Home Politica DRAGHI E IL BEL TACER NON FU MAI SCRITTO

DRAGHI E IL BEL TACER NON FU MAI SCRITTO

0

Dice un proverbio che il bel tacer non fu mai scritto, ossia che la bellezza del saper tacere al momento opportuno non è mai stata lodata a sufficienza. 

Mai tale proverbio si è attagliato tanto bene a quanto detto al Mit Boston da Mario Draghi, ossia che “Kiev deve vincere o per l’Ue sarà la fine”.

Che la guerra sia stata “un passo premeditato di Putin” non era necessario essere un genio per capirlo.

Dire, invece che “occorre organizzare un sistema di difesa europeo complementare alla Nato” è come scrivere al vento, sapendo che il vento non sa leggere.

La questione è antica: Europa delle patrie (De Gaulle) o Europa sovranazionale (Schumann, Monnet)?

Questa Unione Europea non è l’uno e non è l’altro. L’Unione Europea non è uno Stato sovrano; è un pasticcio che si regge su trattati, senza nemmeno una costituzione ed è solamente una banca centrale e un burosauro in mano a una leadership fuori dalla realtà, prona a un disegno globalista, ad un’agenda del World Economic Forum (Davos), alle linee del G30 (del quale Draghi è parte) e a molte della idee del sedicente filantropo fabiano George Soros.

Guidata dalla signora Ursula von der Layen, educata alla scuola fabiana, in buona sostanza l’Unione Europea non è un soggetto statuale che possa avere un esercito proprio, con un comandante in capo che, sia, come in America, il presidente di uno stato federale.

Un esercito europeo, una difesa europea, salvo che non la si voglia affidare alla BCE, non è fattibile, come dimostrano i fatti.

Stare con la Nato, pertanto, è problema dei singoli Stati dell’Unione, ognuno per i fatti propri e con gli eserciti propri, ossia con ben poco.

Dire poi che “Kiev entri nella Nato” è un azzardo politico che dimostra solo come Mario Draghi si allinei alla propaganda dei falchi inglesi che non collima con i fatti, in quanto, molti Paesi, a cominciare dagli Usa, sono scettici su una vittoria di Zelensky e guardano ad un processo di pace che parta da un cessate il fuoco.

Mario Draghi con l’elmetto è semplicemente fuori da ogni schema, così come lo fu quando disse che Erdogan era un dittatore, ben sapendo che prima o poi con lui avrebbe dovuto (lui o chi lo avesse sostituito) parlare.

Essere un banchiere non significa essere un politico e Mario Draghi sicuramente è il primo, ma non il secondo.

Vediamo nel dettaglio cosa ha detto l’ex premier italiano che si è inventato il blocco dello swift, innescando una reazione che sta producendo l’inizio della dedollarizzazione.

“Accettare una vittoria russa o un pareggio confuso indebolirebbe fatalmente altri Stati confinanti e manderebbe un messaggio agli autocrati che l’Ue è pronta a scendere a compromessi su ciò che rappresenta, su ciò che è. Segnalerebbe inoltre ai nostri partner orientali che il nostro impegno per la loro libertà e indipendenza – un pilastro della nostra politica estera – non è poi così incrollabile”, ha detto l’ex premier Mario Draghi, parlando al Mit di Boston dove ha ricevuto il premio Miriam Pozen.

La nostra politica estera? Quale? Quella del socialista Borrell o della Mogherini?

Per Draghi, accettare una vittoria russa “Infliggerebbe un colpo fatale all’Ue”.

Una vittoria russa che significa? Tanto quanto una vittoria ucraina. In questa guerra l’unica attuale realtà è una situazione di logoramento che sta distruggendo vite umane e risorse e sta compromettendo l’economia degli Stati occidentali.

“La guerra in Ucraina – dice Draghi – come mai prima d’ora, ha dimostrato l’unità dell’Ue nella difesa dei suoi valori fondanti, andando oltre le priorità nazionali dei singoli Paesi. Questa unità sarà cruciale negli anni a venire”.

L’unità la vede solo lui. Mai l’Unione Europea è stata così palesemente divisa, imbelle, incapace di una politica estera.

Per Draghi l’unità sarà determinante soprattutto quando bisognerà “ridisegnare l’Unione, per accogliere al suo interno l’Ucraina, i Paesi balcanici e i Paesi dell’Europa orientale”, e “nell’organizzare un sistema di difesa europeo complementare alla Nato”.

La riorganizzazione dell’Unione Europea o parte dalla riforma delle riforme, ossia dalla sua rifondazione come Stato federale o sarà sempre un pasticcio burocratico governato da banchieri, finanzieri e loro camerieri.

“L’invasione della Russia fa parte di una strategia delirante a lungo termine del presidente Putin: recuperare l’influenza passata dell’Unione Sovietica e l’esistenza del suo governo è ora intimamente legata al suo successo. Ci vorrebbe un cambiamento politico interno a Mosca – ha aggiunto Draghi – perché la Russia abbandoni i suoi obiettivi, ma non vi è alcun segno che un tale cambiamento si verifichera’”.

Campa cavallo che l’erba cresce. Come direbbe Luigi Bersani, non siamo qui a pettinare bambole o ad asciugare gli scogli.

Arriviamo ai soldoni: “Mi aspetto che i governi abbiano per sempre deficit più alti”, perché la sfida climatica o la necessità di rafforzare le catene di approvvigionamento, “richiederanno investimenti pubblici sostanziosi che non possono essere finanziati solo da aumenti di tasse”. Questa spesa pubblica maggiore aggiungerà pressione all’inflazione, oltre ad altri possibili shock sul lato dell’offerta”. E nel lungo periodo, secondo Draghi “è probabile che i tassi di interesse resteranno più alti che nello scorso decennio”.

In questo scenario, per l’ex premier, “le banche centrali devono essere molto attente al loro impatto sulla crescita, in modo da evitare inutili sofferenze. Ma il compito ricadrà principalmente sui governi, che dovranno ridisegnare le politiche fiscali in questo nuovo contesto di tassi alti, bassa crescita potenziale e debiti pubblici elevati”.

Gli esecutivi, ha spiegato Draghi, “dovranno imparare a vivere in un mondo in cui lo spazio fiscale non è infinito, come sembrava essere quando i tassi di crescita superavano di parecchio i costi di indebitamento”. Questo quadro, però, potrebbe cambiare radicalmente nel caso in cui “un’ondata di potenti innovazioni, come l’intelligenza artificiale, dovesse scuotere il mondo e aumentare la crescita globale”.

E vai. Dietro le prediche da banchiere spunta l’agenda di derivazione fabiana, del clima, dell’intelligenza artificiale e di tutto il ciarpame ideologico che ogni giorno ci viene propinato dalla propaganda woke.

Davvero: il bel tacer non fu mai scritto.

Autore

  • Redazione

    Nuovo Giornale Nazionale è una testata Online totalmente indipendente, di proprietà dell’associazione Libera Stampa e Libera Comunicazione LIBERCOM.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui