
di Gianvito Caldararo
Dominano la scena politica. Sono loro due che dominano la scena politica in questo particolare momento, con un confronto aspro e con accuse pesanti e reciproche di “incoerenza”, oltre che di bugie. Entrambi si vantano di aver dato all’Italia un forte prestigio internazionale. Conte si vanta di aver portato in Italia dall’Unione Europea ben 200 miliardi di euro di fondi del Recovery Fund e la Meloni di aver portato a casa un nuovo Patto di Stabilità e Crescita, che ” grazie a un serio e costruttivo approccio al negoziato, l’Italia è riuscita, non solo nel proprio interesse ma in quello dell’intera Unione.
Conte, che afferma che in Europa non si recava come colui che si presentava con il cappello in mano, e la Meloni, che tratta alla pari con i grandi del mondo. La verità è che entrambi hanno subito il peso e l’influenza del noto patto franco-tedesco. Conte l’asse Macron-Merkel e la Meloni l’asse Macron -Scholz. Infatti, per quanto riguarda la trattativa sul Recovery Fund, che si era impantanata per la ferma opposizione dei paesi del Gruppo di Visegrad e dei paesi del Nord Europa, lo sblocco avvenne grazie al lodo Macron e Merkel, cioè alla iniziativa franco-tedesca offerta alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen.
In tale occasione, Macron dichiarò: ” Non c’è accordo fra i 27 se prima non c’è un accordo franco-tedesco “. E Conte, “avvocato del popolo”, non è mai riuscito a concretizzare una cordata alternativa in grado di spezzare o incrinare tale asse. La Meloni, che pure in politica estera vanta buoni rapporti in Europa, ben allineata alla Casa Bianca e un grande attivismo in Nord Africa con il “Piano Mattei”, anche per il nuovo Patto di Stabilità e Crescita ha subito le decisioni dell’asse tra la Francia di Macron e la Germania di Scholz. I principi cardine del nuovo Patto di Stabilità e Crescita restano quelli fissati nel trattato di Maastricht del 1992: mantenere il deficit al di sotto del 3% e il debito al di sotto del 60%. Sono stati si introdotti margini di flessibilità ma il nuovo Patto è all’insegna dei tagli per la riduzione del deficit e del debito. Per il deficit è previsto la riduzione all’1,5%, da conseguire con la seguente flessibilità: 0,4% per i primi 4 anni e lo 0,25% per gli ulteriori 7 anni, con l’obiettivo di lasciare spazio agli investimenti.
Sono stati introdotti margini di flessibilità per evitare che il risanamento si trasformi in austerità. Per quanto riguarda la riduzione del debito, è stato stabilito che i paesi con un rapporto debito/Pil oltre il 90% dovranno ridurre il debito dell’1% annuo, mentre quelli che vanno dal 60 al 90% dell’0,5% annuo. E’ vero che si terrà conto degli investimenti del PNRR e dei maggiori costi sugli interessi causati dall’innalzamento dei tassi di interessi da parte della BCE e le spese per la difesa saranno considerate separatamente. In realtà, ancora una volta, le decisioni sono determinate dall’intesa dell’asse franco-tedesco. E fino a quando avremo un debito così elevato, non ci sarà Capo di governo o ministro italiano che potrà fare la voce grossa e dettare le regole.
Come pure, un debito colossale non ci consente di essere credibili per realizzare cordate e intese alternative all’asse franco-tedesco. E la mancata ratifica del MES aggrava e non agevola l’Italia nell’Unione Europea. E mentre Conte e Meloni, continuano a polemizzare e scontrarsi a suon di “bugie” e “incoerenze”, con la richiesta di un “giurì d’onore”, la Schlein , non riesce ad evidenziare e sottolineare con incisività le contraddizioni di entrambi , ma resta a guardare in fiduciosa attesa del ” campo largo “, che il buon Conte continua a minare. Per essere protagonisti in Europa, non bisognava attendere che il rientro del debito venisse imposto dall’U.E., ma avremmo da tempo avviato autonomamente la sua riduzione. Come? Con una efficace lotta all’evasione, una buona spending review ( revisione della spesa) e una sana gestione della spesa. Con un debito così asfissiante, ha ragione l’on. Casini, quando ricorda che ci sono ” ministri di polso” e ” ministri da polsino”. Dopo le elezioni europee, che già da ora sono condite dalla propaganda, saranno affrontati gravi problemi in un clima da tempi duri. Per il bene dell’Italia, speriamo di farcela.





