
Greta Thunberg ha cambiato obiettivo. Fino a ieri voleva salvare il mondo, ora si accontenta di salvare Gaza dai terribili ebrei israeliani. E guida una poderosa “flottiglia” carica di “aiuti umanitari” in soccorso dei poveri palestinesi.
Lasciamo perdere le ovvie considerazioni sulla entità di questi aiuti, sul fatto che dovrebbero essere destinati, più o meno direttamente, ai criminali di Hamas che li useranno per meglio controllare e ricattare la stessa popolazione palestinese.
Evitiamo ogni giudizio sui tanti personaggi che, ben lungi dal dover lavorare, passano la vita girando il mondo in costosissime barche a vela, spesso finanziati coi soldi dei contribuenti.
Per carità di patria evitiamo di commentare l’arroganza di questi signori che si credono in diritto di poter impunemente violare le acque territoriali di uno stato sovrano (tale è, piaccia o non piaccia a loro, Israele). Concentriamoci su Greta.
Fino a ieri Greta Thunberg affermava che la catastrofe climatica è dietro l’angolo, girava il mondo annunciando urbi et orbi la data precisa, anno, mese, giorno, ora e minuto, della fine del mondo.
Ora vuole salvare Gaza. Ma, se la fine del mondo è dietro l’angolo a che serve salvare Gaza? Il riscaldamento globale ucciderà tutti, gli israeliani come i palestinesi, i corrotti occidentali come i purissimi “non occidentali”, i cristiani come gli ebrei e i musulmani.
Che senso ha salvare qualcuno se tutti fra breve finiremo arrosto?
Se gli strilli di Greta sulla fine del mondo erano anche in piccola parte veri l’aiuto a Gaza è privo di senso, se tale aiuto ha un senso quegli strilli erano pura mistificazione.
Greta Thunberg raccontava palle ieri o le racconta oggi.
O le racconta oggi esattamente come le raccontava ieri. Questa mi sembra l’ipotesi di gran lunga più probabile.




