
di Giuseppe Augieri
Un Parlamento silente non contesta le durissime parole di chi sta parlando. Perché non sa cosa rispondere al j’accuse senza fronzoli. E non ne ha intenzione: ha deciso di abbandonare l’accusatore/accusato al destino che altri, ma qualcuno è proprio in quell’aula, hanno deciso per lui. Sperando sia il solo a pagare.
E’ il 3 luglio 1992. Craxi pone sul tavolo la questione del finanziamento irregolare ai partiti. E’ un tentativo di trovare una soluzione sul piano politico, una sorta di ultimatum, ad una stagione molto lunga di reati quali corruzione e concussione, che era diventata prassi “normale”. La ripropone il 29 Aprile 1993.
Non se ne fece nulla. Iniziò un braccio di ferra tra politica e magistratura che vide quest’ultima vincente a piene mani. Non era solo sete di giustizia: Pellegrino e Palamara lo dicono chiaro e con dovizia di particolari. Si volle abbattere la Prima Repubblica con una azione giusta sul piano morale, ma assolutamente sbagliata nelle modalità, negli obiettivi nascosti, nel risultato finale. Con un colpevole a priori. «Con riferimento alla vicenda che mi riguarda, i pubblici ministeri milanesi hanno pervicacemente fatto ricerca di una pretesa notizia di reato sulla quale poter costruire il teorema evidentemente già prescelto» Parole di Craxi confermate dai già citati “testimoni”. Come per un copione già scritto, le forche e il lancio di monetine presero il sopravvento sul silenzio dell’aula.
Ritorna la domanda “Rispetto a quanto denunciava Craxi è cambiato qualcosa? Esiste oggi in Italia “the Rule of Law” . Francesco Borrelli, l’inflessibile capo di Mani Pulite, ha ammesso: “Dobbiamo chiedere scusa agli italiani: non valeva la pena di buttare il mondo precedente – quando appunto c’eravamo noi – per cadere in quello attuale”. E la domanda resta lì.
Ma ancora più si ripropone la domanda se in Italia è mai possibile provare a evitare scontri. Che poi fanno molto male a tutti.
E permettetemi di essere “divisivo”. Io sono convinto che si sta mettendo in scena il secondo atto dello scontro politica-magistratura. I provvedimenti che si stanno adottando da parte della maggioranza sono un tentativo di uscire da un gioco pesante, veramente inaccettabile, che pesa sulla politica da parte dei tribunali. Gli “errori giudiziari” che incidono sul regolare andamento politico si assommano sempre più. Vi sono esempi anche recentissimi. Ma sono provvedimenti a loro volta poco accettabili. In una zona di grigio spiacevole per spessore ed ampiezza. Ciascuna delle due istituzioni sta minando la credibilità dell’altra; entrambe la fiducia popolare in esse stesse.
Si può portare la discussione nelle forme, nei contenuti ed ad un livello più idonei. Mattarella recentemente sembra essere uscito dalla “turris eburnea” del suo ruolo per proporre indicazioni di moral suason. Forse, da garante della Costituzione e dunque anche dell’equilibrio tra i tre poteri costituzionali, il suo può essere un contributo importante se si avvia un discorso serio. Ovviamente serio e veramente serio: e dunque occorre che i “contendenti” facciano pulizia, senza mezzi termini, al loro interno, buttando fuori chiunque abbia voglia di cogliere l’occasione per alzare il tiro anziché risolvere.
Dunque politici e giudici di buona volontà. Ed autorevoli. Che vanno accompagnati in questo lavoro da pezzi della società e della cultura. Lo so, mi si dirà che è difficile trovare tutto questo. Ma se le cose restano su questa china, questa vicenda non avrà un lieto fine. L’autorevolezza può diventare autoritarismo. Forse di destra, ma non necessariamente solo a destra. Poi, sarebbero cavoli amari per tutti.





