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I VOLONTEROSI TRASFORMERANNO L’UCRAINA IN UN PORCOSPINO D’ACCIAO

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Non solo “volonterosi”, ma “risoluti” e “determinati”. In un profluvio di aggettivazioni, l’armata guidata da Keir Starmer e da Emmanuel Macron (ops! no, scusate) da Emmanuel Macron e da Keir Starmer, l’esercito dei Volonterosi (alias risoluti, alias determinati) afferma di avere completato la preparazione delle garanzie di sicurezza per l’Ucraina.

Come riferisce Ukrainska Pravda è stato il presidente francese Emmanuel Macron, mercoledi, ad annunciare che i partner avevano completato il lavoro svolto dai leader militari dopo il vertice della Casa Bianca sull’Ucraina a metà agosto. “Grazie al contributo preparato, documentato e confermato questo pomeriggio a livello di ministri della Difesa nel più stretto segreto – ha affermato mercoledi Macron – possiamo ora dire: questo lavoro è completo e pronto per l’approvazione politica”.

Un quadro delle decisioni prese ieri a Parigi dalla riunione dei leader che fanno parte della Coalizione dei Volonterosi, lo ha fornito la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, la quale ha affermato: “Oggi ero a Parigi, dove si è appena svolto l’incontro della Coalizione dei Volenterosi. Abbiamo discusso delle garanzie di sicurezza per l’Ucraina. È stato un incontro cruciale, perché sappiamo tutti che in gioco ci sono il futuro e la sicurezza dell’intero nostro continente. Oggi c’erano determinazione, ma anche risultati concreti. I leader hanno approvato il lavoro dei loro capi di stato maggiore e dei ministri della difesa”.

“La prima e più solida linea di garanzie di sicurezza sono delle forze armate ucraine forti e senza restrizioni. Dobbiamo trasformare l’Ucraina in un porcospino d’acciaio, indigeribile per aggressori presenti e futuri. Questo significa forze armate permanenti forti, ben equipaggiate e moderne. Le nostre industrie della difesa stanno accelerando la cooperazione per rendere tutto ciò possibile. L’Europa continuerà ad addestrare i soldati ucraini. Quasi 90.000 sono già stati addestrati. E ci siamo impegnati a fare di più”.

“Il secondo livello delle garanzie di sicurezza – ha aggiunto la von der Leyen – sono le forze di rassicurazione, inclusa la presenza di un sostegno statunitense. Oggi 26 Paesi si sono impegnati a formare una forza di rassicurazione, nel contesto di un cessate il fuoco o di un accordo di pace. 26 Paesi pronti a dispiegare forze a terra, in aria o in mare. Questo dovrebbe contribuire a garantire una pace duratura e scoraggiare future aggressioni”.

“La terza garanzia di sicurezza – ha proseguito la von der Leyen – è una postura di difesa europea forte e credibile. Abbiamo bisogno di un incremento negli investimenti per la difesa. Perciò è una buona notizia che Safe, il nostro fondo per la difesa da 150 miliardi di euro, sia stato interamente sottoscritto, con la partecipazione di 19 stati membri. La maggior parte di essi non investirà solo nelle proprie basi industriali per la difesa, ma anche in quelle dell’Ucraina. Questo crea posti di lavoro in Europa. La nostra risposta strutturale a lungo termine sugli investimenti per la difesa è il nostro nuovo bilancio europeo. Abbiamo lo sguardo rivolto al 2030. Quello è il nostro orizzonte di prontezza.

“Il mio ultimo punto – ha infine detto la von der Leyen – riguarda la fine dello spargimento di sangue. Le nostre sanzioni sono un forte incentivo per la Russia ad abbandonare il campo di battaglia e sedersi al tavolo dei negoziati. Vogliamo la pace per l’Ucraina”.

Non bisogna dimenticare che non più tardi di qualche giorno fa il ministro della Difesa tedesco aveva ricordato alla von der Leyen che è “fondamentalmente sbagliato” discutere tali opzioni prima dei negoziati di pace.

“L’Unione europea non ha responsabilità e competenze quando si tratta di schierare truppe, per chiunque o per qualsiasi cosa”, ha detto il ministro ai giornalisti in un sito dell’industria della difesa nella città tedesca occidentale di Troisdorf. “Mi asterrei dal confermare o commentare tali considerazioni in alcun modo”.

Pistorius ha riconosciuto che i governi stanno valutando ciò che potrebbe essere possibile “in base a quali condizioni e riserve”, ma ha sottolineato: “Discuterne pubblicamente, in questo momento, lo considero totalmente sbagliato”.

Pistorius ha risposto all’intervista rilasciata nel fine settimana dalla von der Leyen al Financiale Times, nella quale ha affermato che l’Europa sta elaborando “piani piuttosto precisi” per un dispiegamento multinazionale in Ucraina come parte delle garanzie di sicurezza del dopoguerra. Il capo della Commissione ha detto che i piani potrebbero coinvolgere decine di migliaia di soldati dei paesi europei, con il sostegno degli Stati Uniti in settori come l’intelligence e il comando.

La Von der Leyen ha sostenuto che solide garanzie sono “fondamentali” per proteggere l’Ucraina da future aggressioni russe e per salvaguardare la sicurezza dell’Europa. Ha anche accolto con favore la volontà del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di contribuire con quella che ha descritto come una “garanzia di sicurezza simile all’articolo 5” per Kiev, un riferimento alla disposizione di difesa comune della NATO.

La von der Leyen parla, ma, secondo Pistorius, dovrebbe stare zitta.

Il Presidente del Consiglio italiano Giorgia Meloni ha partecipato alla riunione della Coalizione dei Volenterosi in collegamento da Roma.

