Home Opinioni EXTRAPROFITTO, UN TERMINE CHE NASCONDE L’ARBITRIO

EXTRAPROFITTO, UN TERMINE CHE NASCONDE L’ARBITRIO

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Se qualcuno mi spiega dove, oltre che nella mente un po’ stordita dalle batoste di un pezzo di sinistra e in quella di Salvini, si definisce la categoria dell’ “extraprofitto”, cioè cosa sia e come si calcola, giuro che mi faccio comunista.

Che per me è il massimo della pena. E vorrei anche sapere dove sta scritto che una considerazione politica, magari anche giusta (il guadagno è tanto), possa diventare terreno di “innovazione” normativa in economia, in finanza e in campo legale.
Infine vorrei capire se è ancora valido il principio – di diretta derivazione costituzionale – che le leggi tributarie non possono essere retroattive, cioè che non si può modificare il prelievo fiscale su un reddito che si è precedentemente prodotto e tassato con la legge vigente.
Sarebbe interessante capire se si vuole che questa innovazione venga “sistematizzata”: ho pronto l’elenco di almeno un migliaio di casi nei quali si potrebbe poi applicare, provocando lo sconquasso assoluto.
Perché la domanda che ci si porrebbe è: perché farla solo con le Banche e non anche con le assicurazioni, le grandi imprese, i grandi percettori di reddito. Cominciando da giocatori, allenatori e sportivi super pagati. E l’altra domanda è: e se vi sono i minus-profitti, per esempio dovuti a crisi, che si fa?
Se l’ABI parla poco, se Panetta e la Banca di Italia glissano sull’argomento, qualche dubbio dovrebbe affacciarsi in menti che riescono almeno a limitare l’irrazionalità populistica.
Una sgrammaticatura politica e forse una violazione costituzionale, in nome di una giustizia che fa scempio di norme per essere “giusta”. Invece di fare mea culpa sul perché si arriva a questi guadagni stellari, si chiede di fare un po’ per uno: cioè si divide il bottino. Da buoni compari.
Se poi il prelievo fiscale è messo sotto forma di “coercizione”, come vorrebbe il poco lucido Salvini (ma è in buona compagnia), il rischio di vedere poi annullata ogni imposizione è altissimo. Ci siamo giù passati. E si perpetua il rifiuto di giungere a soluzioni dovute ad accordi e non a risultato di una “lotta”.
Meno male che Tajani c’è.

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  • Redazione

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