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Gaza, la protesta dei gazawi contro Hamas

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protesta dei gazawi

La Striscia è stata trasformata in un sistema in cui il dissenso viene soffocato e le risorse vengono piegate alle esigenze militari

È la seconda volta che torno su questo tema. E mi ripeto volutamente, perché è importante. Molto importante.
Tutti dovrebbero leggere ciò che sta accadendo a Gaza e, soprattutto, ciò che una parte dei gazawi ha finalmente trovato il coraggio di dire e di gridare: basta Hamas.

Per troppo tempo ci è stata raccontata una storia semplice, quasi comoda: Gaza come un blocco compatto, unito dietro Hamas, senza differenze, senza dissenso, senza voci alternative. Ma non è così.

Come racconta Il Foglio, già un anno fa gli abitanti di Beit Lahia erano scesi in strada per protestare contro la fame, contro la pratica di Hamas di appropriarsi degli aiuti umanitari e di rivenderli a prezzi altissimi, contro una guerra che molti percepivano come una tragedia imposta a tutta la popolazione.

Oggi quelle proteste sono tornate.

E sono tornate nonostante la paura.

Nonostante Hamas abbia predisposto posti di blocco, interrogatori, minacce e repressione. Nonostante chi osa contestare il regime rischi l’arresto, la tortura o peggio.

Quei manifestanti non stanno sventolando bandiere israeliane. Non stanno rinnegando la loro identità palestinese. Stanno semplicemente dicendo una cosa umana, comprensibile, universale: vogliamo vivere.

Hamas governa Gaza dal 2007, dopo aver preso il potere con la forza e aver eliminato i propri rivali politici. Da allora non si sono più tenute elezioni.

La Striscia è stata trasformata in un sistema in cui il dissenso viene soffocato e le risorse vengono piegate alle esigenze militari.

Per anni sono stati costruiti tunnel e arsenali mentre la popolazione civile viveva sempre più nella povertà.

I capi e i combattenti potevano nascondersi sottoterra. I cittadini, invece, restavano in superficie, esposti alla guerra e alle sue conseguenze.

Poi è arrivato il 7 ottobre 2023, il più grande massacro di ebrei dalla Shoah: circa 1.200 persone assassinate e oltre 250 ostaggi portati a Gaza. Una scelta che ha trascinato anche i palestinesi della Striscia in una devastazione immensa.

Ed è proprio per questo che le proteste di oggi sono così importanti.

Perché ci mostrano che esistono gazawi che non vogliono più essere ostaggi di Hamas, che chiedono case invece di tunnel, lavoro invece di guerra, ricostruzione invece di distruzione, un futuro per i loro figli invece di un conflitto senza fine.

Queste voci meritano di essere ascoltate.

Perché troppo spesso di Gaza si parla soltanto quando è possibile attribuire ogni responsabilità a Israele, mentre si tace quando sono gli stessi palestinesi a denunciare il regime che li governa.

E, invece, è proprio da quelle piazze, da quei volti stanchi e coraggiosi, che arriva un messaggio che il mondo non dovrebbe ignorare: Gaza non potrà rinascere finché resterà prigioniera di Hamas.

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