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Destabilizzare l’Occidente

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Destabilizzare l'Occidente

La piazza e la vulnerabilità strategica che non riusciamo o vogliamo vedere

L’annuncio dell’invio di 500 militari a Milano dopo le devastazioni porta la crisi oltre la cronaca degli scontri.

Il bilancio riportato da RaiNews per domenica è di 14 operatori delle forze dell’ordine feriti, 271 persone accompagnate in questura e 32 arresti.

La protesta legittima merita ascolto; saccheggi e violenze richiedono responsabilità individuali e protezione della collettività.

Esiste una dimensione strategica sottovalutata. Disordini ripetuti (e violenti) assorbono risorse, danneggiano imprese, alimentano paura e logorano la fiducia nelle istituzioni.

Sono effetti che un avversario può sfruttare anche senza aver organizzato le manifestazioni. Amplificare gli scontri, diffondere informazioni false tramite tecnologica rigenerativa sui social, esasperando le divisioni può trasformare un conflitto interno in una vulnerabilità nazionale.

L’Unione europea denuncia campagne russe comprendenti sabotaggi, attacchi informatici e manipolazione dell’informazione, senza dimenticare il Medio Oriente.

Il quadro sanzionatorio contro le attività destabilizzanti è stato prorogato fino al 9 ottobre 2027. È una minaccia documentata; le singole proteste creano una summa e dimostrano contatti e coordinamento. La simultaneità degli scontri inizia a far pensare.

Intanto il mondo investe nella forza. Secondo il SIPRI, nel 2025 la spesa militare globale ha raggiunto 2.887 miliardi di dollari, con un aumento reale del 2,9%.

I membri europei della NATO hanno speso 559 miliardi. Queste risorse producono sicurezza soltanto se accompagnate da capacità industriale, decisioni coerenti e fiducia fra alleati. Le ricadute per il mondo civile sono al 50% con l’indotto.

La sicurezza sostiene anche l’economia quotidiana: circa l’80% del commercio internazionale di merci in volume viaggia via mare. Rotte e porti protetti contribuiscono alla continuità degli approvvigionamenti e della produzione.

Perdere il vantaggio strategico e militare non comporterebbe automaticamente il collasso dell’Occidente ma l’esposizione a pressioni e ricatti, soprattutto se accompagnato da dipendenza industriale e disgregazione politica.

Il sistema in cui siamo cresciuti (Stato di diritto democratico) richiede manutenzione: istituzioni credibili, risposte alle ingiustizie e capacità di difesa.

Proteggere il dissenso e contrastare chi lo sfrutta per distruggere sono responsabilità complementari.

Ignorarlo significa lasciare che altri trasformino le nostre fratture nel proprio vantaggio, serve un accordo tra UE e Russia, una protezione dall’aggressività cinese ed una collaborazione alla pari con gli USA.

Illuso chi pensa di stare nel nuovo mondo deglobalizzato senza deterrenza militare, verrà semplicemente conquistato.

Autore

  • Marco Pugliese

    Marco Pugliese, docente di ruolo area STEAM, giornalista economico scientifico, analista per il CISINT, cura corsi di geopolitica, geoeconomia, politica energetica. Docente di coding, ambito didattico, e nuove tecnologie, IA applicata alla didattica. Presidente di OpenIndustria.

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