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Guerra Russia – Ucraina, un compromesso è alla fine necessario

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Russia - Ucraina, Mosca - Kiev

Cosa dobbiamo aspettarci

Non so come andrà a finire questo abbozzo di tentativo per far cessare la guerra in Ucraina.

Certo è particolarmente difficile far accettare a tanti, Zelensky per primo, ma a gran parte degli europei subito dopo, che la pace è legata ad un compromesso.

Quella che molti definiscono “pace giusta” è in realtà la richiesta di resa di Putin. Non credo abbia futuro, anche se non si può mai dire.
A me interessa però far notare un’altra circostanza.

Trump va in Cina incontra Xi Jinping, ma aveva già incontrato Modil e se ne torna mogio come non mai. Ed anche per la vicenda Iran tiene in debita attenzione i “sussurri” della Cina.

Putin incontra Xi Jinping, ma anche Modi, e, improvvisamente, sembra disponibile a qualcosa di diverso che bombardare l’Ucraina e fare macello di uomini.

La potenza della Cina e in forma più velata, assieme all’India, dei maggiori azionisti dei BRICS+, è ormai allo scoperto: uno schiaffo a chi non crede ancora che non c’è solo un Trump da tragedia/operetta a fare danni, ma che è in corso lo smantellamento del potere dell’America – e più in generale dell’occidente – e un processo di “contrattazione” della divisione del potere nel mondo.

E, dunque, che molte delle politiche internazionali, di indirizzo politico, sociale ma anche finanziario e commerciale, vanno viste in questo quadro.

Perché Cina ed India conquistano senza armi: con il controllo del commercio e delle economie.

E con l’espandersi delle loro solide filosofie.

È uno schiaffo sul viso di un’Europa che aveva – ormai non credo l’abbia ancora – la possibilità di inserirsi da “terzo incomodo” in questa vicenda.
Con probabilità di successo notevoli.

Bisogna tener presente, per il commercio, l’ampiezza del mercato europeo; per la moneta, la maggiore forza dell’euro rispetto ad una moneta alternativa al dollaro che i BRICS+ non sono ancora, ma non per molto, riusciti a varare.

E, ultimo, ma non per ultimo, la forma di cultura occidentale che è nella storia dell’Europa, il suo modo – che fu – di intendere etica e politica, il suo creato e sperimentato rapporto – che fu – tra politica e società e nella esperienza della congiunzione, qualcosa in più di compromesso, che fu – tra cattolicesimo e socialismo, tra mercato e welfare.

Dove il nodo vero sta nell’inciso: “che fu”. Qualcosa che “fu” uno splendore culturale che non si intende rimettere in campo, ed anzi lo si avversa.

Violenza, logica bipolare e di scontro, tentativi di pensiero unico, odio e rancore imperante, ipocrisia, nessun rispetto per il contraddittore considerato nemico più che avversario, impediscono di riprendere e ripetere l’esperienza di una ricchezza immensa che si è persa e che ora avrebbe bisogno di un lavoro filosofico, etico, politico, economico da svolta storica.

Dunque, tutt’altro che in perenne guerra intestina che produce la mancanza di una base di ogni processo: il “cogito”.

Poi, non ci sono donne ed uomini in grado di fare massa critica per far camminare questo processo: qualche individualità non serve ad altro che accrescere il rimpianto di quello che si sarebbe potuto fare.

Ogni tentativo di aggregazione finisce per diventare tentativo di piccolo bottega di potere, avvolto da una clima di ostilità per il nuovo che potrebbe determinare e venduta, nella logica di un moralismo falso nelle motivazioni e nel suo utilizzo.

Non vediamo che qualcosa ancora si può fare per evitare almeno di essere feudo di una della due grandi potenze.

Perché la presunzione prevale sulla consapevolezza.

Da troppo tempo.

Autore

  • Giuseppe Augieri

    Giuseppe Augieri, laureato in Economia e Commercio, Master alla SdA Bocconi, ha seguito corsi di alta formazione in statistica ed econometria. Progettista impianti, impiegato tecnico ENEL, Segretario Generale UIL – Energia, proprietario ed editore del giornale della Federazione, team leader dello start-up della società ENEL di formazione. Già Responsabile di analisi e controllo gestione di un'importante azienda e amministratore delegato di una sua costola internazionale.

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