Home Opinioni E’ TEMPO DI AUGURI PER IL NATALE E IL NUOVO ANNO

E’ TEMPO DI AUGURI PER IL NATALE E IL NUOVO ANNO

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di Angelo Giubileo

B. G. Lokamanya Tilak, nel suo Orione (ed. Ecig, 1991), ci ricorda e rinnova l’antica tradizione del mito dell’uccisione di Prajapati ad opera di Rudra: Rudra aveva messo a morte Prajapati ossia lo Yaina all’inizio dell’anno; e Yania significava pure “Sacrificio”. Si credeva quindi che Rudra avesse ucciso il Sacrificio con una freccia e questi sia volato via col fuoco sotto forma di antilope e dopo aver raggiunto il cielo in cotale forma colà risplende. Ma, un’altra leggenda o diversa forma del mito medesimo, come riporta lo stesso Autore, dice che sia stato piuttosto Prajapati a mettere fine alla sua esistenza all’inizio dell’anno. E quindi, conclude sempre Tilak: Non si potrebbe dire quali di queste leggende sia la più vetusta, se quella di Prajapati che sacrifica sé medesimo o quella di Rudra che lo mette a morte all’inizio dell’anno. Ma quale sia mai di esse la più vecchia è cosa che non tocca la causa in questione. E cioè: Entrambe indicano che Prajapati un tempo faceva cominciare l’anno, o con un autosacrificio volontario o venendo ucciso da Rudra in quella circostanza.

Nei più antichi scritti vedici, Prajapati rappresenta “il signore di tutte le cose” ovvero il Χρῆστος (Chrestos) greco, presente in particolare negli scritti di Platone. Dionigi l’Aeropagita, convertitosi al cristianesimo, sosterrà che i seguaci della nuova religione siano così ignoranti da dirsi loro stessi cristiani invece che “chrestiani” (Χρ).

A cavallo di quel secolo, tra gli innumerevoli suoi testi, Plutarco redasse un breve saggio dal titolo greco Peri ton ekleloipoton chresterion. Le traduzioni del termine ekleloipoton fanno riferimento a significati diversi quali “tramonto” o “fine” o “decadenza”. Pressochè univoca è invece l’interpretazione d’uso del termine chresterion, con il significato di “oracolo”, e quindi, seguendo la prima traduzione italiana completa di tutti i Moralia (a cura di Emanuele Lelli e Giuliano Pisani, Bompiani 2017), la traduzione del titolo del saggio in questione, che qui condividiamo, è: LA DECADENZA DEGLI ORACOLI.

Non potrà pertanto sfuggire ad alcuno che il termine aggettivale greco chresterios, -a, -on derivi da chresterion, -ou, il cui significato nell’uso del greco antico è “oracolo, responso” ma anche “vittima, sacrificio”. Tralasciando il significato di vittima e sacrificio, il significato del termine “oracolo” o “responso” indica pertanto sia il messaggio – diciamo pure uscito dalla bocca di colui che è consultato – sia il luogo dove il messaggio è testimoniato. Nel Nuovo Testamento la parola usata per annunciare il messaggio cristiano è kèrigma (o chèrigma), traslitterazione di κήρυγμα (dal greco: κηρύσσω, kēryssō, che letteralmente significa: “gridare” o “proclamare”, come un banditore). E cioè: come un oracolo.

Scrivono Giorgio de Santillana ed Hertha von Dechend che Tutti hanno letto almeno una volta l’assai citata storia di quel pilota che, sotto il regno di Tiberio, mentre navigava nell’Egeo in una placida sera, udì una voce possente che annunciava: “Il grande Pan è morto”. A questo seducente mito vennero date due interpretazioni contraddittorie (n.d.r.: è ciò che sempre accade con il mito). Per alcuni la voce annunciava la morte del paganesimo: Pan con la sua siringa, Pan il demone della quiete assolata del meriggio, il dio pagano delle radure, dei pascoli, dell’idillio agreste, si era arreso davanti al soprannaturale. Secondo altri questo mito si riferisce alla morte di Cristo nel diciannovesimo anno del regno di Tiberio: il Figlio di Dio che era ogni cosa, dall’alfa all’omega, veniva identificato con Pan=“Tutto” (G. de Santillana, H. von Dechend, Il mulino di Amleto, ed. 2000).

Pan e Cristo, l’uno e l’altro, di quale messaggio o messaggi sarebbero stati portatori, quale l’oracolo o il responso? E se dicessimo che, in ambo i casi, si tratta dell’annuncio di una vita nuova?! E cioè, essenzialmente, l’augurio di una nuova vita (o natale) e di un nuovo anno che siano buoni…

E allora, dicono gli autori del Mulino, che La versione di Plutarco non fu accettata (ibidem). E infatti, sia prima che dopo il nuovo racconto del Mito, gli oracoli hanno segnato e continuano a segnare, finora senza interruzioni, il tempo e la storia degli uomini: “Tὸ φρικωδέστατον οὖν τῶν κακῶν ὁ θάνατος οὐθὲν πρὸς ἡμᾶς, ἐπειδήεπερ ὅταν μὲν ἡμεῖς ὦμεν, ὁ θάνατος oὐ πάρεστιν, ὅταν δὲ ὁ θάνατος παρῇ, τόθ’ ἡμεῖς οὐκ ἐσμέν” (Il male, dunque, che più ci spaventa, la morte, non è nulla per noi, perché quando ci siamo noi non c’è lei, e quando c’è lei non ci siamo più noi; Epicuro, Lettera sulla felicità (a Meneceo), 125, traduzione di Angelo Pellegrino, Stampa alternativa, Milano 1992.)

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