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IL CENTRO SOCIALE E IL GIOCO DEL BATTERIO

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Il gioco del batterio.
Un’”Esperienza” ecco come ho sentito definire Akatasuna, il centro sociale occupato che in questi giorni è stato sgomberato con trent’anni di ritardo.

 

È finito il gioco praticamente. Ma il gioco si sa che è bello quando dura poco e trent’anni secondo me avrebbe stroncato il gamer più incallito.
Il gioco qual era?
Era questo: facciamo che vivi in una democrazia che ti garantisce diritti e libertà. Questo non toglie che tu non ti senta sensibilizzato verso le minoranze e verso situazioni sociali dove questi diritti e libertà non sono ancora garantiti.
Per questo, siccome siamo in una democrazia, è previsto che ogni cittadino possa esprimersi liberamente e assieme con altri riunirsi in partiti che lo rappresentano politicamente e danno voce alle sue istanze di nuovi diritti e garanzie.
Ma il gioco è simulare che non è vero che viviamo in una democrazia. Facciamo finta che invece questa è una democrazia solo di facciata e in realtà viviamo in un regime fascista mascherato.
Allora ci si riunisce ma non in un partito (troppo novecentesco) o in un’associazione culturale (troppo radical chic), ma in un centro sociale occupato.
Perché il primo segnale dev’essere: “noi si fa il cazzo che ci pare e ce ne fottiamo di pagare affitti o di rendere conto al o ai proprietari dell’immobile!” Oppure possiamo definire tutto questo: “un’esperienza!”
Che è un modo di intendere la democrazia che già fa capire tante cose.
Dentro questo centro sociale si vivono infatti delle “esperienze” normalmente negate al difuori.
Quindi ok per i corsi di teatro, i concerti, i workshop sulla terracotta, i fiori di bach e i convegni contro il patriarcato ma li soprattutto sei libero di dedicarti a fomentare e celebrare il terrorismo palestinese e a organizzare la prossima manifestazione antisemita.
Il gioco consiste semplicemente nell’andare avanti così il più a lungo possibile.
Fino a quando non la fai fuori dal vaso, nello specifico entri nella redazione di un giornale e la distruggi perché colpevole di non aver sostenuto il terrorismo palestinese con lo stesso entusiasmo con cui lo si sostiene nella piazza imbecille mentre si grida: “Dal fiume Giordano fino al mar Mediterrano e cioè, in tutto quel territorio dove c’è la democrazia israeliana vogliamo che questa nazione scompaia, possibilmente che venga trucidata dai palestinesi che giustamente pensano di mettere al loro posto qualcosa di meglio, cioè un califfato teocratico criminale, illiberale, e discriminatorio fondato sulla legge coranica e sull’odio.” (In realtà quelllo che si grida in queste manifesazioni sono frasi più riassuntive ma il senso è questo).
Ora in questi centri sociali si è sempre fatto questo gioco, si coltiva l’ignoranza e l’approssimazione a tutti i livelli ma si sta tutti assieme e ci si diverte e poi la consapevolezza di essere “contro il sistema” o che li dentro le leggi delllo stato non entrano e entra invece la propaganda terrorista, le canne e l’imbecillità ti da sempre un brivido come se fossi parte di un movimento rivoluzionario.
Solo che i rivoluzionari di solito lottavano contro l’oppressione e non manifestavano perché l’oppressione venisse messa in atto ma qui si entra in discorsi complicati.
Purtroppo però devastare sedi di giornali non è come spaccare le vetrine delle banche in centro.
Abbattere una banca è un’espressione contro il capitalismo. Abbattere una redazione di un giornale è un’espressione contro la libertà di parola, e anche se si vive in quello che secondo gli occupanti sociali del centro sociale si pensa che sia un regime fascista, capita che sulla libertà di parola siamo tutti piuttosto sensibili.
Dovrebbe esserlo anche la sinistra ma oggi come oggi la sinistra preferisce stare dalla parte di chi la libertà di parola la garantisce più che altro agli imam che pretendono la libertà di parola per ricordarti che il sette ottobre è stato un giusto atto di resistenza.
Mi chiedo a volte se prima o poi la sinistra non sdoganerà pure la strage delle fosse Ardeatine o quella di Sant’Anna di Stazzena come legittima espressione di libertà del popolo tedesco che rivendicava solo un posto al sole dopo che generazioni di barbari mediterranei gliel’avevano negato.
Ad ogni modo quando la fai troppo grossa nel gioco del centro sociale capita che perdi tutto.
Quindi se vuoi continare a fare propaganda terrorista te la organizzi in salotto.
Se vuoi fare il workshop contro il patriarcato colonialista dove hai pure invitato l’imam che ti spiega quanto è bella la sharia da loro la fai su Zoom.
Se vuoi fare il covegno antisemita dove inviti qualche intellettuale antisemita a fare propagada antisemita la fai su whtasapp o al limite accedi La7 e te la guardi, e così via.
Ma è probabilmente fisiologico che una società liberale come la nostra produca anche questi batteri che non riesce a metabolizzare del tutto e deve in qualche modo tollerare perché alla fine sono ineliminabili e per assorbirli a tutti i costi non puoi imbombarti di antibatterici da cavallo che poi svieni.
E quindi se sei una cellula sana ti tocca sopportare il batterio.
Se sei un batterio ringrazi della possibilità che ti è stata data di fare casino e lo fai.
Quindi il gioco ricomincerà da qualche altra parte prima o poi.
Verrà occupato qualche condominio sfitto e lo chiameranno in qualche altro modo:
“Centro sociale martiri di Al-Aqsa” forse.
Oppure: “Centro sociale occupato Marwan Barghouti!”
E da li ricomincerà il teatrino del sostenere il terrorismo e la coltivazione dell’odio antisemita da una parte e organizzare manifestazioni con fuochi da stadio e vetrine spaccate dall’altra.
E poi ad una certa si esce e si torna a casa che domani si deve andare a scuola e interroga su diritto e non possiamo fare tardi.

Autore

  • Redazione

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