Michele Emiliano chiede di tornare in Magistratura con adeguamento salariale al rialzo, e ne ha diritto.
Il problema non è Emiliano ma i 600 parlamentari che invece di legiferare sulle dinamiche dei rapporti sessuali non si sono mai posti la questione della compatibilita tra le cariche istituzionali: giurisdizionali, politiche, ed operative, nei poteri dello Stato.
Sarebbe troppo ovvio che un magistrato, titolare del potere giurisdizionale, per poter passare a quello legislativo o esecutivo, ed essere quindi eletto ad una carica politica o amministrativa, debba licenziarsi dalla magistratura.Questo in un paese normale.
Forse dovrebbe perfino farlo con congruo anticipo prima di abbracciare la carriera politica.
E invece no, in Italia questo magistrato può mettersi in aspettativa, svolgere il suo mandato politico, e poi una volta che è terminato, chiedere il reintegro in magistratura facendo addirittura valere quel mandato ai fini dell’anzianità, dell’incremento salariale, e della carriera. Senza tener conto dei vitalizi maturati che ovviamente si assommano agli stipendi e alle pensioni, in genere calcolate sulla anzianità anche convenzionale.
Per assurdo Emiliano potrebbe perfino ritrovarsi giudice, o capo dei giudici, in un processo con lui stesso come imputato, qualora un PM decidesse in via ipotetica di incriminarlo per la sua attività di Ammininistratore pubblico, per fatti, magari anche banali.
Intendiamoci, non faccio nessuna colpa ad Emiliano, la colpa è tutta di quella pletora di scaldasedie che dimora in parlamento a 16000 euro al mese pagati da noi, che, solo per fare un esempio, però non rivalutano le pensioni a chi ha pagato sul serio i contributi e che vorrebbero tagliare ancor più le pensioni di reversibilità.




