
Flotilla, l’Italia nel mirino? Operazione ibrida?
La partenza della Flotilla verso Gaza, con a bordo attivisti e quattro parlamentari italiani – tra cui Arturo Scotto e Annalisa Corrado – non è letta solo come un atto politico. Nei corridoi di Palazzo Chigi e negli ambienti di sicurezza si parla apertamente di una possibile operazione ibrida, studiata per colpire l’Italia sul piano internazionale.
Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico, ha scritto direttamente a Giorgia Meloni: «Chiediamo al governo di informare il Parlamento su quali misure intenda adottare per garantire la sicurezza dell’equipaggio e dei rappresentanti istituzionali italiani presenti a bordo. È un dovere tutelare la vita di chi partecipa a questa missione». Parole che ufficialmente mirano alla protezione dei parlamentari, ma che secondo alcuni osservatori hanno anche il peso politico di un pressing sull’esecutivo.
Una fonte anonima sottolinea: «Questa iniziativa non è solo una navigazione di protesta. C’è chi lavora per trasformarla in un caso internazionale capace di mettere in difficoltà il governo Meloni. Internamente la maggioranza è solida; è sul fronte esterno che si vuole aprire la breccia».
Secondo fonti diplomatiche raccolte a Bruxelles, reti di ONG e media internazionali avrebbero predisposto canali per diffondere in tempo reale immagini e testimonianze di eventuali interventi della marina israeliana. Ogni fermo o arresto verrebbe immediatamente amplificato, con l’Italia costretta a reagire.
Fonti che vogliono rimanere anonime confermano: «Non siamo davanti a un’operazione segreta tradizionale, ma a una convergenza di interessi. ONG, media e parlamentari a bordo diventano moltiplicatori di crisi. Ogni scelta di Roma sarà letta come una colpa: se difende i suoi parlamentari, incrina i rapporti con Israele; se resta in silenzio, appare complice».
Per l’Italia i rischi sono molteplici:
diplomatico: tensioni con Israele, partner strategico in difesa ed energia;
europeo: nuove pressioni a Bruxelles, dove sono già pronte mozioni di censura;
mediatico: esposizione globale, con i parlamentari trasformati in simbolo.
Nei corridoi della sicurezza il paragone è con il “caso Rackete”, ma potenzialmente più esplosivo. «Qui non si tratta di una ONG nel Mediterraneo – conclude la fonte – ma di parlamentari italiani. La miccia è accesa, e l’Italia rischia di trovarsi nel mezzo di un incendio diplomatico».
Le prossime ore si preannunciano decisive.