In un comunicato di Palazzo Chigi si afferma che il “Presidente del Consiglio ha nuovamente illustrato la proposta di un meccanismo difensivo di sicurezza collettiva ispirato all’articolo 5 del Trattato di Washington, quale elemento qualificante della componente politica delle garanzie di sicurezza per l’Ucraina”.

“Nel ribadire l’indisponibilità dell’Italia a inviare soldati in Ucraina, il Presidente Meloni – si legge nel comunicato – ha confermato l’apertura a supportare un eventuale cessate il fuoco con iniziative di monitoraggio e formazione al di fuori dei confini ucraini”.

Giorgia Meloni ha poi partecipato a un successivo collegamento telefonico con il Presidente Trump nel quale sono stati condivisi gli esiti della riunione della mattina ed è stato “riaffermato il senso di unità nel ribadire l’obiettivo comune di una pace giusta e duratura per l’Ucraina. Essa – si legge nel comunicato – può essere solo raggiunta con un approccio che unisca il continuo sostegno all’Ucraina, il perseguimento di una cessazione delle ostilità, il mantenimento della pressione collettiva sulla Russia, anche attraverso lo strumento delle sanzioni, e solide e credibili garanzie di sicurezza, da definire in uno spirito di condivisione tra le due sponde dell’Atlantico”.

Come al solito gli inglesi hanno gettato ostacoli, perché la pace a loro proprio non piace. Evidentemente preferirebbero la guerra fini all’ultimo ucraino.

“Non ci si può fidare di Putin”, ha detto il premier britannico Keir Starmer alla Coalizione dei Volenterosi al quale è intervenuto da remoto. “La Russia – ha aggiunto Starmer – continua a ritardare i colloqui di pace e a sferrare attacchi contro l’Ucraina. Ciò è stato ulteriormente sottolineato dagli attacchi indiscriminati a Kiev la scorsa settimana, che hanno causato danni significativi agli edifici del British Council e della delegazione dell’Ue”.

Starmer ha anche sottolineato che la coalizione “aveva un impegno indissolubile nei confronti dell’Ucraina, con il sostegno del presidente Trump”, e ha detto è chiaro che “ora dovevano fare ancora di più per fare pressione su Putin affinché ottenesse la cessazione delle ostilità”. Ha anche accolto con favore gli annunci degli altri membri della coalizione, che avrebbero fornito missili a lungo raggio all’Ucraina “per rafforzare ulteriormente le forniture del Paese”.

“Stiamo dando concretezza alle garanzie di sicurezza a lungo termine per l’Ucraina e assicurando fin da ora il supporto alle nostre Forze di difesa ucraine”, ha scritto su X il presidente ucraino Volodymir Zelensky. 

Zelensky, su Telegram, ha riferito che nell’incontro a Parigi si è discusso “in dettaglio la disponibilità di ciascun Paese a contribuire a garantire la sicurezza dell’Ucraina su terra, in mare, in aria e nel cyberspazio. Abbiamo coordinato le posizioni e discusso le componenti delle garanzie di sicurezza. E sono grato a tutti per aver compreso che la principale garanzia di sicurezza è un esercito ucraino forte”.

Zelensky ha anche riportato che al tavolo dei colloqui è emersa l’unanimità nel ritenere che “la Russia sta facendo tutto il possibile per prolungare il processo negoziale e continuare la guerra. Dobbiamo aumentare il sostegno all’Ucraina e aumentare la pressione sulla Russia”, ha poi ribadito Zelensky, ricordando che “la preparazione del 19° pacchetto di sanzioni dell’Ue è attualmente in corso” e che “anche il Giappone sta lavorando alle misure sanzionatorie”.

Alcuni Paesi, tra cui Francia, Regno Unito e Belgio, sono disposti a schierare soldati in Ucraina, una volta concluso il cessate il fuoco, per dissuadere la Russia da ulteriori aggressioni.

Contraria a impiegare uomini in Ucraina la Germania. Fino a un cessate il fuoco, “non ci sarà certamente alcun dispiegamento di truppe in Ucraina e nemmeno dopo”, ha ricordato il Cancelliere Merz.

La Germania intende invece contribuire a rafforzare la difesa antiaerea dell’Ucraina e a equipaggiare le sue forze di terra.

Mark Rutte a nome della NATO, durante una visita a Praga ha ricordato che durante un incontro con sei leader europei il 18 agosto a Washington, Trump ha promesso che gli Stati Uniti avrebbero fornito garanzie di sicurezza, senza specificare quali. Questa “rete di sicurezza” americana, o “backstop” in inglese, potrebbe assumere diverse forme – intelligence, supporto logistico, comunicazioni – ma il presidente americano ha escluso l’invio di truppe di terra americane.

Le reazioni di Mosca sono le solite. Putin ha detto in Cina che se non ci saranno trattive e se i negoziati con Kiev dovessero fallire, gli obiettivi che il Cremlino di è posto li raggiungerà con mezzi militari. Nel frattempo le forze russe proseguiranno l’offensiva lungo tutto il fronte.

Mosca ha inoltre ripetutamente respinto la presenza di truppe Nato come parte di qualsiasi accordo di pace.

La Russia non prenderà in considerazione l’invio di truppe straniere in Ucraina “in nessun formato”, ha ribadito il ministero degli Esteri di Mosca in vista dei colloqui a Parigi tra i leader europei e Volodymyr Zelensky.

“La Russia non discuterà di un intervento straniero in Ucraina, in qualsiasi forma e in qualsiasi formato, fondamentalmente inaccettabile e che mina qualsiasi tipo di sicurezza”, ha affermato a sua volta la portavoce del ministero Maria Zakharova durante un forum economico nell’estremo oriente della Russia.

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