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I FALLITI PREPARANO STALIN

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Ursula von der Leyen, icona del fallimento dell’Unione Europea, ha ingaggiato Mario Draghi per compilare la roadmap del futuro d’Europa. Il Britannia è già pronto a partire?

Afferma Mario Draghi: “C’è la necessità di definire una roadmap ampia e dettagliata, che identifichi chiaramente priorità, linee d’azione e politiche da mettere in atto nei diversi settori”.

Visto che la baronessa Ursula von der Leyen lo ha ingaggiato e punta a mantenere il suo ruolo di presidente della Commissione, dovrebbe far conoscere la roadmap prima delle elezioni, affinché gli elettori possano valutarla e trarne le conseguenze.

No. Non sarà così. La roadmap di Mario Draghi uscirà allo scoperto dopo le elezioni, cosicché, in barba a chi ha votato, a decidere sarà la tecnocrazia che, a questo punto, mostra la sua vocazione stalinista.

Mentre l’Unione Europea si dice impegnata (a parole) a sostenere l’Ucraina, prepara per gli europei un destino da Unione Sovietica.

Ora, una volta per tutte, va ridefinito nominalmente il confronto in atto.

A confrontarsi non c’è uno schieramento di centro sinistra con uno schieramento di destra, ma lo schieramento dei progressisti elitari e tecnocratici da una parte e lo schieramento di conservatori popolari dall’altra.

Il progressimo tecno-elitario non ha nulla a che fare con la sinistra e tanto meno con il socialismo. I socialisti storici si rivoltano nella tomba solo a sentire i progressisti tecno-elitari utilizzare un nome che contraddistingueva chi stava dalla parte del popolo e non delle multinazionali e del capitalismo finanziario.

Il progressismo tecno-elitario, in questi giorni in scena nell’obitorio di Davos, è il massimo responsabile del fallimento dell’Occidente che è sotto gli occhi di tutti.

Uno dei fallimenti più importanti è il disarmo, ormai evidente, con la conseguenza di una debolezza militare e strategica che si trova in difficoltà di fronte al riarmo consistente di Cina e Russia. Chiamare fallimento un tradimento è esercizio eufemistico.

Le menzogne non sono servite a nascondere la realtà e la guerra che si svolge tra Russia e Ucraina ha denudato la realtà dell’Occidente.

Nelle intenzioni della roadmap del tandem Draghi-von der Leyen c’è anche la modifica dell’architettura istituzionale dell’Unione Europea.

Argomento, questo, di fondamentale importanza che non può essere delegato ai tecnocrati, ma ad un ampio doveroso dibattito nelle nazioni e tra le nazioni, per giungere, in primo luogo, al formulare una Costituzione che si muova nella direzione federale.

Ogni altro aggiustamento (i famosi puntelli di Mattarella) serve solo a mantenere in piedi la tecnocrazia che si oppone alla democrazia.

E qui siamo al punto cruciale. In gioco c’è la democrazia. Si, la democrazia. Perché le logiche tecnocratiche puntano alla verticalizzazione e all’accentramento, alla subordinazione degli Stati alla Commissione, a costruire un’Unione Europea simile alla Russia di Stalin.

Un’unione elitaria di tecnocrati clonati, come sta avvenendo in Francia, Paese eletto a baluardo estremo della tecnocrazia finanziaria, dove il pupillo dei Rotchschild nomina il suo clone, che nomina un suo clone, è un’Unione antidemocratica e stalinista.

Qualle che si profila è l’Europa degli apparatčiki (in russo Aппаратчик), dei burocrati di “apparato”. Un’Unione di siloviki.

 Nell’Unione Sovietica Europea i socialisti fabiani si trovano benissimo, perché non caso i Fabiani stimavano Stalin e ipotizzavano un mondo Orwelliano.

Ora la partita è chiara nei suoi connotati radicali: da una parte lo stalinismo tecnocratico, dall’altra il conservatorismo popolare.

In mezzo c’è il Partito popolare europeo, che contiene le due anime e deve decidere se trasformarsi in un partito progressista tecnocratico o in un partito conservatore popolare.

I tempi della mediazione sono finiti. E’ il tempo delle scelte radicali: tecnocrazia o democrazia?

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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