Home Politica estera GAZA E KIEV: LE GUERRE IBRIDE TRA ARMI E DISINFORMAZIONE

GAZA E KIEV: LE GUERRE IBRIDE TRA ARMI E DISINFORMAZIONE

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di Bruno Chiavazzo

Gli esperti le chiamano guerre ibride o di quinta generazione. Si tratta, in buona sostanza, di una strategia militare che va oltre quelle che venivano definite “guerre asimmetriche” e che utilizza insieme la politica, la guerra economica, il terrorismo, la guerra psicologica, gli attacchi cibernetici, le fake news e, soprattutto, la deformazione dell’opinione pubblica nei paesi democratici. Tradotto: l’aggressore si spaccia per aggredito evitando così l’attribuzione di responsabilità. E’ esattamente quello che è successo in Ucraina con l’ingresso dei carri armati russi in uno Stato sovrano, senza che vi fosse stata nessuna “provocazione” o atto di belligeranza da parte del paese invaso.

Lo stesso dicasi per Israele dove le falangi terroristiche di Hamas hanno invaso il 7 ottobre scorso il territorio dello Stato di Israele, massacrando donne, giovani, vecchi e bambini a colpi di kalashnikov e machete, stuprando e sgozzando chiunque si trovasse a tiro. I telegiornali ne danno conto, gli opinionisti si indignano, i giornali pubblicano foto raccapriccianti, i governi occidentali sostengono Israele da chi “vuole sradicare una nazione uccidendo ogni ebreo” poi, quando Israele reagisce passa immediatamente dalla ragione al torto e nelle corrispondenze da Gerusalemme, dei tanti inviati con regolare giubbotto antiproiettile,  ci si dimentica di chi ha cominciato e si chiede di fermare le armi, i “massacri” con la contabilità dei morti fornita con ragionieristica precisione da Hamas.

Perchè nessun accenno agli oltre 140 ostaggi israeliani ancora in mano ai terroristi, il cui rilascio potrebbe interrompere l’escalation militare? Idem per l’Ucraina: tutti solidali con Zelensky invitato in tutti gli eventi televisivi, politici in pellegrinaggio a Kiev, poi quando gli effetti dell’invasione russa si ripercuotono sulle nostre economie con l’aumento dei prezzi della benzina e dell’energia elettrica, l’indignazione si affievolisce e si comincia a parlare di pace, di trattative, insomma di farla finita e di trovare un accordo, ovviamente alle condizioni di Putin. Anche qui, perché non dire che il ritiro dai territori ucraini, occupati manu militare dai russi, deve essere la precondizione per eventuali e serie trattative di pace?

Papa Francesco ogni giorno parla del “martoriato popolo ucraino”, ma mai una ferma condanna alla vile aggressione russa che lo sta decimando. Detto brutalmente, se vogliamo evitare che l’istupidimento di massa prenda il sopravvento in Occidente, occorre pensare ad una seria strategia di contrasto,  utilizzando metodologie di comunicazione nuove.  Ad esempio una contro-informazione in grado di raggiungere direttamente il popolo russo o quello palestinese, tale da contrastare la propaganda confezionata da Putin e da Hamas con la complicità di tutti i regimi dispotici, a partire dall’Iran che, colmo della vergogna, oggi presiede la Commissione per i diritti umani dell’Onu.

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  • Redazione

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