Il 30 e 31 maggio appuntamento nello splendido borgo marinaro con autori, editori e ospiti illustri da tutta Italia
Nel cuore della Costiera Amalfitana esiste un luogo che negli anni ha saputo trasformare la bellezza paesaggistica in visione culturale.
Un luogo piccolo soltanto nella geografia, ma enorme nella capacità di diventare laboratorio di pensiero, incontro e identità italiana.
È la Fiera del Libro della Costiera Amalfitana e poi accolta ad Atrani. Una manifestazione nata negli anni difficili della pandemia grazie all’intuizione del giornalista Antonio di Giovanni e cresciuta, anno dopo anno, come uno degli appuntamenti culturali più significativi del Mezzogiorno.
Atrani, è il più piccolo comune d’Italia, non è soltanto un borgo sospeso tra mare e storia, ma un simbolo, un luogo che negli anni ha incantato viaggiatori, artisti, scrittori e giornali internazionali come il The Guardian, che ne hanno raccontato l’unicità urbanistica e l’anima autentica.
Ed è proprio in questa dimensione quasi metafisica, fatta di vicoli, archi medievali, scale che sembrano scolpite nella roccia e piazze che assumono il valore di agorà mediterranee, che la cultura ha trovato una delle sue espressioni più alte.
Non è un caso che Atrani abbia affascinato anche Maurits Cornelis Escher, uno dei più grandi artisti incisori del Novecento, che proprio nel borgo trovò una delle sue più profonde ispirazioni visive.
Le architetture verticali, le prospettive irregolari, il continuo intreccio tra luce, pietra e geometria mediterranea entrarono nell’immaginario dell’artista olandese, trasformando Atrani in una delle sue rappresentazioni più iconiche.
In questo senso il borgo non è soltanto un luogo geografico, ma uno spazio simbolico dove arte, percezione e realtà si sovrappongono, quasi a ricordare che la cultura nasce sempre dall’incontro tra bellezza e pensiero.
La Fiera del Libro di Atrani nasce da un’idea precisa, riportare il pensiero nei territori, creare ponti tra regioni italiane, unificare attraverso la cultura ciò che spesso la politica e la frammentazione sociale non riescono più a tenere insieme.
Non un semplice calendario di presentazioni editoriali, ma una vera infrastruttura culturale costruita nel tempo attraverso relazioni, istituzioni, editori, autori e visioni condivise.
Chi scrive ha avuto il privilegio di essere presente sin dall’ideazione di questo progetto culturale, credendo profondamente nella sua missione. Un’esperienza di costruzione nazionale nel senso più nobile del termine.
Per questo motivo la presenza del patrocinio della Regione Toscana ha assunto un valore altamente simbolico, un dialogo tra territori storicamente centrali nella formazione dell’identità italiana, nella storia del pensiero politico e nella tradizione letteraria del Paese.
La manifestazione, anno dopo anno, si è trasformata in un luogo nel quale convivono linguaggi differenti, letteratura, geopolitica, teatro, giornalismo, televisione pubblica, pedagogia civile e memoria storica.
Una dimensione che ha consentito ad Atrani di divenire capitale culturale del Mediterraneo contemporaneo.
Tra gli ospiti di questa edizione vi sarà Pino Strabioli, volto storico della cultura televisiva italiana, autore, attore, regista teatrale e raffinato divulgatore culturale. Strabioli rappresenta una delle figure che meglio hanno saputo custodire e raccontare la memoria artistica italiana, attraverso il teatro, la televisione pubblica e il dialogo continuo con i grandi protagonisti della cultura contemporanea.
La sua presenza ad Atrani non assume soltanto il significato di una partecipazione artistica, ma quello di una continuità ideale con una tradizione culturale che vede nella divulgazione intelligente uno strumento di elevazione collettiva.
Presente anche Pier Luigi Celli, figura centrale del panorama culturale e manageriale italiano, già direttore generale della RAI, dirigente di importanti realtà industriali come Unipol e autore di saggi dedicati al rapporto tra formazione, società e trasformazioni del lavoro contemporaneo. Celli rappresenta una delle voci che negli ultimi decenni hanno maggiormente riflettuto sul rapporto tra sapere, istituzioni e mutamenti antropologici della società occidentale.
Ssempre dalla RAI la presenza di Lorella Di Biase, raffinata giornalista e autrice di molti programmi televisivi tra i quali “Uno mattina”.
La Toscana quest’anno porta la celebrazione dei duecento anni dalla nascita di Carlo Lorenzini, conosciuto universalmente come Collodi, protagonista del Risorgimento italiano e figura fondamentale nella costruzione pedagogica del nuovo Regno d’Italia.
Lorenzini non fu soltanto l’autore di Pinocchio, ma un intellettuale risorgimentale che comprese come l’istruzione e la conoscenza fossero la coscienza del primo autentico strumento di unità nazionale.
Non a caso, sostenne la legge Coppino del 1877, che introdusse l’istruzione obbligatoria per tutti i bambini italiani nel tentativo di dare atto alle parole di Massimo d’Azeglio: “Abbiamo fatto l’Italia dobbiamo fare gli italiani”, cittadini consapevoli e non sudditi di un nuovo Stato.
