
Riferisce Vaticannews.va a proposito del recente viaggio in Oriente di Jorge Mario Bergoglio: “Francesco continua nel suo interrogare i giovani, ne loda la capacità di portare avanti il dialogo interreligioso, indica, incalzato dai ragazzi, che «tutte le religioni sono un cammino per arrivare a Dio», che nessuna è più importante di un’altra”.
Per Francesco, ci riferisce Vaticannews.va, le religioni sono «come diverse lingue, diversi idiomi, per arrivare lì. Ma Dio è Dio per tutti. E come Dio è Dio per tutti, noi siamo tutti figli di Dio»
“Francesco – ci riferisce Avvenire – loda la capacità dei giovani di dialogare. «Se cominciamo a dire ‘la mia religione è più bella e più vera della tua’ finiamo per litigare». Tutte le religioni invece «sono un cammino per arrivare a Dio, come delle diverse lingue». Ma “Dio è Dio per tutti. E noi siamo tutti figli di Dio»”.
Queste affermazioni trasformano il Dio dei cattolici in un Dio del globalismo e mettono in discussione, alla radice, lo stesso fondamento del cristianesimo cattolico, compiendo, così, l’opera di un papa giunto dalla fine del mondo per far finire la Chiesa cattolica apostolica romana e trasformarla in una delle tante sette protestanti o gnostiche, aperte alle esigenze del globalismo.
La Chiesa cattolica, dal latino ecclesiastico catholicus, a sua volta dal greco antico katholikós, dal significato di “universale”, è la Chiesa cristiana che riconosce il primato di autorità del vescovo di Roma, in quanto successore dell’apostolo Pietro.
Non solo, la Chiesa cattolica apostolica romana si regge sul dogma cristiano che Gesù, il Cristo, non è un profeta qualsiasi, ma il figlio di Dio, uno dei tre elementi della Trinità, che è fatta di “relazioni sussistenti”.
Gesù è Dio che si è incarnato tramite una donna e, pertanto, si è fatto pienamente uomo e la sua parola, essendo egli stesso parola (Logos), è conseguentemente la parola di Dio.
I Vangeli riportano quanto ha detto Gesù-Dio, sia pure nella trascrizione che ne è stata data da chi li ha compilati.
Dire che tutte le religioni sono un cammino per arrivare a Dio e che sono “come diverse lingue, diversi idiomi, per arrivare lì”, significa ridurre il cristianesimo e, in particolare, il cattolicesimo, ad una delle tante vie, eliminandone l’universalità.
Francesco, pertanto, è il conduttore di una delle tante possibili vie per arrivare a Dio e, in questa veste, non è cattolico, non è il Vicario di Dio in Terra, ma un predicatore di un Dio globalista.
Visto da chi cattolico non è e nemmeno cristiano, la cosa potrebbe anche andare bene.
Non è così per chi è cattolico. O, almeno, così non dovrebbe essere.
Che il Dio dei musulmani sia lo stesso di quello dei cattolici o degli ebrei lo lasciamo dire a qualche studioso sincretista, ma che lo dica il Papa cattolico è semplicemente un’affermazione senza senso.
Il fatto è che Jorge Mario Bergoglio, giunto probabilmente vicino alla fine del suo percorso, non si trattiene più e porta a compimento apertamente la sua missione di trasformazione della Chiesa cattolica apostolica romana in una setta protestante e gnostica e in una Ong.
Nel suo, ormai famoso, discorso tenuto nell’Aula Magna dell’Università di Regensburg
Martedì, 12 settembre 2006, Benedetto XVI (questo si un grande Papa cattolico), ebbe a dire della “deellenizzazione del cristianesimo”.
