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LA DEMOCRAZIA STA MORENDO

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di Gianvito Caldararo

Elezione dopo elezione continuiamo a registrare una sempre minore partecipazione dei cittadini che si recano a votare. Ormai sono un ricordo lontano le percentuali dei votanti durante le elezioni del dopoguerra. Alle elezioni per la   Assemblea costituente e al referendum del 1946, si registrò una percentuale di votanti dell’89,05 per cento. Le elezioni politiche che registrarono la più elevata percentuale della storia repubblicana furono quelle del 1958, quando si recarono alle urne il 93,87 per cento degli elettori aventi diritto. Le elezioni politiche del 1996 passeranno alla storia come le elezioni dove si registrò la più alta percentuale di voti non validi. Infatti, si contarono ben 3.012.040 di voti non validi, pari al 7,8 per cento.

Dobbiamo giungere alle recenti elezioni europee dell’8-9 giugno 2024 per registrare la più bassa percentuale di votanti, appena il 49,68 per cento. Il partito degli astensionisti aumenta sempre di più e la democrazia continua sempre di più a registrare una crisi di partecipazione. La stessa Meloni, che da sempre si è dichiarata a favore della introduzione della preferenza, dichiara che la materia è di competenza parlamentare. La verità è che l’attuale legge elettorale fa comodo a tutti i principali leader dei partiti presenti in Parlamento.

Tra i tanti motivi che si ostinano a non introdurre la preferenza è il fatto che con le preferenze si agevola il mercato dei voti e con il rischio di mortificare le competenze dei candidati. La realtà ci dice che tale timore è profondamente infondato, atteso il diffondersi della corruzione elettorale a tutti i livelli istituzionali. Con i listini bloccati non pare proprio che si sia registrata una migliore qualità degli eletti sotto ogni aspetto. L’attuale legge elettorale dei listini bloccati fa comodo ai segretari di partito e ai capi corrente di lottizzare e piazzare nei posti sicuri i propri fedelissimi. Appare sempre più evidente che chi ha il controllo dei partiti, è fortemente contrario ad introdurre il voto di preferenza, non rendendosi conto che una situazione del genere sta comportando il grave fenomeno dell’astensionismo.

A tal proposito, giova ricordare quello che affermava il filosofo, Jacque Maritain, che in “Cristianesimo e Democrazia” affermava: “La tragedia delle democrazie moderne è che non sono ancora riuscite a realizzare la democrazia”. Mentre il filosofo greco Platone dichiarava: “La democrazia è una piacevolissima forma di governo, piena di varietà e di disordine, e dispensa una sorta d’eguaglianza agli eguali come agli ineguali”. Di fronte alla realtà odierna della vigente legge elettorale, con l’enorme potere in mano ai leader dei partiti per la formazione delle liste e dei listi bloccati, potremmo condividere anche il pensiero di Platone, quando nella sua opera “La Repubblica”, dichiara: “La democrazia trapassa in dispotismo”. In realtà, il potere ” elettorale “dei leader di partito è autentico dispotismo, che ha comportato, di fatto , una riforma dell’articolo 67 della Costituzione, che sancisce quanto segue:  “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”. Con i listini bloccati siamo in presenza di un vero e proprio “mandato imperativo”, nel senso che se non ti adegui alla volontà del capo sei fatto fuori.

Siamo in presenza, come afferma Salvo Andò, politico, giurista ed ex ministro della Prima Repubblica: “Si tratta di una intollerabile forma di privatizzazione del mandato parlamentare, in un certo senso simmetrica rispetto alla privatizzazione del sistema dei partiti”. E sull’argomento, lo stesso Andò, compie la seguente riflessione: “Pare chiaro che la rappresentanza privatizzata comporta delle ricadute negative sul piano del costume politico. Se si vota il candidato del capo corrente è inevitabile che il parlamentare nominato con il listino segua pedissequamente le indicazioni del leader che lo ha fatto eleggere, fino ad allinearsi a eventuali cambiamenti di casacca del suo sponsor, se vuole essere rieletto”. Tutto ciò, sottolinea Andò, “incentiva la fuga dalle urne”.

Le oligarchie di partito, purtroppo, nonostante il vertiginoso aumento dell’astensionismo, paiono sorde nel trovare una intesa per una legge elettorale che preveda il voto di preferenza. Per favorire i propri ” fedelissimi ” si è giunti anche a prevedere le candidature plurime. Come pure si va diffondendo il fenomeno di candidature piovute dall’alto, che non hanno il minimo radicamento territoriale. Un sistema elettorale così ampiamente screditato non può comportare alcun miglioramento nella partecipazione di recarsi alle urne. Con la introduzione della preferenza viene riconosciuta la sovranità dell’elettore, come più volte ha ribadito Giorgia Meloni, sia per la elezione del capo del governo (Premierato), ma anche quando devono scegliere chi deve rappresentarli in Parlamento.

Ad oggi, siamo in presenza di parole e non di fatti. Il listino bloccato per come è gestito dai capi di partito è diventato sempre più una cosa privata ovvero personale. Lo scrittore francese, Alfred de Vigny, sosteneva: “Qualsiasi democrazia è un deserto di sabbia “. Mentre, un altro scrittore francese, Georges Bernanos, affermava: “Le democrazie non possono fare a meno di essere ipocrite più di quanto i dittatori possano fare a meno di essere cinici”, nonchè, “la democrazia è la forma politica del Capitalismo”.

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  • Redazione

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