
Quando una strategia fallisce, prima o poi anche quelli che maggiormente l’hanno sostenuta devono dichiarare pubblicamente fallimento, perché la realtà è più forte di ogni ideologia perniciosa, scambiata per bene dell’umanità.
Uno di questi è Mario Draghi, che della strategia finanziaria delle globalizzazione è stato uno dei sostenitori e che ora prende atto del suo fallimento.
La globalizzazione, contrariamente alle aspettative iniziali, secondo Mario Draghi, non è riuscita a diffondere i valori liberali di democrazia e libertà, che non sempre viaggiano sullo stesso piano: anzi, li ha indeboliti nei Paesi che ne erano stati i principali sostenitori, finendo per alimentare la crescita di forze che guardano maggiormente alla dimensione interna.
Mario Draghi, ex presidente del Consiglio ed ex presidente della Banca centrale europea (Bce), lo ha detto parlando alla 40ma conferenza annuale della National Association for Business Economics (Nabe), durante la quale ha ricevuto il premio Paul Volcker alla carriera per la politica economica.
“Le persone chiedevano una distribuzione più equa dei benefici della globalizzazione, e una maggiore attenzione alla crescita economica: e per ottenere questi risultati si aspettavano un uso più attivo della pratica di governo”, ha spiegato, aggiungendo che nelle comunità occidentali si è diffusa la percezione che i cittadini fossero coinvolti in una “partita falsata”, in cui milioni di posti di lavoro vengono spostati altrove mentre i governi e le aziende restano indifferenti.
Se lo dice lui…..
Il problema è trarne le conseguenze e mettere nel conto anche chi ha voluto la globalizzazione e per quali fini e, soprattutto, identificare i responsabili, al fine di far cessare l’ignobile prosecuzione della strategia globalista che ancora alcuni soggetti perseguono, nonostante tutto.
La virata di Draghi, comunque, per quanto tardiva, è il segnale che ormai il “controdine compagni” sta arrivando da varie parti e in vari modi e da vari pulpiti che, fino a ieri, predicavano il contrario.
In fondo, assistere al fallimento del globalismo, con tutti i suoi corollari, è fonte di speranza.
Forse non è troppo tardi per salvaguardare democrazia e libertà.





