
di Giorgio Cattaneo
La grande stampa statunitense, segnala Nicola Bizzi, sta cominciando a scrivere che una eventuale rielezione di Donald Trump potrebbe innescare il declino della Nato, indebolendo la stessa Unione Europea e la sua inquietante agenda “green”.
Tutto va comunque pesato con cautela e osservando i tanti chiaroscuri, avverte Pietro Ratto, intervistato da Francesco Toscano sulla figura dell’appena scomparso Jacob Rothschild: nel suo principale fondo d’investimento, ricorda Ratto, lavorano sia il genero che il figlio di Trump. E l’ex presidente è stato fortemente sostenuto (fino all’incidente di Capitol Hill) proprio dall’anziano Jacob Rothschild.
Come dire: non aspettiamoci che ci venga a salvare qualche cavaliere bianco piovuto dal cielo.
In ogni caso, lo smottamento geopolitico in corso è ormai sotto gli occhi di tutti: vaste aree del pianeta sembrano volersi ribellare al vecchio impero del dollaro.
Naturalmente, tutto avviene in modo non lineare e spesso enigmatico: per quale ragione – si domanda lo stesso Bizzi – gli Usa non hanno mosso un dito, nei mesi scorsi, di fronte al voltafaccia dell’Africa sub-sahariana, che ha sfrattato i francesi strizzando l’occhio ai Brics guidati da Russia, Cina e India?
E a proposito dell’emergente potenza globale cinese: siamo così sicuri – si interroga Fausto Carotenuto – che l’ascesa di Pechino dispiaccia davvero, ai supremi azionisti dell’ormai logoro potere atlantista?
“Follow the money”, insomma: per chi capire chi conduce davvero il gioco.





