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Il cancro della NATO è un tropico

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Tropico del Cancro

Se se ne vanno gli USA è la fine dell’Alleanza

La Nato è sotto pressione da parte degli Stati Uniti ed è in cerca di un’identità, come ho tentato di spiegare ieri nell’articolo NATO in confusione senza un piano C

Il segretario di Stato Usa, Marco Rubio, in una recente intervista alla TV satellitare al-Jazeera ha affermato di voler rimettere in discussione il rapporto tra NATO e USA, con gli Stati Uniti che “riesamineranno” la relazione con l’Alleanza una volta terminata la guerra contro l’Iran.

“Sono sempre stato – ha detto Rubio all’emittente – un grande sostenitore della Nato e una delle ragioni è che credo che questi ‘diritti’ (‘basing rights’, accordi sulle basi) ci diano una leva e flessibilità a livello di capacità operativa nel mondo. Ma se la NATO serve solo a difendere l’Europa in caso di attacco, negandoci poi i ‘basing rights’ quando ne abbiamo bisogno, non è un ottimo accordo”.

Per il segretario di Stato USA, infatti, “è difficile continuare a farne parte e dire che è positivo per gli Stati Uniti. Quindi tutto questo andrà rivalutato. Tutto dovrà essere riesaminato”.

È chiaro come il sole che gli Stati Uniti intendono la Nato come base di proiezione di potenza, ma qualsiasi discussione sull’Alleanza Atlantica deve tener conto dello Statuto fondativo, che ne determina le regole di fondo.

Tutti straparlano dell’articolo 5 che ci manderebbe in guerra tutti quanti se un Paese NATO venisse attaccato, ma nessuno si è mai peritato di andare oltre e (ammesso che si sia letto l’articolo 5 per quello che è), di leggersi anche l’articolo 6: “Agli effetti dell’art. 5, per attacco armato contro una o più delle parti si intende un attacco armato: contro il territorio di una di esse in Europa o nell’America settentrionale, contro i Dipartimenti francesi d’Algeria -, contro il territorio della Turchia o contro le isole poste sotto la giurisdizione di una delle parti nella regione dell’Atlantico settentrionale a nord del Tropico del Cancro; contro le forze, le navi o gli aeromobili di una delle parti, che si trovino su questi territori o in qualsiasi altra regione d’Europa nella quale, alla data di entrata in vigore del presente Trattato, siano stazionate forze di occupazione di una delle parti, o che si trovino nel Mare Mediterraneo o nella regione dell’Atlantico settentrionale a nord del Tropico del Cancro, o al di sopra di essi”.

Il Tropico del Cancro è il parallelo situato a circa 23° 26’ 11’’ a nord dell’equatore e la Nato non è operativa al di sotto di questo parallelo.

Se l’Angola decidesse di invadere l’Isola di Sant’Elena che è inglese, il Trattato non sarebbe operativo, in quanto l’isola è sotto l’Equatore, nella parte sud del pianeta.

Lo stesso dicasi per le isole Hawaii. Questo significa che in caso di un’altra Pearl Harbour nessuno degli alleati degli americani avrebbe il dovere di intervenire a supporto degli Stati Uniti d’America.

Gli USA sostengono l’art.4 potrebbe intervenire in soccorso all’arcipelago poiché prevede che “le parti possano consultarsi qualora, secondo qualcuna di loro, l’integrità territoriale, l’indipendenza politica o la sicurezza di alcune delle parti è minacciata”.

Aprire il Vaso di Pandora dei territori insulari genererebbe il caos, in quanto molti membri possiedono appendici della propria sovranità al di fuori del perimetro del Nord Atlantico.

Un esempio che conferma quanto affermato è avvenuto nel 1982, quando nella guerra delle Falkland la Nato restò a guardare, in quanto il conflitto si svolse nelle acque dell’Atlantico meridionale e, sebbene riguardasse un Paese come l’Inghilterra, l’Alleanza non vi prese parte.

Ovviamente, in base al Trattato, non potrebbero entrare nella Nato Paesi che sono al di sotto del Tropico del Cancro, come, ad esempio, l’Australia.

Il limite operativo delle basi NATO, pertanto, è quello definito dal Tropico del Cancro. Punto e a capo.

È chiaro che se gli USA intendono usare le basi NATO come appoggio alla loro proiezione di potenza il Trattato va riscritto.

Ci si chiede, da varie parti, se e come sia possibile abbandonare l’Alleanza. Basta leggere l’articolo 13 il quale recita: “Trascorsi vent’anni dall’entrata in vigore del Trattato, una parte può cessare di esserne membro un anno dopo che la sua notifica di denuncia sia stata depositata presso il governo degli Stati Uniti d’America, che informerà i governi delle altre parti del deposito di ogni notifica di denuncia”.

Ora il Governo degli Stati Uniti, nel caso volesse abbandonare l’Alleanza Atlantica, dovrebbe informare sé stesso, il cui “sé stesso” informerebbe gli altri stati appartenenti che gli States se ne vanno.