Ad accompagnare questo importante momento culturale vi sarà Anna Iacobacci, presidente del Premio Pinocchio, prestigioso riconoscimento annuale organizzato a Firenze dall’Associazione Culturale Pinocchio di Carlo Lorenzini.
Un premio nato con l’obiettivo di celebrare l’eccellenza, il coraggio e l’impegno civile di personalità che, proprio come il burattino di Collodi, hanno saputo superare i propri limiti e affermare valori morali, sociali e culturali attraverso il proprio percorso umano e professionale.
Il significato di questa presenza assume un valore ancora più profondo se inserito all’interno della riflessione storica sulla costruzione culturale dell’Italia unita. Il tema della condivisione collettiva della cultura attraversa tutta la storia italiana moderna, dal Risorgimento fino alla ricostruzione del dopoguerra.
Un concetto che molti decenni dopo sarebbe stato ripreso da Ettore Bernabei durante la sua storica presidenza della RAI. Bernabei intuì che la televisione pubblica dovesse diventare uno strumento pedagogico di massa, capace di alfabetizzare culturalmente un Paese uscito devastato dalla guerra e ancora profondamente diviso.
La RAI non come semplice intrattenimento, ma come infrastruttura educativa della nuova Italia repubblicana, capace di creare una lingua comune, un immaginario condiviso e una coscienza nazionale.
E proprio questa memoria storica rivivrà ad Atrani attraverso il libro del figlio Giovanni Bernabei, diventando in un dialogo ideale tra dopoguerra e contemporaneità.
La forza della Fiera del Libro di Atrani sta, infatti, nella sua capacità di far convivere mondi apparentemente distanti quali editoria, televisione, geopolitica, letteratura, teatro, giornalismo e riflessione civile.
Accanto a loro, autori, editori e case editrici continuano a credere nella cultura come investimento civile e non soltanto commerciale. Ed è forse questo il valore più autentico della manifestazione: difendere la cultura come infrastruttura morale del Paese, in un tempo storico segnato dalla crisi dell’approfondimento e dalla velocità superficiale della comunicazione contemporanea.
La geopolitica sarà anch’essa protagonista con L’ex ministro Gennaro Sangiuliano che presenterà il suo libro dedicato al presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, figura centrale degli attuali equilibri mediterranei, mediorientali ed eurasiatici. Una riflessione che si inserisce perfettamente nel quadro delle trasformazioni strategiche che stanno ridefinendo il Mediterraneo allargato, e il Mediterraneo, oggi più che mai, torna infatti ad essere il centro della storia.
Anche il libro “Le isole decidono il mondo”e. della giornalista Elena Tempestini accompagnerà questo dibattito, raccontando come le rotte marittime, gli arcipelaghi strategici e gli stretti internazionali stiano ridefinendo gli equilibri geopolitici globali.
Dallo Stretto di Hormuz alle nuove rotte energetiche e commerciali, il mare è tornato ad essere il principale spazio della competizione mondiale, dimostrando come la geografia continui ancora oggi a determinare il destino delle nazioni.
Ma il significato più profondo della Fiera del Libro di Atrani, in un’epoca dominata dalla velocità digitale, dalla polarizzazione e dalla frammentazione culturale, è riuscire a dare un rilievo internazionale a questo piccolo borgo che crea comunità attorno alle idee, riuscendo a dimostrare che la cultura può essere presenza fisica, ascolto reciproco, relazione umana, costruzione lenta del pensiero.
Questo concetto è legato alla visione del sindaco Michele Siravo, amministratore capace di comprendere come un territorio non si valorizzi soltanto attraverso il turismo, ma attraverso la costruzione di un’identità culturale riconoscibile a livello europeo. Un modello di rigenerazione culturale territoriale, nel quale il patrimonio paesaggistico dialoga con la produzione intellettuale e con la capacità di creare reti culturali permanenti.
L’accoglienza, la sensibilità istituzionale e la capacità organizzativa dimostrate in questi anni hanno trasformato la manifestazione in qualcosa che va oltre una semplice fiera editoriale, si è creato un laboratorio permanente di italianità.
L’Italia per qualche giorno potrà ritrovare sé stessa tornando a investire nella cultura come elemento di coesione nazionale.
L’evento gode del patrocinio del Ministero della Cultura, del Centro per il Libro e la Lettura, de “Il Maggio dei Libri” della Regione Campania, della Regione Toscana e della Provincia di Salerno, confermando il crescente rilievo assunto da una manifestazione destinata a rendere Atrani, per alcuni giorni il cuore pulsante della cultura in Costiera Amalfitana.
Inoltre, la manifestazione aderisce alla campagna sociale “Posto Occupato” iniziativa di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne e ogni forma di violenza di genere.
Dopo il Risorgimento e dopo la ricostruzione morale del dopoguerra, l’Italia sembra oggi avere nuovamente bisogno di un grande spazio condiviso di pensiero, coscienza e appartenenza.
Ed è proprio in luoghi come Atrani che questo processo assume una forma autentica, tra il mare della Costiera Amalfitana, le architetture verticali amate da Escher, le piazze trasformate in agorà contemporanee e una comunità che ha scelto di fare della cultura non un ornamento, ma una visione strategica del futuro con la possibilità che la cultura torni ad essere il linguaggio attraverso cui un Paese può finalmente riconoscersi e raccontarsi.





