
di Giovanni Fasanella
«Alcuni storici italiani ritengono che poco o nulla si possa riuscire a dedurre sul caso Moro partendo da archivi esteri, in quanto quest’ultimi consentono di studiare i documenti in modo selettivo e condizionato anche dal probabile taglio di alcune parti. Cosa ne pensi? Lo stesso problema non si pone anche per gli archivi di Kew Gardens?»
Carissima,
non so chi siano questi storici. Ma se sostengono una tesi del genere, dubito che abbiano mai messo piede in un archivio internazionale o che sappiano fare il loro lavoro.
Nessun governo mette tutto a disposizione di tutti. Ma quelli americani e britannici tendenzialmente sono tra i più liberali e trasparenti del mondo. Perché in Usa e in Gran Bretagna la declassificazione dei documenti riservati è governata dalle leggi, e lì in genere le leggi vengono applicate.
Qualche volta si fanno delle eccezioni e viene prolungata la durata del segreto. Però lo dicono, specificando anche l’anno in cui i fascicoli saranno disponibili. Da questo punto di vista, noi italiani abbiamo molto da imparare.
E’ sicuramente vero che anche negli archivi più liberali come quelli anglosassoni molti documenti importanti a volte risultano monchi. Se però hai un minimo di esperienza professionale e un po’ di pazienza, a volte riesci a scoprire anche le tessere mancanti e a ricomporre il puzzle.
Insomma, negli archivi Usa e inglesi trovi. Ma solo se hai qualche idea di che cosa cercare. Se hai la testa vuota, non trovi nulla.