“La deellenizzazione – affermò Ratzinger – emerge dapprima in connessione con i postulati della Riforma del XVI secolo”. E aggiunse: “La teologia liberale del XIX e del XX secolo apportò una seconda onda nel programma della deellenizzazione: di essa rappresentante eminente è Adolf von Harnack. Durante il tempo dei miei studi, come nei primi anni della mia attività accademica, questo programma era fortemente operante anche nella teologia cattolica. Come punto di partenza era utilizzata la distinzione di Pascal tra il Dio dei filosofi ed il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe. Nella mia prolusione a Bonn, nel 1959, ho cercato di affrontare questo argomento e non intendo riprendere qui tutto il discorso. Vorrei però tentare di mettere in luce almeno brevemente la novità che caratterizzava questa seconda onda di deellenizzazione rispetto alla prima. Come pensiero centrale appare, in Harnack, il ritorno al semplice uomo Gesù e al suo messaggio semplice, che verrebbe prima di tutte le teologizzazioni e, appunto, anche prima delle ellenizzazioni: sarebbe questo messaggio semplice che costituirebbe il vero culmine dello sviluppo religioso dell’umanità. Gesù avrebbe dato un addio al culto in favore della morale. In definitiva, Egli viene rappresentato come padre di un messaggio morale umanitario. Lo scopo di Harnack è in fondo di riportare il cristianesimo in armonia con la ragione moderna, liberandolo, appunto, da elementi apparentemente filosofici e teologici, come per esempio la fede nella divinità di Cristo e nella trinità di Dio”.
Nasce da questa impostazione la declinazione, assai profana, di Gesù come il primo dei socialisti e come il protettore dei migranti.
Gesù non è più Dio, che porta un messaggio di salvezza anzitutto per le anime, ma un propagatore di norme morali buoniste.
Benedetto XVI, prosegue ed affronta la “terza onda della deellenizzazione che si diffonde attualmente. In considerazione dell’incontro con la molteplicità delle culture si ama dire oggi che la sintesi con l’ellenismo, compiutasi nella Chiesa antica, sarebbe stata una prima inculturazione, che non dovrebbe vincolare le altre culture. Queste dovrebbero avere il diritto di tornare indietro fino al punto che precedeva quella inculturazione per scoprire il semplice messaggio del Nuovo Testamento ed inculturarlo poi di nuovo nei loro rispettivi ambienti. Questa tesi non è semplicemente sbagliata; è tuttavia grossolana ed imprecisa. Il Nuovo Testamento, infatti, e stato scritto in lingua greca e porta in se stesso il contatto con lo spirito greco – un contatto che era maturato nello sviluppo precedente dell’Antico Testamento. Certamente ci sono elementi nel processo formativo della Chiesa antica che non devono essere integrati in tutte le culture. Ma le decisioni di fondo che, appunto, riguardano il rapporto della fede con la ricerca della ragione umana, queste decisioni di fondo fanno parte della fede stessa e ne sono gli sviluppi, conformi alla sua natura”.
Il messaggio del Nuovo Testamento non è “inculturabile” a piacimento, in quanto contiene concetti che si incardinano nella filosofia greca, che è la radice più significativa e potente dell’Occidente.
Benedetto XVI ricorda: “In principio era il logos, e il logos è Dio, ci dice l’evangelista. L’incontro tra il messaggio biblico e il pensiero greco non era un semplice caso. La visione di san Paolo, davanti al quale si erano chiuse le vie dell’Asia e che, in sogno, vide un Macedone e sentì la sua supplica: “Passa in Macedonia e aiutaci!” (cfr At 16,6-10) – questa visione può essere interpretata come una “condensazione” della necessità intrinseca di un avvicinamento tra la fede biblica e l’interrogarsi greco”. E aggiunge: “Oggi noi sappiamo che la traduzione greca dell’Antico Testamento, realizzata in Alessandria – la “Settanta” –, è più di una semplice (da valutare forse in modo addirittura poco positivo) traduzione del testo ebraico: è infatti una testimonianza testuale a se stante e uno specifico importante passo della storia della Rivelazione, nel quale si è realizzato questo incontro in un modo che per la nascita del cristianesimo e la sua divulgazione ha avuto un significato decisivo. Nel profondo, vi si tratta dell’incontro tra fede e ragione, tra autentico illuminismo e religione. Partendo veramente dall’intima natura della fede cristiana e, al contempo, dalla natura del pensiero greco fuso ormai con la fede, Manuele II poteva dire: Non agire “con il logos” è contrario alla natura di Dio”.
Con Bergoglio la deellenizzazione è arrivata alla decattolicizzazione e alla decristianizzazione, in quanto se una religione vale l’altra, è chiaro che Gesù detto il Cristo non è Dio incarnato, ma un profeta come tanti altri, che può anche aver detto cose egregie le quali, tuttavia, non sono la parola di Dio.
