
Si sta ripetendo, con scenari appena diversi, con attori certamente diversi, con modalità non del tutto eguali, ma per scopi finali del tutto similari, la stessa vicenda che portò nel 2011 alle dimissioni di Berlusconi dopo un salto, in Italia, dello spread oltre i 570 punti.
Non entro nel dettaglio di quella operazione di brigantaggio politico – finanziario che ebbe come registi Sarkozy e Merkel e come attori banche piene di debiti sino agli occhi e relativi finanziatori. Non mi va di fare polemiche inutili. Quella attualmente in discussione – utilizzare o meno gli eurobond, il legame Maga o non Maga con gli USA – è vicenda che ripropone come le strategie finanziarie soverchino le scelte politiche. E che dunque, prima di dare giudizi, bisogna capire bene cosa bolle in pentola.
La Francia ha un debito pubblico molto elevato e margini di bilancio sempre più stretti. Avere finanziamenti da un debito comune è ovviamente una panacea. E Macron, che non potrà essere il prossimo presidente francese, spera in una sua rielezione nelle votazioni successive. Per farlo, il legame con banche e finanziatori del debito deve essere stretto. Bisogna dar loro fiducia. La situazione politica interna è pessima. Dunque: insistere su debito comune. Le politiche di prudenza sui conti pubblici, quelle fatte dall’Italia, partono in ritardo. Ci vuole un aiuto pagato un po’ da tutti.
Viceversa la Germania si barrica dietro: “il debito comune deve rimanere una misura straordinaria, non strutturale”. Le accuse del 2023/2024 al debito “nascosto” dei tedeschi, risultate vere, si sposano con il massiccio investimento – 1.000 miliardi – previsto per il rilancio economico. L’ambizione è ritornare ad essere indiscussi leaders di economia, nel settore militare, nella transizione ecologica. E della nuova Europa.
Per farlo Berlino ha deciso di sospendere temporaneamente il “freno al debito”, una regola costituzionale che limitava la spesa pubblica. E dovrà risanare bilanci bancari con cifre da capogiro. Ci mettiamo pure quello europeo? Ma soprattutto la libertà di muovere come si vuole masse gigantesche di denaro la facciamo limitare da spiegazioni da dare a chi si accolla il debito assieme alla Germania?
E’ uno scenario, quello che presento, pieno di dubbi, sicuramente superficiale, con troppi se. Ma riesce a spiegarmi una serie di azioni politiche in atto. Soprattutto la posizione dell’Italia. Ma questo è un capitolo a parte. Che sarebbe utile però trattare.
Intanto a queste vicende si lega la ripartenza dell’Europa. Ha ragione chi scrive che dopo i tiepidi applausi a Draghi ed a Letta ognuno ha ripreso la sua strada e le alleanze politiche sono “fluide”. Ma Merz e Vance – altro che contrasto – dicono la stessa cosa: il rapporto tra USA ed Europa è del tutto diverso da prima. L’Europa non solo non può accomodarsi a festini pagati da altri: deve fare scelte. Se si pensa solo a “moralità” e politica si è fuori strada.
Con questo quadro, se io ne avessi indovinato la composizione, c’è poco da essere allegri.





