
Le parole della Shoah “usate in modo distorto, ribaltate verso Israele e gli ebrei” preoccupano la presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane Noemi Di Segni, a maggior ragione in vista del Giorno della Memoria.
Le ha ascoltate in queste settimane da “rettori, insegnanti, politici, personaggi istituzionali”. E di questo tenore ne ha lette nell’annuncio del corteo organizzato a Roma, proprio per il 27 gennaio, dal Movimento degli studenti palestinesi, che considerano questa ricorrenza “la tomba della verità, della giustizia e della coerenza” e citano la frase di Primo Levi sulla necessità di conoscere l’olocausto “perché ciò che è accaduto può ritornare”, riferendola implicitamente a quanto avviene a Gaza.
“Lasciate Primo Levi alla nostra memoria – replica Di Segni -. Abbiate la dignità di manifestare il vostro pensiero senza offendere la memoria dei sopravvissuti e cercatevi citazioni altrove”. Un appello in linea con i timori manifestati durante la presentazione degli eventi istituzionali patrocinati dalla Presidenza del Consiglio (che ha dato direttive agli uffici pubblici di esporre il tricolore a mezz’asta il 27), al fianco del sottosegretario Alfredo Mantovano, con in prima fila il nuovo coordinatore nazionale per la lotta all’antisemitismo, Pasquale Angelosanto. Timori che vanno dal clima in alcuni atenei ai commenti di certi politici sull’accusa di genocidio per cui Israele si sta difendendo alla Corte internazionale di Giustizia. “In che situazione saremmo se al governo ci fosse qualcuno di loro?”, domanda Di Segni, senza fare nomi ma sottolineando che anche dalla Chiesa sono arrivati “appelli che sminuiscono il riconoscimento del 7 ottobre come atto terroristico”. “Non chiediamo di piangere per gli ebrei – aggiunge – ma di essere consapevoli delle responsabilità anche dell’Italia e del fascismo per quello che avvenuto a loro”. Alla sua sinistra, poco dopo, Mantovano risponde a chi gli domanda se consideri il regime di Mussolini il male assoluto o lo distingua dal nazismo: “Non c’è da fare una classifica, ogni totalitarismo merita condanna”.