Con Bergoglio il Dio dei cristiani entra nel globalismo relativista che apre le porte a tutte le possibili interpretazioni del cammino verso il divino.
Niente di male, si potrebbe dire, se la tensione verso il divino è autentica e inducente l’essere umano a considerare la sua trinità di intelletto, anima e corpo, ma per fare queste affermazioni Bergoglio dovrebbe dimettersi dal Soglio di Pietro e farsi profeta di un Dio globalista, sincretico che nulla ha a che fare con quanto è andata predicando per secoli la Chiesa cattolica apostolica romana.
Se ogni religione è una via verso Dio, vuol dire che verso Dio ci conducono anche i seguaci di Ario, i quali sostenevano che Cristo non è Dio-Cristo, ma la prima delle creature e il modello di una morale umana perfetta. E che dire dei Valentiniani?
Antonio Quacquarelli, nell’introduzione al testo di Ireneo, tradotto da Enzo Bellini, “Contro le eresie” afferma: “Il Vecchio Testamento prometteva il Messia il Nuovo ha portato la legge di libertà con l’incarnazione del Cristo”.
La differenza di fondo, che un papa cattolico non può eludere, è cha la sua religione afferma di essere nata sulla base di una delega data ai suoi apostoli direttamente da Dio, incarnato nell’utero di una donna, Maria, e che questa incarnazione di Dio si chiama Gesù Cristo, il quale ha comunicato una serie di concetti, raccolti dai suoi apostoli, che nelle chiese sono continuamente riproposti come “parola di Dio”. Non solo. Il Papa dei cattolici non può dimenticare che la sua religione è quella in base alla quale Dio incarnato in Gesù Cristo ha fatto di Pietro il suo vicario in Terra e che lui è l’erede di Pietro.
Stando alla logica cattolica, se Dio avesse voluto che per giungere a lui qualsiasi via fosse percorribile, non si sarebbe incarnato in Gesù o, probabilmente, non solo in lui.
Le esternazioni di Bergoglio, che sembrano essere lanciate ad una sorta di dialogo pacifista buonista, di fatto non solo fanno del Dio dei cattolici il dio dei globalisti, ma aprono scenari che ripropongono antiche questioni.
Ireneo di Lione nel suo, “Contro le eresie”, ci riferisce di quanto affermano i Cainiti, setta gnostica cristiana.
Scrive Ireneo: “Altri ancora dicono che Caino deriva dal Principato superiore, e confessano che Esaù, Core e i Sodomiti e tutti i loro simili sono loro parenti; e per questo sono stati combattuti dal creatore, ma nessuno di loro è male accetto, perché la Sapienza strappava da loro per portarlo a sé ciò che c’era di suo proprio. Dicono che Giuda conobbe accuratamente queste cose e proprio perché egli solo conosceva la verità più degli altri, compì il mistero del tradimento. Per mezzo di lui dicono che si sono dissolte tutte le cose terrestri e celesti. Presentano tale invenzione chiamandola il Vangelo di Giuda. Ho già raccolto molti loro scritti, nei quali esortano a distruggere le opere di Istera. Chiamano Istera il creatore del cielo e della terra, e affermano che non si possono salvare altrimenti se non passando attraverso tutte le cose, come disse anche Carpocrate. E in ciascuno dei peccati o delle turpi azioni è presente un angelo e mentre le compie osa attribuire a lui le azioni audaci e impure e ciò che è in quell’azione lo esprimono con il nome dell’angelo, dicendo: «O angelo, io uso dell’opera tua; o Potenza, io compio la tua operazione!». E la scienza perfetta consiste appunto nell’intraprendere senza timore azioni tali che non è lecito neanche nominarle»”.
Anche questi portano a Dio?
Non è che dietro alle molteplici vie che portano a Dio ci siano anche quelle, ad esempio, di un certo gnosticismo delle élite attuali?
Non è che dietro alle logiche dei Cainiti si intravvedono le malattie delle élite del nostro tempo, alle quali è dato il viatico?
La Chiesa di Cristo pare essere arrivata ad un punto di svolta decisivo.
Bergoglio, con le sue esternazioni, sta contribuendo a farne una setta protestante, in parte gnostica, in gran parte relativistica. Niente a che vedere con la Cattedra di Pietro.





