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DEI SEGNI E DEI SIMBOLI

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In queste ore, e per i prossimi giorni o mesi si scriverà e si leggerà di tutto e di più su Papa Leone XIV, ed in fede non si ritiene di associarsi ed accodarsi alla pletora degli “inutili idioti” che si inventeranno le più invereconde teorie sulla Sua elezione, vestendo i panni di novelli esperti vaticanisti e teologi da strapazzo.

Non si hanno argomenti per poter discutere sul fatto che possa essere, come primo Papa statunitense, a favore o contrario a Trump, verso chi esprime la più elevata e bovina ignoranza di ciò che possa essere il significato di Chiesa Universale.

In tal senso si scriverà di qualcosa di più semplice, ovvero dei “segni e simboli” di quanto abbiamo assistito in questi giorni.

Uno dei libri che più hanno impegnato lo scrivente, gelosamente custodito nella propria abitazione relegando circa ed oltre mille testi in deposito per evitare guerre familiari circa l’occupazione domestica “manu militari” dei volumi, è “Semiotica e filosofia del Linguaggio” di Umberto Eco, manuale didattico di particolare complessità ma altresì estremamente completo circa l’interpretazione del reale.

Forte di questa impostazione letterale si vuole proporre qualche immagine divertente degli eventi.

Partiamo dai fatti, come dall’incontro Vance con Parolin in Vaticano, a seguire della dipartita da questo mondo di Papa Francesco e le dimissioni quasi in pari orario dello stesso giorno di Klaus Schwab come Presidente del WEF a Davos. A seguire l’incontro sempre in Vaticano tra Trump e Zelensky, per giungere al giorno 8 maggio, Festa della Madonna di Pompei, a Papa Leone XIV.

Sono segni, segni per i quali sempre lo scrivente continuerà a beneficiare almeno per i prossimi giorni di regali come sigari e tabacco per pipe, oltre a quantità industriale di caffè, per aver “indovinato” che sarebbe stato statunitense il Papa. Ma è solo un dettaglio.

Scrivendo di Simboli iniziamo con il motto di Papa Leone XIV, rappresentato dalla frase ” In Illo Uno Unum” tratto dal commento al salmo 127 di Sant’Agostino, a suffragio dell’appartenenza di Sua Santità all’Ordine Agostiniano. A seguire con la affermazione del Pontefice nella frase: “Non Prevarranno” intesa come il male che non prevarrà.

Tutti associano il nuovo Vicario di Cristo a Papa Leone XIII, ed alla sua famosissima “Rerum Novarum”, ma tale frase dovrebbe ricordare che Leone XIII scrisse la altrettanta famosa preghiera-invocazione a San Michele Arcangelo dopo che ebbe una straordinaria e drammatica visione il 13/10/1884 in cui satana minacciava la Chiesa di Roma che veniva salvata dal Principe degli Arcangeli.

Tale orazione veniva recitata al termine delle Sante Messe e fu lentamente abbandonata dopo il Concilio Vaticano II che abolirà le “preci leonine” per poi tornare a conclusione della liturgia su indicazione del 29/09/2018 di Papa Francesco.

Ma tutto il Conclave è stato un insieme di “Riti e Simboli” a partire dall’uso della lingua latina.

Si conclude con l’anedottica tornando per un attimo ai segni.

Considerando tutte le misure di sicurezza poste in essere circa la segretezza dei lavori in Conclave, le amministrazioni dedicate pur avendo messo in campo l’impossibile per garantire l’efficacia ed efficienza di tali misure, ancora si chiedono a quale ipotetica agenzia potesse appartenere il “gabbiano” che posto sul comignolo della Cappella Sistina effettuava il più classico degli “ascolti” in stile II Reparto.

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  • Redazione

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