Dimessisi dalla Nato gli Usa, dove si depositeranno le eventuali dimissioni di altri Stati?

È chiaro che si renderebbe necessario rivedere il Trattato.

Non solo. L’articolo 10 afferma: “Le Parti potranno decidere all’unanimità di invitare ogni altro Stato Europeo di adottare le norme del presente Trattato, contribuendo così alla sicurezza dell’area nord atlantica. Gli Stati così invitati potranno diventare Parte del presente Trattato depositando i propri strumenti di adesione presso il Governo degli Stati Uniti d’America. Il Governo degli Stati Uniti d’America informerà tutte le Parti di tale deposito”.

E se il Governo degli Stati Uniti non c’è più a chi ci si deve rivolgere per depositare gli atti?

Appare chiaro che l’uscita degli Usa non fa sì che gli Stati aderenti si riorganizzino, ma apre un vuoto che non significa altro che lo scioglimento della Nato stessa.

Del resto un Trattato non è stato stilato da Dio (l’unico di cui si ha conoscenza è contenuto nelle tavole dei dieci comandamenti) ed ha un’origine dettata da una situazione storica, cassata la quale il trattato può anche decadere.

Infine c’è una domanda attualissima: chi è il nemico?

La Russia, a quanto pare, nella percezione degli Usa non lo è più e, comunque, la recente storia del conflitto ucraino ha dimostrato che Mosca, impantanata nel Donbass da quattro anni, non avrebbe la possibilità, anche se lo volesse, di invadere l’Europa, come qualche anima bella va continuamente blaterando.

Dove stanno le criticità? Anche questo è un bel passaggio da definire, perché, come ha detto a chiare lettere Rubio, se l’unico scopo della Nato è difendere gli Stati europei gli Usa non sono più disponibili.

Questa la realtà. Il resto fa parte delle ciance alle quali ci hanno abituato leader europei che, a quanto pare, non hanno mai fatto lo sforzo di arrivare a leggere oltre l’articolo 5, il quale, peraltro, non prevede alcuna automaticità di intervento militare.

 

Trattato Nord Atlantico

Washington DC, 4 aprile 1949

Gli Stati che aderiscono al presente Trattato riaffermano la loro fede negli scopi e nei principi dello Statuto delle Nazioni Unite e il loro desiderio di vivere in pace con tutti i popoli e con tutti i governi. Si dicono determinati a salvaguardare la libertà dei loro popoli, il loro comune retaggio e la loro civiltà, fondati sui principi della democrazia, sulle libertà individuali e sulla preminenza del diritto. Aspirano a promuovere il benessere e la stabilità nella regione dell’Atlantico settentrionale. Sono decisi a unire i loro sforzi in una difesa collettiva e per la salvaguardia della pace e della sicurezza. Pertanto, essi aderiscono al presente Trattato Nord Atlantico:

Articolo 1

Le parti si impegnano, come stabilito nello Statuto delle Nazioni Unite, a comporre con mezzi pacifici qualsiasi controversia internazionale in cui potrebbero essere coinvolte, in modo che la pace e la sicurezza internazionali e la giustizia non vengano messe in pericolo, e ad astenersi nei loro rapporti internazionali dal ricorrere alla minaccia o all’uso della forza assolutamente incompatibile con gli scopi delle Nazioni Unite.

Articolo 2

Le parti contribuiranno allo sviluppo di relazioni internazionali pacifiche e amichevoli, rafforzando le loro libere istituzioni, favorendo una migliore comprensione dei principi su cui queste istituzioni sono fondate, e promuovendo condizioni di stabilità e di benessere. Esse si sforzeranno di eliminare ogni contrasto nelle loro politiche economiche internazionali e incoraggeranno la cooperazione economica tra ciascuna di loro o tra tutte.

Articolo 3

Allo scopo di conseguire con maggiore efficacia gli obiettivi del presente Trattato, le parti, agendo individualmente e congiuntamente, in modo continuo ed effettivo, mediante lo sviluppo delle loro risorse e prestandosi reciproca assistenza, manterranno e accresceranno la loro capacità individuale e collettiva di resistere ad un attacco armato.

Articolo 4

Le parti si consulteranno ogni volta che, nell’opinione di una di esse, l’integrità territoriale, l’indipendenza politica o la sicurezza di una delle parti fosse minacciata.

Articolo 5

Le parti convengono che un attacco armato contro una o più di esse in Europa o nell’America settentrionale sarà considerato come un attacco diretto contro tutte le parti, e di conseguenza convengono che se un tale attacco si producesse, ciascuna di esse, nell’esercizio del diritto di legittima difesa, individuale o collettiva, riconosciuto dall’art. 51 dello Statuto delle Nazioni Unite, assisterà la parte o le parti così attaccate intraprendendo immediatamente, individualmente e di concerto con le altre parti, l’azione che giudicherà necessaria, ivi compreso l’uso della forza armata, per ristabilire e mantenere la sicurezza nella regione dell’Atlantico settentrionale. Ogni attacco armato di questo genere e tutte le misure prese in conseguenza di esso saranno immediatamente portate a conoscenza del Consiglio di Sicurezza. Queste misure termineranno allorché il Consiglio di Sicurezza avrà preso le misure necessarie per ristabilire e mantenere la pace e la sicurezza internazionali.

