La pellicola interpretata da Armie Hammer sui limiti del cinema e sul collasso della sicurezza confinata nelle autostrade digitali e delle piattaforme
Citizen Vigilante è un atto di guerriglia catartica contro il conformismo imperante, un mortale agguato al politicamente corretto, un attentato alle élite progressiste.
Non è un capolavoro.
È un film mediocre, di un registra mediocre, girato a basso costo.
Neanche l’argomento è originale, essendo la classica storia del cittadino che si ribella alla criminalità facendosi giustizia da solo.
E allora dove sta lo scandalo in questo film?
Cosa lo differenzia da un “Giustiziere della notte” qualunque?
L’indecenza insopportabile dai benpensanti sta nell’averlo ambientato nel degrado urbano europeo. Ma, soprattutto, nell’aver rappresentato la criminalità proveniente dall’immigrazione incontrollata. Una violenza cieca e impunita che infesta i nostri quartieri e insanguina le nostre strade.
Dietro le glaciali e spietate esecuzioni del protagonista, il regista racconta, quindi, il fallimento e le conseguenze criminogene delle politiche sulla sicurezza e sull’accoglienza indiscriminata.
Decisamente troppo per un establishment politico e culturale che non vuol vedere la realtà e tenta di mascherarla ai cittadini.
E, infatti, le Autorità preposte reagiscono con l’oscuramento e la censura.
Etichettano il film “xenofobo” e lo accusano di incitare alla violenzcensura.
Conseguentemente in Germania ne bloccano la distribuzione nei cinema e nelle piattaforme e negli altri Paesi europei non lo rendono disponibile.
Ma la censura è spesso un boomerang: ciò che cerca di nascondere lo rende ancora più evidente.
Il regista contrariato mette il film on line gratuitamente.
Musk lo rilancia su X, dilaga su YouTube, impazza sui siti streaming, è reperibile nei canali pirati anche con sottotitoli in italiano e si organizzano proiezioni in ogni dove.
Milioni e milioni di visualizzazioni!
Il regista da reietto diventa regista di culto.
Se non fossero stati ottusamente chiusi nella loro bolla ideologica, più che preoccuparsi del film, si sarebbero dovuti preoccupare del perché il film sia stato girato.
Lo spettatore, che ha un intelletto nettamente superiore al loro, dopo la visione del film non si arma e scende in strada a sparare al clandestino, bensì si pone delle domande.
E proprio a quelle domande che il film spietatamente pone avrebbero dovuto rispondere.
Su quelle avrebbero dovuto aprire un dibattito, anziché tentare di silenziarlo.
Ovviamente, non possono essere le stragi che il protagonista compie con calcolata disumanità la risposta allo sfacelo urbano (e tanto meno l’eccidio di poliziotti che tentano di catturarlo).
La risposta dovrebbe ricercarsi in un “risveglio” di coscienza normativa che regoli gli ingressi, agevoli al massimo i rimpatri e massimizzi la certezza della pena per coloro che, regolarmente presenti sul suolo nazionale, commettono reati.
Ecco perché la scena del rapimento e assassinio del giudice che aveva rimesso in libertà il branco di giovani criminali di seconda generazione, responsabili di un bestiale stupro di gruppo, giustificandone lo scempio con il disagio sociale derivante da una “integrazione traumatica”, confesso, mi ha provocato un ORGASMO MULTIPLO!
E, allora, se filmacci del genere, per quanto crudi e controversi, possono suscitare tali considerazioni, benvengano!
E se la stolta censura ne amplificherà la diffusione… benvenga anche la censura!





