Destra e sinistra si rifiutano di ricostituire un modello a sovranità popolare
Chi è convinto che il disastro sia partito dalla Bolognina, chi sostiene che bisogna retrodatare tutto addirittura al 1978, con l’adesione allo SME o, quanto meno, al 1981, con la separazione tra Banca d’Italia e ministero del Tesoro.
Sia come sia, la socialdemocrazia è stata abbandonata da quella classe dirigente PCI che aveva passato un quarantennio a vantarsi (talvolta con buone ragioni) di aver contribuito a forgiare, sin dalla svolta di Salerno (anche ‘suggerita’ da Mosca ndr), non il comunismo sovietico ma, per l’appunto, una democrazia popolare avanzata.
Molto prima della caduta del muro, la classe dirigente ex PCI ha ritemprato la propria essenza e la propria direzione sull’ideologia del vincolo esterno (ignorando il Programma di Bad Godesberg (1959), la storica svolta con cui il Partito Socialdemocratico Tedesco- SPD- ha abbandonato ufficialmente l’ideologia marxista e l’obiettivo del superamento rivoluzionario del capitalismo, ridefinendosi come un partito popolare riformista e accettando l’economia di mercato ndr).
Per carità, anche la destra ha dato un enorme contributo alla disarticolazione del modello, tra privatizzazioni dei servizi essenziali, regionalizzazione, deregulation, eliminazione della tassazione progressiva, etc…
Hanno operato in tandem, spartendosi i compiti: la sinistra ha fatto ciò che la destra non avrebbe potuto fare, perché si sarebbe trovata contro il popolo di sinistra. A rivelare questo dato fu Gianni Agnelli.
Trent’anni fa eravamo la quarta potenza industriale al mondo, oggi siamo al disastro demografico, il Paese si è letteralmente suicidato e noialtri siamo costretti a certificare che almeno metà dell’elettorato persiste a vivere dentro un doppio equivoco: gli elettori di sinistra rimangono convinti che i loro eletti proveranno a tamponare le falle, a tenere in piedi stato sociale e redistribuzione, quelli di destra continuano a credere che i loro campioni difenderanno i piccoli commercianti, le partite IVA e il popolino faticatore dal rigorismo e dalle tasse dei “sinistri”.
Il modello socialdemocratico è una cosa seria, prevede che lo stato mantenga e implementi le leve legislative, monetarie e fiscali per codirigere l’economia a scapito della finanza.
Per contrastare i cartelli, i monopoli, la pirateria dei capitali esteri, per controllare i processi produttivi e cumulativi e indirizzarli alla redistribuzione, alla domanda interna, alle classi popolari, secondo il dettame della Costituzione.
L’ideologia del vincolo esterno ha spazzato via tutto e nessuno dei due poli che vi apprestate a votare ha la benché minima intenzione di ricostituire un modello a sovranità popolare.