Articolo 6 (1)

Agli effetti dell’art. 5, per attacco armato contro una o più delle parti si intende un attacco armato:

– contro il territorio di una di esse in Europa o nell’America settentrionale, contro i Dipartimenti francesi d’Algeria (2), contro il territorio della Turchia o contro le isole poste sotto la giurisdizione di una delle parti nella regione dell’Atlantico settentrionale a nord del Tropico del Cancro;

– contro le forze, le navi o gli aeromobili di una delle parti, che si trovino su questi territori o in qualsiasi altra regione d’Europa nella quale, alla data di entrata in vigore del presente Trattato, siano stazionate forze di occupazione di una delle parti, o che si trovino nel Mare Mediterraneo o nella regione dell’Atlantico settentrionale a nord del Tropico del Cancro, o al di sopra di essi.

Articolo 7

II presente Trattato non pregiudica e non dovrà essere considerato in alcun modo lesivo dei diritti e degli obblighi derivanti dallo Statuto alle parti che sono membri delle Nazioni Unite o la responsabilità primaria del Consiglio di Sicurezza per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionali.

Articolo 8

Ciascuna parte dichiara che nessuno degli impegni internazionali attualmente in vigore tra essa e un’altra parte o uno siano terzo è in contraddizione con le disposizioni del presente Trattalo e si obbliga a non sottoscrivere alcun impegno internazionale in contrasto con questo Trattato.

Articolo 9

Con la presente disposizione le parti istituiscono un Consiglio, nel quale ciascuna di esse sarà rappresentata per esaminare le questioni relative all’applicazione di questo Trattato. Il Consiglio sarà organizzato in maniera tale da potersi riunire rapidamente in qualsiasi momento. Il Consiglio costituirà quegli organi sussidiari che potranno essere necessari; in particolare istituirà immediatamente un Comitato di difesa che raccomanderà le misure da adottare per l’applicazione degli articoli 3 e 5.

Articolo 10

Le parti possono, con accordo unanime, invitare ad aderire a questo Trattato ogni altro Stato europeo in grado di favorire lo sviluppo dei principi del presente Trattato e di contribuire alla sicurezza della regione dell’Atlantico settentrionale. Ogni Stato così invitato può divenire parte del Trattato depositando il proprio strumento di adesione presso il governo degli Stati Uniti d’America. Il governo degli Stati Uniti d’America informerà ciascuna delle parti del deposito di ogni strumento di adesione.

Articolo 11

Questo Trattato sarà ratificato e le sue disposizioni saranno applicate dalle parti conformemente alle loro rispettive norme costituzionali. Gli strumenti di ratifica saranno depositati appena possibile presso il governo degli Stati Uniti d’America, che notificherà a tutti gli altri firmatari l’avvenuto deposito di ciascuno strumento di ratifica. Il Trattato entrerà in vigore tra gli Stati che lo hanno ratificato non appena le ratifiche della maggioranza dei firmatari, incluse le ratifiche di Belgio, Canada, Francia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Regno Unito e Stati Uniti saranno state depositate ed entrerà in vigore nei confronti degli altri Stati dalla data del deposito delle loro ratifiche (3).

Articolo 12

Dopo dieci anni dall’entrata in vigore del Trattato, o in ogni momento successivo, le parti, se una di esse lo richiede, si consulteranno allo scopo di sottoporre a revisione il Trattato, prendendo in considerazione i fattori che a quel momento potranno influire sulla pace e sulla sicurezza nella regione dell’Atlantico settentrionale, ivi compreso lo sviluppo di accordi sia globali che regionali conclusi conformemente allo Statuto delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionali.

Articolo 13

Trascorsi vent’anni dall’entrata in vigore del Trattato, una parte può cessare di esserne membro un anno dopo che la sua notifica di denuncia sia stata depositata presso il governo degli Stati Uniti d’America, che informerà i governi delle altre parti del deposito di ogni notifica di denuncia.

Articolo 14

II presente Trattato, i cui testi inglese e francese sono egualmente autentici, sarà depositato negli archivi del governo degli Stati Uniti d’America. Copie debitamente autenticate saranno trasmesse da questo governo ai governi degli altri Stati firmatari.

Note

1 Modificato dall’art. 2 del Protocollo di adesione di Grecia e Turchia al Trattato Nord Atlantico (22 ottobre 1951).

2 Il 16 gennaio 1963 il Consiglio Atlantico ha preso atto che tutte le disposizioni del Trattato Nord Atlantico concernenti gli ex-Dipartimenti francesi di Algeria sono decadute a decorrere dal 3 luglio 1962.

3 II Trattato è entrato in vigore il 24 agosto 1949, dopo che tutti gli Stati firmatari ebbero depositato i loro strumenti di ratifica.

 

 

 

 

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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