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FINE DELLA GOGNA MEDIATICA?

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di Gianvito Caldararo
Finalmente arrivata l’approvazione di un emendamento dell’onorevole Enrico Costa di Azione, mirante al divieto di pubblicare interamente l’ordinanza di custodia cautelare, che normalmente contiene centinaia di intercettazioni che non sono attinenti alla ipotesi di reato, ma sono aspetti della vita privata dell’indagato. Dovrebbe trattarsi di una norma di civiltà giuridica, invece la Federazione Nazionale della Stampa Italiana, per il tramite della presidente Alessandra Costante, ha avviato una vera e propria guerra. E’ giunta a chiedere al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, “di non firmare una legge che potrebbe essere fonte di immani distorsioni dei diritti”.
La realtà, come sostiene l’on.le Costa, è quella di porre fine alla gogna mediatica che si registra abitualmente in Italia. Tra l’altro, come sostiene il vice ministro alla giustizia Francesco Paolo Sisto, “la scelta di non consentire la pubblicazione integrale o per estratto dell’ordinanza di custodia cautelare è in perfetta linea con il diritto di difesa , la presunzione di non colpevolezza, la direttiva U.E. n° 343 del 2016, il decreto legislativo n° 188 del 2021”. Infatti, l’articolo 2 del citato D. lgs. n° 188/2021, “introduce espresso divieto per le autorità pubbliche di indicare pubblicamente come colpevole la persona indagata o imputata, fino a che l’eventuale colpevolezza non sia accertata con sentenza o decreto penale di condanna irrevocabili”.
Il direttore del quotidiano “Il Riformista”, Andrea Ruggieri, fa presente che “oggi pubblici ministeri e giornalisti sono, l’uno a braccetto con l’altro, l’uno funzionale all’altro, assoluti padroni della reputazione di una persona. E’ questo il bene che difendono. Un potere dispotico”. E quando la FNSI sostiene che si tratta di “legge bavaglio” che impedirà di informare i cittadini di una persona arrestata, l’on.le Costa, rispondendo alle critiche dei vari rappresentanti dei  giornalisti, dichiara: “Si vieta invece la riproduzione dell’atto processuale, spesso di centinaia di pagine zeppe di testi di intercettazioni, prima ancora che l’indagato abbia potuto difendersi”.
Intercettazioni che con una scientifica diffusione, tagliate e decontestualizzate, utili al racconto colpevolista dei giustizialisti, mirano solo a denigrare e distruggere la reputazione e la dignità  del malcapitato di turno. Poi arriva il riesame, con un attento esame degli atti, che polverizza la misura attuata, già ampiamente diffusa con ogni mezzo, nessuno ne fa menzione, l’indagato ritorna libero cittadino, ma nel frattempo continua ad essere “marchiato”, unitamente al dramma subito dalla famiglia e dai conoscenti.
Qualcuno si è ricordato di richiamare alla memoria il film “Detenuto in attesa di Giudizio”, che mette in luce le vicissitudini di un cittadino comune, che dopo anni di carcere viene accertata la sua estraneità e torna libero, ma distrutto sotto ogni aspetto. Come è avvenuto per il sindaco di Lodi, Uggetti, arrestato e dopo sette anni di calvario assolto perché il fatto non sussiste”.
L’on.le Costa, ha documentato in un dossier di come ben 150 sindaci indagati per il tanto discusso reato di “abuso d’ufficio”, dopo essere stati per anni sulla graticola, vedere carriere e famiglie distrutte, sono stati assolti con la più ampia formula.  A tal proposito, giova ricordare che mediamente finiscono in carcere tre innocenti al giorno e circa mille all’anno. Forse è tempo di porre fine alla sistematica violazione del segreto istruttorio, alla diffusione di intercettazioni non utili e, a volte, anche estranei all’inchiesta.
E’ tempo che l’informazione di garanzia, nota come “avviso di garanzia”, venga inteso come l’atto con il quale il Pubblico ministero, ovvero l’organo titolare dell’azione penale, informa l’indagato e la persona offesa, del compimento di un atto di indagine che implica la difesa tecnica, in relazione al quale rivolge l’invito a nominare un difensore di fiducia e non come accertata colpevolezza.
Invece, la diffusione di una certa cultura giustizialista, vanifica anche il significato dell’articolo 27 -secondo comma – della nostra Costituzione, che sancisce: “L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva”. Mentre “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. Quindi, la FNSI –  Federazione Nazionale Stampa Italiana – farebbe bene a scendere dal piede di guerra e avviare un esame autocritico dei propri comportamenti e iniziare un sereno, costruttivo e responsabile confronto, al fine di introdurre una norma che è di pura “civiltà giuridica”. Anzi, l’emendamento dell’on.le Costa dal direttore del “Il Riformista”, “è una carezza fin troppo leggera , contro un malcostume diventato consuetudine, che c’entra nulla con l’informazione, ma è più aderente a una orientata disinformazione contra personam”.  

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  • Redazione

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