
di Max Del Papa
Casarini minaccia: “Se mi condannano avrò qualcosa da dire” e subito il compare Bergoglio, che ha capito l’antifona, lo chiama, fa la sceneggiata sotto gli occhi del mondo e gli dice: tu vai avanti. Della filantropa di se stessa Ferragni si mormorano pure le protezioni in altissimo loco. Certo Mattarella, solitamente garrulo, di fronte alla vergogna che l’ha travolta ha taciuto, non ha espresso il suo solito moralismo, anche se pare che la sua benevolenza sia finita con il raddoppio sulle uova di Pasqua. Di sicuro non gradisce vengano rispolverati certi selfie, invero agghiaccianti, con quella coppia d’affaristi al Gran Premio. Lasciamo perdere l’argentino, al di sotto di qualsiasi sospetto, ma dal Colle non era lecito aspettarsi più decoro, più scrupolo istituzionale, più dignità democratica? Siamo nell’epoca dei grandi farabutti incensati dai grandi potenti, senza freno e senza vergogna. Almeno fin che dura. Questi trafficanti possono arrivare a certi livelli di vita incredibili proprio in virtù di quelle protezioni. Casarini, pluripregiudicato, violento, gestore di una bettola chiamata “Allo sbirro morto”, con una scia di debiti lunga come il Mediterraneo, svolta quando il clero italiano comincia a foraggiarne le manovre sui migranti, roba che gli vale procedimenti giudiziari a raffica. E il papa, che prima lo ha finanziato con 2,5 milioni di euro e poi ha capito l’antifona, lo chiama e mostra al mondo che lo blinda, che continua a proteggerlo. Buoni uffizi significano buona stampa e Casarini può farsi intervistare dal tg1, massimo notiziario di Stato, e irridere: “Ai rosiconi dico Buon Natale”. Non saremo buoni cristiani, ma quando qualcuno di questi balordi finisce nella polvere noi ringraziamo Dio o il Karma o il Destino, perché anche alla stupidità del perdono e del non giudicare, che sarebbe passare per imbecilli, c’è un limite. Solo che i protetti a volte cadono, i protettori, che sono molto peggio, mai.
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