Tra manifestazione per i diritti e manifestazione per più scuola
«Tieni, Giancaziz, cammellino amorosino di casa, questo devi mangiarlo a ricreazione, e non fartelo rubare come al solito».
«Ma mamma, io volevo i martellini gommosi di Ilaria».
«Ti fanno male e ti viene l’espressione da cernia. Tieni il kebabino che ha preparato la mamma, c’è pure la cipolletta che ti piace tanto».
«Mamma, oggi, insieme alle maestre, andiamo a manifestare per più scuola».
«Cosa?».
«Sì, io e gli amichetti andiamo in centro alla manifestazione, ci viene anche Francabdul».
«E sua madre lo lascia venire?».
«Sì, se anche tu mandi me, ha detto».
«Va bene, però non fare come all’ultima manifestazione, che sei tornato con dieci borse di Gucci, otto paia di Nike, dodici giacche di Armani, ventidue paia di Balenciaga, otto chili di martellini gommosi e una ricotta scaduta».
«Ma mamma, quella era una manifestazione per i diritti, questa è per più scuola».
«E quindi?».
«Andiamo in una libreria».
«Ah, e che sarebbe?».
«Un negozio che vende libri».
«Cioè?».
«Mamma, i libri! Sono tipo dei mattoni di carta tutti scritti, si usano per curarsi dalle malattie».
«Stai male? Ti preparo una spremuta di curcuma, limone e cacca di capra?
Quella ti fa passare tutto, altro che libri».
«No, mamma, sto bene. I libri li facciamo cadere in terra per avere più scuola».
«Ma che significa? Che, per avere più carcadè, fai cadere la brocca in terra?».
«Mamma, non capisci, hanno detto che il progressismo funziona così».
«E chi è che ragiona così?».
«Cusmano».
«E chi sarebbe questo Cusmano?».
«È un signore delle medie che guida le manifestazioni: ci raduniamo, ci regala dei fazzoletti per il viso e ci accompagna a buttare i libri per terra.
Dopo, poi, possiamo prendere quello che ci pare, senza pagare… è sempre il progressismo, dice».
«In Piripiristan, se rubi, ti tagliano mani, piedi, orecchie, qui cosa fanno?».
«Mamma, qui sono più civili, se rubi non ti fanno nulla, sono troppo occupati col fascismo. Poi noi piripiristani siamo amati, lo sai. Pensa che le attiviste, quando vuoi dargli una bastonata, si mettono in posa per non farti sbagliare il colpo. La chiamano inclusione».
«Usate i bastoni? Ma è pericoloso? Se vuoi, chiamo i sedici fratelli di tuo padre e ti faccio accompagnare».
«No, mamma, con i progressisiti non servono i bastoni, non sai quanto sono addomesticati. Sono tipo le capre di zio Pierahmed».
«Giancaziz, bello de mamma, quanto sei responsabile, se quest’anno vai in quarta ti compro le ciabatte di vitello; basta con queste scarpe con i lacci da bambino, ormai sei un ometto».
«No, mamma, poi mi chiamano “Er ciavatta”».
«Ti vergogni delle tue origini? Lo sai che quelli di AVS hanno già detto che quando saranno al governo aboliranno i lacci, per non surriscaldare il pianeta? Tu pensa a finire la scuola dell’obbligo che poi un posto da assessore o professore non te lo toglie nessuno. E questa volta cerca di procurarmi o un forno a microonde o una friggitrice ad aria, o almeno un fornetto elettrico, non ti presentare ancora con borse, scarpe e soprattutto cappellini di Fendi che ne abbiamo già troppi. Zio Pierahmed ha iniziato a metterli alle capre, e ho detto tutto».





