
di Savino di Scanno
Monsignor Gianfranco Ravasi è sempre illuminante con i suoi articoli domenicali sulle pagine culturali del “Il Sole 24 Ore”.
Nell’editoriale di domenica 11 febbraio l’eminente alto prelato pone l’accento al tema di “quante sono le domande a Dio e di Dio” e nel finale della dotta argomentazione emerge la domanda di Pilato a Gesù “…che cosa è la verità…?”. La risposta anagrammata in latino è “l’Uomo che Ti sta davanti”. Quindi scriviamo “Quid est Veritas? Est quid Vir adest”.
Caro lettore Ti invito all’attenzione dei termini. Pilato non chiede a Gesù “..quale è la verità..” bensì chiede “..che cosa è la verità”. Come potrai constatare non è la stessa domanda.
Poniamoci anche noi la domanda “che cosa è la verità?”.
La Treccani indica l’etimologia della parola nel latino “veritas-atis” derivativo di “vero” inteso come “reale”. Quindi si potrebbe affermare che è “vero ciò che è reale”. Purtroppo nella Storia vero e reale quasi mai coincidono e vari i motivi di cui cercheremo di capirne qualcosa in più.
Il primo tema è di “chi” decide che un fatto, una vicenda, sia vera quindi reale. Poniamo la questione della giustizia (scritta in termini minuscoli). Una sentenza è la dimostrazione che determinati fatti o comportamenti sono stati incardinati, a seguito di un processo, in fattispecie che possono portare ad una condanna o ad una assoluzione. Chi scrive sorride, per non scrivere ride, amaramente. La verità della giustizia (sempre in minuscolo) è una verità ma sempre parziale perché laddove si dovesse addivenire che “chi” era deputato ad asseverarla era nella migliore delle ipotesi distratto (?), in mala fede(!), colluso (?!), compromesso (?!?!) od altro di che verità dovrebbe trattarsi? A voler rileggere gli articoli giornalistici circa la deposizione di Gioacchino Genchi, già poliziotto a Palermo, poi esperto informatico, adesso avvocato, resa dinanzi al Corte di Caltanissetta nel processo d’appello relativo al depistaggio nelle indagini per la strage di Via D’Amelio dove sono imputati altri poliziotti vengono i brividi solo al pensiero che in quella strage è morto un giudice della Repubblica di nome Paolo Borsellino e uomini e donne della sua scorta.
Il secondo tema è “come” si può affermare che un fatto sia vero quindi reale. Gli esperti di intelligence, quelli bravi con infinite file di lauree diplomi e master, come gli esperti in materia di indagini giudiziarie, sempre quelli bravissimi che eseguono le attività di opc attaverso google map e che talvolta (?) sbagliano nelle trascrizioni delle intercettazioni telefoniche, conoscono esattamente la differenza tra metodi “deduttivi” ed “induttivi” , e quindi si rimanda a qualche lezione serale sui principi del “metodo scientifico” così un po’ di ripetizione di matematica e fisica aiuterebbe nella stesura dei noiosi verbali. E cosa scrivere degli storici, inteso come gli studiosi di storia. “Come” è stato possibile che si è atteso un tempo pari a circa 70 anni per vedere un Presidente del Consiglio italiano, scriviamolo Giorgia Meloni, porgere omaggio alle vittime degli eccidi delle “Foibe”? Ma quegli omicidi di italiani gettati vivi nelle fosse carsiche legati spesso fra loro con il filo spinato erano una invenzione di qualche buontempone o realmente atti di viltà omicida inizialmente confutati per poi ignorati nei corsi dei decenni?
Il terzo tema è il “quando” si può affermare che un fatto sia stato o sia ancora vero e quindi reale. E sul tema del “quando” forse si dovrebbe riscrivere una buona parte della storia italiana ma non in tema di revisionismo ma per un tema di “Giustizia” scritto in maiuscolo. Perché è nel comprendere il “quando” che si può cercare la Verità. Per lo scrivente il “quando” da cui iniziare a cercare la Verità è il 27 ottobre 1962 quando a Bascapé morì Enrico Mattei.
La Verità è una costante ricerca, il più delle volte complessa, osteggiata, disinformata come scriverebbero sempre gli esperti di cui sopra, in particolare di questi tempi.
Chi scrive una sera, non si ricorda bene il luogo ed il posto, in un bar non i quelli per damerini o nobildonne bensì quelli dove si trovano nobiluomini pluridecorati dalla giustizia e donzelle che scrivere di facili costumi farebbe impallidire Madre Teresa di Calcutta, ascoltò una frase di questo tipo “…non è importante rendere vero il falso, ma è necessario rendere falso il vero..”.
Si conclude. Ma caro lettore, scriviamocelo in confidenza, ma secondo Te a chi realmente interessa la verità? Siamo sicuri che ci sia ancora qualcuno disposto anche al massimo sacrificio pur di raggiungerla perchè significherebbe rendere Giustizia a tutti coloro che sono morti, condannati, esclusi, mortificati a causa di quelli che hanno tradito tutto ciò che potevano tradire per vile denaro ed ignobili carriere?
La Verità è la ricerca dei soli “Uomini Liberi”. Per tutto il resto c’è San Remo….





