
di Savino Di Scanno
Leggere l’intervista sul Sole 24 Ore di domenica 6 ottobre, sulla intera pagina 3, a Brad Smith, Presidente di Microsoft, suscita almeno per chi scrive, un forte impatto emotivo in quanto le sue dichiarazioni sembrano essere state proferite più da un capo di Stato Maggiore del Pentagono o della NATO, che da un manager pur di una delle più importanti aziende al mondo.
Per chiarire ciò che si scrive forse è necessario ricordare ciò che rappresenta Microsoft oggi. Il Sole 24 Ore riporta alcuni dati, tra cui 3.106 miliardi di dollari di capitalizzazione in Borsa, ponendo l’azienda al secondo posto al mondo dopo Apple, che capitalizza 3.423 miliardi e prima di Nvidia con 3.050 miliardi, società uniche al mondo a capitalizzare oltre 3.000 miliardi di dollari.
13 miliardi di dollari sono gli investimenti fino ad oggi effettuati da Microsoft nella OpenAI. 64,7 miliardi di dollari di ricavi dalle vendite nell’ultimo trimestre. 4,3 miliardi di euro sono le previsioni di investimento di Microsoft in Italia nei prossini 2 anni, al fine di espandere la sua infrastruttura in data center hyperscale cloud ed intelligenza artificiale. Si creerà la “Cloud Region Italy North” in qualità della più importante grande regione di data center di Microsoft nel Continente Europeo a supporto strategico da hub di dati chiave per il Mediterraneo ed il Nord Africa a supporto della politica estera e di sviluppo economico internazionale del Governo italiano di Giorgia Meloni sotto la Presidenza del G7.
Ultimi 2 dati. Sarà varato un piano di investimento per la formazione specializzata in competenze digitali per 1 milione di italiani ed infine, secondo gli analisti Microsoft, l’impatto della AI sul PIL italiano porterà lo stesso ad essere incrementato del 18,2% fino a 312 miliardi nei prossimi 15 anni.
Ma ora vediamo i contenuti della intervista. Come non scrivere immediatamente che Silvano Danesi, il nostro Direttore, fin dai giorni scorsi aveva dichiarato che la svolta delle grandi major internazionali era avvenuta nell’abbandonare le “follie” green per passare agli investimenti infrastrutturali, premiando i governi ritenuti più affidabili, e come sempre Silvano aveva “visto giusto”.
Brad Smith con lucidità, a proposito dei conflitti in corso, discorre di guerra “cinetica” più di quella “cyber”, e che Microsoft è attiva, come se da sola rappresentasse una Agenzia di Intelligence mondiale (e forse sarà proprio così), sul fronte degli attacchi alle reti ed alle operazioni di “influenza”, dichiarando testualmente “..quelle con cui si ingannano le persone..”.
Brad Smith parla di evoluzione della guerra con competenza, quando si sofferma sulle armi di precisione, su attacchi cybernetici su larga scala, su operazioni di influenza digitale finalizzate a colpire comunità o persone specifiche, di attacchi alle infrastrutture sino a specificare la soluzione Microsoft definita “Iron Dome” come una cupola antimissile nel cyberspazio.
Brad Smith rende edotto il giornalista intervistatore, al pari di uno scolaretto, delle costanti attenzioni alle supply chain dei prodotti alla tenuta dei data center.
La stessa mostra, altresì, parole di “interesse” verso l’Italia e verso il nostro Governo, a specifica che i famosi 4,3 miliardi di euro di cui sopra, verranno investiti in tutta la catena di approvvigionamenti ed infrastrutture, valutando il Belpaese come “ponte” sul Mediterraneo verso i cosiddetti Paesi MENA. Ma una ulteriore conclusione è degna di massima attenzione, ovvero le conclusioni di Brad Smith sul “nucleare” giudicato come scelta necessaria ed indispensabile, sia che si tratti di motori per sommergibili, sia di centrali a generazione di energia senza carbonio.
La conclusione scontata è la scelta della AI.
Commentare il pensiero degno di un Feldmaresciallo Imperiale Tedesco o Britannico dell’800 è estremamente impegnativo e non si ritiene che ci siano strumenti cognitivi adeguati a ulteriori approfondimenti.
Ma alcune considerazioni possono essere proposte.
Prima Larry Finch, Ceo di BlackRock, adesso Brad Smith di Microsoft, ieri il riconoscimento dell’Atlantic Council con un premio da parte di Elon Musk, e nei prossimi giorni una visita a Palazzo Chigi di Sam Altman di Starlink, sono fatti concreti che il “sovranismo” non è una scelta di un governo, bensì è la scelta dei grandi gruppi mondiali che governano l’economia planetaria. Inutili i piagnistei da parte delle élite radical chic, di quelle per intenderci che mandano i loro figli a litigare con i nostri poliziotti come a Piazzale Ostiense sabato 5 ottobre, giusto il sentimento di “immunità permanente” in quanto figli non solo di “papà” ma anche dell’alta borghesia e di taluni esponenti a strutture dello Stato, che possono incidere anche a torto. Inutili anche le “grida manzionane” circa l’inutilità dell’UE, o di quanto possa contare l’ONU, specie dopo che il leader israeliano Netanyahu ha dichiarato “persona non grata” il segretario Guterres.
E’ il “Grande Gioco” che si ripropone, rimescolando le carte del Commercio Internazionale, unica vera posta in gioco (si è voluto il gioco di parole) che determina guerre e conflitti, che sposta interessi dalla “Via della Seta” alla “Via del Cotone”, che da un lato vede ad Occidente le uniche vere grandi potenze rappresentate dai gruppi oggetto dell’articolo, e dall’altro lato regimi dispotici, autoritari per non scrivere totalitari, ma in ogni caso in grado di definire realtà come i Paesi BRICS. Nel mezzo la vita di tutti i giorni, la lotta per i “Valori” umani che per noi Occidentali non sono certamente il pensiero unico o la dottrina woke bensì le nostre radici Cristiano Giudaiche, la tradizione greco-romana, il Rinascimento, e scriviamolo pure, la Democrazia.
E la politica? E lo Stato? Tutti con il calendario tra le mani per organizzare le prossime settimane bianche.





