La Sicilia al centro dell’Europa mediterranea e la proposta di De Luca del Governo di Liberazione per la Sicilia
Per troppo tempo il dibattito politico italiano ha osservato e, in verità, continua a osservare, il Mezzogiorno attraverso la lente dell’assistenzialismo, del ritardo economico o della marginalità geografica.
Una narrazione che ha finito per relegare il Sud, e la Sicilia in particolare, al ruolo di periferia di un Paese che continua a guardare prevalentemente verso il Nord Europa.
Eppure la storia racconta un’altra verità: la Sicilia non è mai stata una periferia, ma un centro, un ponte naturale tra continenti, culture e civiltà.
E tale collocazione risale sin dai tempi dell’Età del bronzo, come testimonia l’Odissea di Omero, riproposta – non molto fedelmente – da Christopher Nolan nel kolossal attualmente in tutte le sale cinematografiche del mondo.
Oggi, in un contesto globale profondamente mutato, caratterizzato dai nuovi punti di crisi energetici, dalle dinamiche migratorie, dalle sfide ambientali e dalla competizione geopolitica nel Mediterraneo, è necessario recuperare questa consapevolezza, per costruire una prospettiva di sviluppo moderna, concreta e profondamente europea.
In questo scenario il civismo rappresenta una risposta politica credibile.
Non un contenitore elettorale privo di identità, ma un metodo di governo fondato sulla partecipazione delle comunità, sulla competenza amministrativa, sulla valorizzazione dei territori e sulla capacità di mettere al centro gli interessi reali dei cittadini, superando le contrapposizioni ideologiche e le logiche di appartenenza.
Il civismo, soprattutto nel Mezzogiorno, assume una dimensione ulteriore: diventa uno strumento di riscatto territoriale.
Significa costruire istituzioni vicine alle persone, capaci di ascoltare i bisogni delle comunità locali e di trasformarli in politiche pubbliche efficaci.
Significa promuovere una classe dirigente che conosca il territorio e che sia in grado di dialogare con l’Europa senza complessi di inferiorità, non alimentando contrapposizioni territoriali, ma chiedendo pari opportunità di sviluppo.
Non si tratta, quindi, di rivendicare privilegi, bensì di riconoscere che investire nel Sud significa rafforzare l’intero sistema Paese.
E una visione meridionalista del XXI secolo non può limitarsi a denunciare il divario Nord – Sud. Deve invece proporre un nuovo paradigma di sviluppo nel quale il Mediterraneo torni ad essere il principale spazio strategico dell’Europa.
In questo quadro la Sicilia rappresenta l’asse naturale di una politica euromediterranea, come propone Cateno De Luca con il suo Governo di Liberazione per l’Isola, contro il “blocco sociale” che soffoca lo sviluppo civile.
Il blocco sociale regressivo non è per De Luca quello industriale-agrario descritto da Salvemini e Gramsci, al quale si sarebbero dovuti opporre i contadini meridionali o l’alleanza tra contadini del sud e proletariato industriale del nord.
Il nuovo blocco sociale regressivo in Sicilia è il coacervo di forze di varia provenienza sociale, che è cresciuto come un cancro alimentandosi della spesa pubblica, con gli echi delle analisi dello Svimez e di Pasquale Saraceno.
La posizione geografica della Sicilia la rende una piattaforma logistica di primaria importanza per i collegamenti tra Europa, Africa e Medio Oriente. I suoi porti possono diventare nodi fondamentali delle reti commerciali internazionali.
Le università e i centri di ricerca possono trasformarsi in laboratori di cooperazione scientifica e culturale tra le due sponde del Mediterraneo.
Il patrimonio storico e paesaggistico costituisce una risorsa unica per un turismo sostenibile e destagionalizzato, mentre il potenziale nel campo delle energie rinnovabili può contribuire alla sicurezza energetica europea.
Tutto questo richiede però una politica capace di programmare, attrarre investimenti e costruire relazioni internazionali stabili. È qui che il civismo può svolgere una funzione decisiva: riportare il governo dei territori nelle mani delle comunità, favorendo processi decisionali trasparenti, valorizzando le migliori competenze e creando reti tra amministrazioni locali, imprese, università e società civile.
E, infatti, De Luca propone una Sicilia più forte che renda più competitiva l’Italia e contribuisca a rendere l’Europa più presente nel Mediterraneo.
L’Unione Europea guarda sempre più al Mediterraneo come ad uno spazio decisivo per la sicurezza, l’approvvigionamento energetico, la cooperazione economica e la gestione delle grandi sfide globali.
In questo scenario la Sicilia può diventare il luogo dove queste politiche trovano applicazione concreta, trasformandosi da confine meridionale dell’Europa a suo autentico baricentro.
Il civismo, dunque, non è soltanto un modo diverso di amministrare. È una cultura politica che restituisce dignità ai territori, responsabilità alle istituzioni e protagonismo ai cittadini.
Per la Sicilia significa recuperare la propria vocazione storica di crocevia del Mediterraneo; per il Mezzogiorno significa tornare ad essere motore dello sviluppo nazionale; per l’Italia significa comprendere che il futuro del Paese passa inevitabilmente dal rilancio della sua dimensione mediterranea.
Il XXI secolo potrebbe essere il secolo del Mediterraneo, in una prospettiva di pace e cooperazione tra i popoli.
Se così sarà, la Sicilia non dovrà chiedere di essere messa al centro: dovrà semplicemente tornare ad occupare il posto che la geografia, la storia e la cultura le hanno sempre assegnato, come nella descrizione di Omero nell’XI Canto dell’Odissea “La verde isola Trinacria, dove pasce il gregge del sole”.


Maurizio Ballistreri, Ordinario ab. di Diritto del Lavoro Dipartimento di Scienze Politiche e Giuridiche dell'Università di Messina. Delegato della Rettrice dell'Università di Messina alle Relazioni sindacali. Direttore degli "Annali" della Facoltà di Economia dell'Università di Messina. Componente del Centro de Estudos, Jurídicos Económicos e Ambientais dell'Universidade Lusíada di Lisbona. Rank Full Teaching Professor International Academy of Social Sciences of Catholic University of New Spain, Florida, USA. Presidente Istituto di Studi sul Lavoro, Roma.


