Israele da una parte e Marocco dall’altra.

Washington appoggia il piano marocchino per la relativa autonomia dell’ex Sahara spagnolo, in contrasto con le posizioni algerine. Ad Algeri è stata la missione di Sanchez per incrementare gli acquisti di idrocarburi.

Nel 2020, il Marocco aderì agli Accordi di Abramo con il riconoscimento di Israele. Sulle crisi di Gaza e Iran mantiene un profilo basso in coerenza con quell’impegno diplomatico.

Il dato saliente è la capacità dei Paesi sud-orientali del Mediterraneo, che siano di origine o transito dei flussi migratori, di tenere sotto scacco l’Unione europea: ora con la minaccia di “aprire i rubinetti” (l’espressione cara alla Turchia riguardo ai profughi dalla Siria), ora con il via libera alla “marea verde” dal colore dell’Islàm (l’espressione cara a una precedente stagione marocchina e libica).

L’Unione reagisce con la fragilità dell’apparato istituzionale e l’incertezza delle dirigenze politiche.

L’Italia annuncia che eserciterà i controlli nello Spazio Schengen per i ressortissants dalla Spagna. Una ventina di delegazioni, non la Francia né il Portogallo, chiedono ed ottengono la convocazione di un Consiglio straordinario Giustizia e Affari Interni.

La lettera di avvio della procedura è dosata in maniera tale da: suonare l’allarme per l’invasione, criticare la supponenza della Spagna, promettere solidarietà alla stessa Spagna nel momento di difficoltà. Il Consiglio è in programma il 4 agosto.

Il fronte mediterraneo e mediorientale si fa sempre più caldo. Come se non bastasse l’anticiclone africano. Il termometro in Israele supera i 40 gradi mentre lo Stato si prepara all’escalation militare americana. Se Washington colpirà centrali elettriche e ponti in Iran, la Repubblica Islamica minaccia di colpire le infrastrutture del Leviathan, il principale giacimento petrolifero di Israele. Le conseguenze anche per l’ambiente sarebbero temibili.

Lo spin-off del conflitto interessa l’Arabia Saudita. La prudenza del Regno nel trattare l’affare iraniano cede di fronte ai colpi degli Houthi al traffico petrolifero nel Mar Rosso. Con Hormuz bloccato, la chiusura di Bab el-Mandeb sarebbe esiziale.

Riad partecipa agli attacchi americani alle postazioni sciite (filoiraniane) in Iraq. La guerra trilaterale USA – Israele-Iran si allarga su scala regionale.

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