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GRAZIE OCCIDENTE DI FEDERICO RAMPINI

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di Giovanni Bernardini

“Grazie occidente – tutto il bene che abbiamo fatto” ecco il titolo, con relativo sottotitolo, dell’ultimo libro di Federico Rampini e già il titolo per molti suonerà scandaloso.
In un momento in cui molti occidentali non fanno altro che flagellarsi e accusano la loro civiltà di tutto il male del mondo e della storia Rampini ha il coraggio di dire: “il re è nudo”. Le conquiste dell’occidente in tutti i campi, dalla scienza alla tecnologia, dall’arte alla politica hanno contribuito a rendere migliore la vita di centinaia di milioni di esseri umani. Senza l’innalzamento del tenore di vita dovuto a quel grande fatto storico che è stata la rivoluzione industriale, senza la medicina occidentale, senza la diffusione della cultura partita dell’occidente oggi centinaia di milioni di esseri umani, non solo occidentali, semplicemente non sarebbero vivi. Sono cose ovvie, risapute, ma ci vuole un certo coraggio a dirle nel clima di auto flagellazione dominante qui da noi.
Rampini non si nasconde certo i mali dell’occidente, i crimini di cui anche la sua storia è piena, semplicemente sottolinea che non sono questi la caratteristica specifica della nostra civiltà. Schiavismo e guerre di conquista, razzismo e oppressione della donna non sono affatto monopolio dell’occidente, sono presenti in forme diverse in tutte le civiltà. Ciò che storicamente caratterizza la nostra è stato il superamento, magari non totale ma di certo reale, di simili brutture. In occidente è sorto il movimento antischiavista, sono sorte e si sono sviluppate in occidente le idee di libertà individuale, diritti universali, democrazia, sono nati in occidente i vari movimenti di emancipazione della donna. Una delle tesi fondamentali che Rampini sostiene in questo suo libro è proprio questa: alcune delle conquiste della nostra civiltà hanno un valore che trascende i suoi confini, hanno riguardato, riguardano o possono riguardare positivamente anche gli esseri umani che vivevano e vivono in civiltà diverse.
Con grande efficacia Rampini passa il rassegna e sottopone a critica, severa ma mai faziosa, sempre documentata, le varie mode nichiliste e autodistruttive che caratterizzano l’occidente di oggi: l’apertura incondizionata alla immigrazione clandestina, il catastrofismo pseudo ecologico, la demonizzazione della nostra storia, ridotta a insieme di iniquità e depurata da quanto di positivo è presente in essa. Molto efficaci le pagine in cui Rampini mette in rilievo i gravissimi fattori degenerativi che colpiscono il paese guida dell’occidente: gli Stati Uniti d’America. La sua narrazione passa da analisi generali, supportate da una gran mole di materiale statistico alla narrazione di fatti all’apparenza secondari ma che danno il senso di una crisi la cui gravità non può essere ignorata, ad esempio l’attacco che in molti stati americani, California in testa, devono subire le forze di polizia, o le proposte di depenalizzare i “piccoli furti”, tali sono considerati quelli fino a 950 dollari. Cose che qualcuno poteva pensare, sbagliando, potessero essere teorizzate solo in Italia.
Occorre riconoscerlo: Rampini è oggi una delle poche teste pensanti del giornalismo italiano; lo confesso: è l’unico giornalista di cui leggo i libri. Uomo di sinistra, già militante del PCI, ha saputo sottoporre a critica severa le proprie passate posizioni e si caratterizza oggi per la sua difesa appassionata, mai urlata, sempre ben argomentata, dei valori fondamentali della nostra civiltà, scossa da una ondata di nichilismo auto distruttivo.
Sicuramente da leggere questo suo ultimo lavoro.
 

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  • Redazione

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