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IL BUREVESTNIK, LA NUOVA ARMA RUSSA CHE VUOLE SPAVENTARE

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Il “Burevestnik” e la nuova frontiera della deterrenza russa: rivoluzione militare o messinscena politica?

Mosca ha annunciato il 26 ottobre 2025 il successo del test del missile da crociera a propulsione nucleare 9M730 “Burevestnik”, soprannominato in Occidente Skyfall. Secondo il Cremlino, il vettore ha volato per 15 ore coprendo 14.000 chilometri, dimostrando una portata «virtualmente illimitata» e la capacità di cambiare rotta in volo per eludere ogni difesa.

Dietro la proclamata innovazione tecnologica, però, si nasconde un messaggio politico ben più profondo: la Russia vuole mostrare di poter ancora sorprendere il mondo militare e di restare una potenza strategica globale.

Sul piano tecnico, il Burevestnik utilizza un mini-reattore nucleare che scalda l’aria per generare spinta, permettendo lunghi tempi di volo. Un concetto teoricamente rivoluzionario ma estremamente rischioso: miniaturizzare un reattore nucleare in un missile subsonico significa affrontare sfide enormi in termini di affidabilità, sicurezza e gestione radiologica.

L’incidente di Nyonoksa del 2019 che causò vittime e contaminazione resta un monito eloquente. Dal punto di vista operativo, il vantaggio è soprattutto psicologico. Se davvero funzionante, il missile potrebbe aggirare i radar e colpire qualsiasi obiettivo sul pianeta. Ma la sua reale efficacia dipenderebbe da fattori ancora incerti: il numero di unità dispiegabili, la loro sicurezza e la possibilità di mantenerle operative.

In caso contrario, il Burevestnik resta una vetrina propagandistica utile a riaffermare il peso politico di Mosca più che una svolta militare concreta. Per Washington, l’arma rappresenta una sfida simbolica, non un ribaltamento strategico: gli Stati Uniti mantengono la superiorità nella triade nucleare e nelle capacità spaziali e cyber.

Per Pechino, si tratta di un esperimento interessante, ma marginale rispetto alla propria corsa su missili ipersonici e deterrenza regionale.

Per l’Europa, invece, la novità accentua la percezione di vulnerabilità e spinge verso una più stretta integrazione delle difese NATO e una maggiore autonomia strategica.

L’introduzione di un’arma nucleare non convenzionale aumenta l’ambiguità strategica. Un incidente radiologico o un lancio mal interpretato potrebbe scatenare reazioni incontrollabili in un clima di tensione già elevato.

Il Burevestnik è oggi, più che altro, uno strumento politico travestito da innovazione militare. Un segnale di forza destinato a ricordare all’Occidente che Mosca rimane un attore imprevedibile. Per gli avversari, la risposta non sarà solo militare ma anche informativa e diplomatica: servono maggiore sorveglianza globale, cooperazione alleata e analisi indipendenti per distinguere la realtà tecnica dalla retorica del Cremlino.

In ultima analisi, la vera potenza del Burevestnik non sta nella sua testata, ma nella sua narrativa quella di una Russia che, nonostante tutto, vuole continuare a far paura.

Autore

  • Redazione

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