
di Antonio Foccillo
Chi avrebbe mai potuto immaginare negli anni 90 come sarebbe cambiato il mondo e le sue regole di convivenza. Se qualcuno fosse stato ibernato in quegli anni e si fosse svegliato oggi, si spaventerebbe per come la situazione è completamente diversa da allora e non riuscirebbe a capirne il cambiamento. Penserebbe che fosse arrivata una forza aliena che ha soggiogato tutte le regole al proprio volere. E ha fatto precipitare l’umanità in un buco nero.
In quegli anni, bene o male, il diritto internazionale, le istituzioni internazionali, la sovranità dei popoli erano le caratteristiche dominanti delle relazioni, ma c’era anche un’opinione pubblica pronta a manifestare contro deviazioni da quei principi.
Oggi, invece, la forza e l’ingiustizia prevalgono su diritto, sovranità e popoli. Sul diritto è prevalso l’arbitrio e l’arroganza e, pertanto, il margine che resta alla speranza di un cambiamento positivo si restringe paurosamente.
La “dittatura” del liberismo e dell’egemonia di un stato su altri si sono esplicati nella capacità di poter influire nella democrazia degli Stati, arrivando a deporre governi legittimi per sostituirli con politici o tecnici rispondenti alle loro necessità.
Sono molti decenni, infatti, che è in atto nel mondo un processo di cambiamento, che ha modificato le regole del confronto politico e la geografia dello sviluppo.
La democrazia viene imposta con le armi e spesso l’opinione dei cittadini viene talmente artata che alla fine si confonde l’aggressore con l’aggredito, arrivando a giustificare l’invasione come un atto dovuto.
Non c’è nessuna motivazione che possa giustificare un intervento militare in uno Stato sovrano, altrimenti non esiste più diritto e sicurezza.
Prendiamo sia i casi dell’invasione della Ucraina da parte della Russia e sia l’intervento armato nel Venezuela da parte degli Stati Uniti. Vengono spiegati con motivazioni che in teoria possono anche essere ritenute giuste, ma in sostanza non sono accettabili. Precedentemente a queste, c’erano stati già interventi armati in Libia, in Iraq, nella ex Jugoslavia, etc. Tutti motivati per ripristinare la democrazia e salvare i popoli dalla dittatura. Ma la democrazia si può esportare con le armi? O si destabilizzano ancora di più quei paesi, come è avvenuto, tanto è vero che poi sono precipitati nel caos.
Chi ha l’autorità morale, etica di giudicare cosa è giusto e cosa non è giusto nella vita di uno Stato sovrano, per poi imporre la sua legge agli altri? Certamente ci sono dittatori cruenti e assassini, ma sono quei popoli che debbono decidere come vivere e come liberarsi. Non ci possono essere interventi esterni da altri Paesi che decidono per loro.
Adesso si parla addirittura di annettersi la Groenlandia. Ma dove vogliamo arrivare? In questo modo nessuno è al sicuro.
La geopolitica sta cambiando le regole precedenti di divisioni dei confini e dell’egemonie economiche. La stessa Unione Europea si è liquefatta per l’incapacità della sua classe dirigente, chiamiamola così, e per l’inconsistenza delle sue istituzioni.
Viviamo in un epoca in cui ultimamente la leadership Usa e la diffusione delle idee neoliberiste si sono ulteriormente consolidate. Tutto e avvenuto conquistando definitivamente l’assoluta supremazia nel periodo che va dal 1989 al 1991, grazie ai progetti gorbacioviani di perestroika e alla disgregazione dell’Europa dell’Est della URSS.
Già nel ‘70 si registrava un rallentamento della crescita economica e dell’espansione dei mercati che, dal 1980 a oggi è stato gestito adottando di volta in volta un insieme di misure sul cambio, sui tassi di interesse, sulle privatizzazioni, sulla deregulation.
Questa gestione della congiuntura ha prodotto, all’interno dell’occidente, una crisi finanziaria mondiale i cui effetti sociali hanno rimesso in discussione gli assetti politici e lo stesso rapporto democratico all’interno di alcuni Stati occidentali.
L’evoluzione del sistema ci ha portato, nella prima fase, (monetarista, deregolamentatrice) della controrivoluzione neoliberista, a un completo svuotamento dei contenuti della politica e nella sua seconda fase, dominata dalla economia del debito, a una aperta sparizione delle forme democratiche annullate da uno stato di eccezione permanente, che è continuata ancora, prima con la pandemia e poi con la guerra.
I miraggi della sovranità popolare, della rappresentatività, della mediazione degli interessi sono svaniti ed è restato un regime (quello finanziario) che poco ha a che vedere con la democrazia.
Oggi stiamo vivendo quella che McLuhan chiama “la narcosi di narciso” cioè l’uomo narcisista che cerca di ottimizzare sempre di più le sue prestazioni fisiche e psichiche con l’obiettivo di migliorarsi ma che, a un certo punto, diventa narcotizzato da questo stesso continuo avvicendamento di tecnologie che servono sia alla dimensione fisica che a quella psichica.
McLuhan a un certo punto dice “agire senza reagire è uno dei tratti caratterizzanti dell’uomo contemporaneo”. Agire senza reagire significa cioè essere assuefatti a un tale bombardamento di informazioni, di notizie, di emozioni che ci vengono dalle fonti più svariate, spesso finte, che ci portano il mondo a casa e quindi ci costringono a filtrare ovviamente tutta questa valanga emotiva che ci sommergerebbe non reagendo più.
Questo è avvenuto e tutti i movimenti di protesta, a poco a poco, si sono annacquati, annullati o strumentalizzati.
Quello che è in ballo è la riduzione della democrazia, la volontà di ridisegnare i confini del potere con la guerra e il neo imperialismo sempre per prendersi risorse o territori di quei paesi aggrediti.
Dovrebbe esserci, invece, una necessaria volontà di opporsi a questi disegni.
Bobbio scriveva:
“Diritti dell’uomo, democrazia e pace sono tre momenti necessari dello stesso movimento storico: senza diritti dell’uomo, riconosciuti e protetti non c’è democrazia; senza democrazia non ci sono le condizioni minime per la soluzione pratica dei conflitti[1]”.
Tutto questo, infatti, dovrebbe far risvegliare le coscienze e far ritornare a propugnare alcuni dei valori considerati antichi, per riaffermare concetti di democrazia, partecipazione, libertà, coesione, solidarietà e uguaglianza dei diritti.
Pietro Nenni sosteneva: “Senza democrazia e senza libertà tutto si avvilisce, tutto si corrompe anche le istituzioni […], ma nell’etica socialista […], il fine è la liberazione dell’uomo da ogni forma di oppressione e sfruttamento[2]”.
In questo pensiero si racchiude la forza e la determinazione verso un modello di società in cui le persone si sentono cittadini della comunità, in quanto i loro diritti essenziali vengono garantiti dalla stessa comunità.
Democrazia e libertà, lotta contro oppressione e sfruttamento queste devono essere le parole ordine della Politica. Ecco perché si sente molto la mancanza oggi di questa cultura politica della centralità dell’uomo e dei suoi bisogni. Non c’è nessuna forza politica oggi, al di là del bla, bla che si affannano a ripetere, che ha questa forza morale, questa etica e questa strategia!
[1] N. Bobbio, L’età dei diritti, op. cit. Introduzione, pp. VI – VII
[2] P. Nenni, Mondo Operaio, 1955





