L’ardente attaccamento ai desideri terreni e l’illusione della materialità
Negli ultimi due secoli e mazzo circa, la riscoperta del patrimonio vedico ha ricondotto gran parte dell’umanità, me compreso, al mito originario o culto della Grande Madre.
Così che, potremmo anche dire che: dato che tutte le vie portano all’Indo, allora di via resta soltanto una parola che “è”.
La Grande Madre, già nota in Occidente come Iside, rivela agli uomini le tre verità che dall’inizio “ci” appartengono.
La prima, riguarda il mistero di ogni cosa riguardante sia l’uno che il tutto.
La seconda riguarda la forma del molteplice, e cioè tutto ciò che è manifesto, e che è uno; ma non è il tutto, che comprende anche il non-manifesto.
La terza riguarda il divino, presente in tutto ciò che è sia manifesto che non-manifesto.
Il divino, pertanto, non è un ente ma l’intero essere che è e che, dice Heidegger, man-tiene tutti gli enti.
Riguardo alle diverse forme del divino che caratterizzano il molteplice, Alain Danielou individua la maggiore nel sesto principio, Bramosia. Letteralmente: Kama; che in India, così come in tanti altri miti dell’antichità, germoglia nel mito o nel culto del Fanciullo o Figlio miracoloso, il cui aspetto antropomorfo non deve ingannarci.
A Danielou si contrappone, ma solo riguardo all’azione divina che potrebbe manifestarsi in futuro, il pensiero di Mircea Eliade, così come sintetizzato in “Il sacro e il profano”, secondo cui “l’uomo moderno non sarà felice fin quando non avrà ucciso l’ultimo dio”.
In fondo, è sempre stata una storia che ha detto di noi uomini; e, pertanto, non è certo che si ripeta anche in futuro; e cioè che l’essere, come ha detto Heidegger, “mantenga anche in futuro l’essenza dell’uomo”.
Gli Autori di “Il mulino di Amleto”, Giorgio de Santillana e Hertha von Dechend, hanno rievocato un più antico mito dei Catlo’ltq della Columbia Britannica ai quali, di recente, ha fatto visita anche Francesco, il pontefice romano asceso al soglio prima di Leone XIV.
In estrema sintesi: un uomo aveva una figlia, che possedeva un arco e una freccia miracolosi. Se ne stava tutto il giorno a non far nulla, finché il padre la convinse a scagliare la freccia nel fondo dell’oceano e prendere il fuoco.
Il vecchio padre avrebbe voluto tenerselo per loro due soltanto, ma Cervo decise di rubarlo e di portarlo a tutti gli altri uomini.
Fino a ora (nunc), Agni è stato, qui (hic), quel fuoco, quel primo principio attivo che ha agito nella sfera della Grande Madre Terra (prithivi).
Cosa accadrà in futuro?
Il grande vecchio lascerà che Maya, Iside, Eva, insomma, la figlia miracolosa, viva pigramente e se ne stia tutto il tempo a dormire oppure la convincerà ad accendere un nuovo fuoco?!





