Chi controlla le banche del mondo e cosa c’entra l’Ucraina con il nuovo potere finanziario?
È una domanda che ritorna spesso nei dibattiti pubblici, quasi sempre accompagnata da semplificazioni o narrazioni estreme.
Ma la realtà geopolitica e finanziaria di questa epoca così complessa è molto più sofisticata e forse proprio per questo è ancora più interessante.
Esiste davvero un luogo dove le principali banche centrali del pianeta si incontrano,coordinano standard, discutono stabilità monetaria, infrastrutture finanziarie e crisi globali. Quel luogo è la Bank for International Settlements, denominata BIS, fondata nel 1930 con sede a Basilea.
La BIS viene spesso definita “la banca centrale delle banche centrali”, ma è una delle istituzioni più importanti e meno conosciute dell’intera architettura globale.
Al suo interno siedono Federal Reserve, BCE, Bank of England, Bank of Japan, People’s Bank of China, Bundesbank, Banque de France, Banca d’Italia e decine di altre banche centrali, praticamente tutte le banche degli Stati del mondo globale finanziario.
La sua funzione non è governare il mondo in modo diretto ma coordinarne il potere. Ed è proprio questo il punto decisivo.
Storicamente la BIS non agisce in modo spettacolare o politico-mediatico, non cerca visibilità, non costruisce narrazioni pubbliche, non entra quasi mai nel dibattito politico.
Lavora attraverso integrazione tecnica, adattamento e coordinamento silenzioso, tanto da farne la sua vera forza.
La BIS è sopravvissuta alla fine del gold standard, a Bretton Woods, alla Guerra Fredda, alla finanziarizzazione globale, alla crisi del 2008 e alla digitalizzazione monetaria. Non perché domini pubblicamente il sistema, ma perché gestisce la continuità tecnica tra le grandi banche centrali.
Eppure, oggi il sistema finanziario globale sta entrando in una trasformazione forse ancora più radicale.
Per la prima volta dalla nascita dell’ordine monetario contemporaneo, il potere finanziario non è più soltanto statale o bancario, sta emergendo una nuova architettura costruita attorno a Big Tech, intelligenza artificiale, finanza algoritmica, cloud geopolitici, stablecoin, piattaforme digitali e reti private di dati.
In questi giorni di metà maggio, Volodymyr Zelensky ha incontrato Alex Karp, cofondatore e amministratore delegato di Palantir Technologies, i quali collaborano insieme dall’inizio dell’invasione Russa del 2022. Palantir, una delle aziende più influenti al mondo nell’integrazione tra AI, intelligence, targeting e guerra algoritmica, oggi non è più soltanto una società di analisi di dati militare.
Insieme ad Anduril altra grande realtà strategica della nuova difesa tecnologica americana e parte del mondo tecnologico, stanno contribuendo alla nascita di nuove infrastrutture finanziarie e tecnologiche come Erebor, simbolo di un paradigma dove capitale, AI, difesa, cloud e finanza iniziano a convergere.
Ed è proprio qui che emerge la grande domanda geopolitica di questo momento: come si rapporta la vecchia architettura monetaria globale con la nuova tecnofinanza? E soprattutto: cosa c’entra l’Ucraina con tutto questo?
C’entra moltissimo. Perché oggi l’Ucraina non è soltanto un teatro militare, ma un laboratorio di trasformazione occidentale.
Dal 2022 in poi, in Ucraina si stanno fondendo insieme guerra, AI, Big Tech, finanza tecnologica, satelliti, droni, cloud, cybersecurity, intelligence algoritmica e infrastrutture digitali private: ed è qualcosa di storicamente nuovo.
Durante le guerre del Novecento gli Stati si appoggiavano soprattutto all’industria bellica classica. Oggi invece il conflitto ucraino sta mostrando un’integrazione senza precedenti tra apparato militare occidentale e aziende tecnologiche private.
Palantir ne è forse l’esempio più evidente. Ma attorno a Palantir orbitano sistemi predittivi, raccolta dati, cloud strategici, reti satellitari, venture capital ed ecosistemi techno-finanziari che stanno costruendo non soltanto software militari, ma infrastrutture.
Abbiamo compreso che in questo secolo chi controlla le infrastrutture controlla il potere.
L’Ucraina oggi è il luogo dove vengono testati sistemi AI-driven reali, dove si integrano Big Tech e difesa, dove si accelerano modelli di finanza tecnologica e dove si sperimenta una nuova guerra algoritmica. In pratica, Kyiv è diventata uno dei nodi operativi del nuovo ecosistema occidentale.
Per questo l’incontro tra Zelensky e Alex Karp è molto più di una semplice visita diplomatica. Significa che la guerra sta diventando piattaforma tecnologica, che la tecnologia sta diventando infrastruttura geopolitica e che la finanza del futuro potrebbe nascere sempre più dall’intersezione tra AI, difesa e reti private.
Ed è proprio qui che il rapporto con la BIS diventa decisivo.
La Bank for International Settlements probabilmente non si contrapporrà frontalmente alla nuova architettura tecnologico-finanziaria. La sua storia mostra il contrario, ogni volta che il sistema globale è cambiato, la BIS ha cercato di inglobare l’innovazione dentro nuovi standard regolatori piuttosto che bloccarla.
Ed è esattamente ciò che sta facendo oggi.
La BIS lavora ormai intensamente su CBDC, interoperabilità finanziaria, cybersecurity, AI applicata alla finanza, tokenizzazione e infrastrutture monetarie digitali. In pratica cerca di evitare che Big Tech, reti private, ecosistemi AI-driven e infrastrutture autonome costruiscano un sistema completamente esterno al controllo monetario delle banche centrali.
La questione vera, quindi, non è “BIS contro tecnocrazia”.
La vera questione è chi riuscirà a definire gli standard invisibili del nuovo sistema globale.
Perché nel XXI secolo il potere non passa più soltanto dalla moneta. Passa dai protocolli, dai dati, dalle infrastrutture cloud, dai sistemi AI, dalle reti digitali e dalla capacità di coordinare ecosistemi complessi.
La BIS conserva un vantaggio storico enorme, lavora da quasi un secolo nel punto esatto in cui finanza, coordinamento internazionale e infrastrutture invisibili si incontrano. Per questo potrebbe non apparire come il centro della nuova architettura globale.
Ma potrebbe diventare il luogo dove quella nuova architettura viene lentamente resa compatibile con il sistema esistente.
Il potere non impone frontalmente il cambiamento, ma decide che venga assorbito silenziosamente dentro strutture che continuano a restare quasi invisibili.


Elena Tempestini, giornalista, storica, speaker radiofonica, comunicazione, capo redattore di Idee di Governo.


