
di Silverio Allocca
Il 1° Marzo 2024 una nota di agenzia della AdnKronos ha diffuso la notizia dell’ennesima strage di civili a Gaza City. Le vittime, oltre un centinaio, tutte Palestinesi, sarebbero rimaste uccise mentre aspettavano l’arrivo di un convoglio di aiuti umanitari a causa del fatto che i militari Israeliani avrebbero aperto proditoriamente il fuoco causando oltre ai citati morti anche più di 760 feriti.
Come sempre in questi casi le versioni di Hamas –nonché dell’Autorità Palestinese– e dell’IDF sono risultate diverse in quanto se il primo ha qualificato il tutto come una strage, il secondo ha attribuito la maggior parte delle vittime a una fuga precipitosa e alla calca, sostenendo che solo circa dieci persone sarebbero rimaste uccise da colpi di arma da fuoco.
Pronta la reazione dell’Algeria che ha presentato al Consiglio di Sicurezza dell’ONU una dichiarazione di condanna di Israele con la quale, dando per certa la versione di Hamas, ha inteso esprimere la propria “profonda preoccupazione”. La cosa ha provocato l’immediata reazione degli Stati Uniti che hanno ritenuto loro preciso dovere quello di bloccare il tutto sostenendo che al momento il principale problema da risolvere prima di intraprendere qualsivoglia iniziativa era quello della puntuale verifica dei fatti per tramite della acquisizione di tutte le informazioni necessarie
Personalmente non ritengo di entrare nel merito della vicenda, di cui nella nota di agenzia della AdnKronos, in quanto tutto si è svolto come da copione essendo oramai oltremodo evidente da parecchio tempo che non vi è alcuno realmente interessato alla sorte di quei Palestinesi che tutti compiangono, ma nessuno vuole gravitino oltre nella regione rendendola instabile con la loro sola presenza per via di quelle loro richieste che da lustri e lustri sono divenute solo il pretesto per la sopravvivenza delle varie milizie palestinesi e dei signori della guerra che le comandano come capitani di ventura.
E quando dico nessuno intendo esattamente riferirmi al fattivo disinteresse mostrato da tutti i soggetti geopolitici attivi in Medioriente, a cominciare dalla Cina e dai Paesi Arabi che vedo agire in perfetta sintonia con gli Stati Uniti, l’Iran, la Turchia, la Federazione Russa e l’intera compagine europea: tutti indistintamente attivi nel prendere tempo aspettando che Israele porti a termine il suo programma militare.
In un tale contesto il continuo indignarsi, come da cliché, delle varie Cancellerie, serve a poco visto, per somma, che il continuare a parlare, come fatto da più parti, della soluzione “a due Stati” è divenuto oramai solo un vuoto esercizio di retorica a buon mercato.
La sola soluzione che tutti auspicano – che a questo punto si configura come la sola possibile – è il frutto in fieri di una ‘partita’ a tre tra Israele, Gaza e l’Egitto: quell’Egitto a cui si cerca in tutti i modi, lasciando agire indisturbato l’IDF, di fare accettare l’idea di aprire il confine e di farsi carico della massa di diseredati che a suo tempo, nel 1967 con la “Guerra dei 6 giorni”, contribuì non poco a creare allorché, unitamente alla Siria e alla Giordania, attaccò a sorpresa (ma non senza aver indotto i Palestinesi ad abbandonare per tempo il campo prima di muovere la proprie truppe) lo Stato di Israele al solo scopo di cancellarlo dalle carte geografiche.
Le cose andarono un po’ diversamente sicché in soli 6 giorni l’attacco si mutò in una disfatta senza precedenti al punto che le truppe israeliane arrivarono ad occupare il Sinai, la Cisgiordania, Gaza, le alture del Golan e Gerusalemme, determinando la massa di profughi che da quel momento in poi non ha più trovato pace dopo essere stata oggetto di ogni sorta di vessazione portata avanti pure per mano dei loro ‘fratelli’ Arabi, come ai tempi del massacro nei campi di Sabra e Shatila (Libano,16-18 Sett. 1982) operato dai Falangisti libanesi alleati di quello Stato Ebraico le cui truppe a Giugno erano entrate in Libano per mettere sotto assedio i 15.000 combattenti dell’OLP asserragliati a Beirut, la capitale di quel Libano che nel 1948 ne aveva accolti oltre 110.000 (nel 1975 ve ne erano più di 300.000) come profughi e che di lì a poco si era ritrovato, a tutti gli effetti, sottoposto alla violenta (non pochi furono i massacri perpetrati dai guerriglieri dell’OLP ai danni dei Cristiani libanesi) occupazione… palestinese: perché la storia va raccontata tutta.
La stessa cosa era del resto già avvenuta anni prima, nel Settembre del 1970, in Giordania, allorchè il Re hashemita Husayn di Giordania represse il tentativo dell’OLP, supportato dall’Egitto e da altri Stati Arabi, di rovesciare la sua monarchia rea di non accettare le violenze sistematiche perpetrate da miliziani dell’OLP ai danni dei Giordani, sicché oggi, se è pur vero che la reazione dell’IDF all’efferato attacco di Hamas ha superato i limiti della decenza, è altrettanto vero che non vi può essere soluzione del contenzioso israelo-palestinese senza una preventiva assunzione di responsabilità da parte di entrambi i contendenti, nonché dei loro, a vario titolo, sponsor internazionali, a cominciare dalla Gran Bretagna, per poi arrivare agli Stati Uniti, alla Russia erede di quella Unione Sovietica che non poco ha a suo tempo soffiato sul fuoco, fino a giungere al coinvolgimento del principale attore attualmente attivo su piazza: la Cina.





