di Gianvito Caldararo
Il famoso processo della Centrale Unica di Appalti per la Pubblica Amministrazione, durato circa 8 anni, tutti gli indagati sono stati assolti con la formula “perché il fatto non sussiste o perché non costituisce reato”. Più che il processo, quello che ha rovinato la reputazione, la serenità familiare e la carriera sono stati i quasi otto anni della pesante gogna mediatica. Di quello che un noto avvocato francese, Daniel Soulez Larivière , chiamava il “Circo mediatico-giudiziario”, cioè un impasto mostruoso dove la vita dell’indagato viene sezionata, scandagliata, radiografata e maciullata, Una vera e propria valanga mediatico-giudiziario fuori controllo, al punto che l’indagato è già processato e condannato.
L’illustre avvocato francese, autore dell’inventiva e dell’invettiva che “coniò la citata formula del circo mediatico-giudiziario”, sosteneva, inoltre, “che dove il giornalista si traveste da giudice, e un giudice da giornalista, allora la base delle nostre libertà è non già incrinata, o messa in mora, ma letteralmente distrutta”. Il primo caso di processo mediatico-giudiziario avvenuto in Italia è avvenuto il lontano 17 giugno 1983, quando alle quattro di mattina fu tratto in arresto con la gravissima accusa di “traffico di stupefacenti e associazione di stampo camorristico”. La sigorra Francesca Scopelliti, ultima compagna di Enzo Tortora, del caso disse: “il primo esempio di processo mediatico, studiata con una sceneggiatura e una regia degna di un Kolossal, è senza dubbio la vicenda giudiziaria di Enzo Tortora, a cominciare dalla passerella con i ferri ai polsi per raggiungere il cellulare della Polizia penitenziaria”.
In questi ultimi anni è stato creato un prodotto nuovo, il mediatico-giudiziario, molto diverso della situazione tradizionale, dove il giudice taceva, l’avvocato era discreto, la stampa commentava e i processi si svolgevano nelle sedi competenti. Oggi parlano tutti, il giudice, cioè il PM (Pubblico Ministero) come gli altri. E la giustizia si rappresenta su una doppia scena, quella mediatica e quella giudiziaria. E ciò è stato vissuto in Italia con il notissimo caso di “Mani Pulite” o “Tangentopoli”, con i pubblici ministeri in ogni istante su giornali, televisioni, conferenze stampa e interviste.
Era il periodo che gli ordini di cattura – come ricorda Giuliano Ferrara – “partivano via etere, nelle ore di massimo ascolto; la perquisizione personale è disposta via rotativa”. Il clima era tale che ogni italiano era incollato alla televisione proprio per ascoltare il TG nelle ore di massimo ascolto e apprendere le diverse notizie o le dichiarazioni dei pubblici ministeri. Per tale clima, il leader socialista Craxi dirà: “Quando i giudici si proclamano sacerdoti di una rivoluzione, quando si appellano ai sentimenti della piazza, aizzati da chi ha un suo specifico motivo per farlo, la giustizia ha già perso le sue virtù, che sono l’obiettività, la verità, l’equilibrio, la serenità e l’umanità”. Come pure non mancherà di sottolineare lo spettacolo mediatico, con le seguenti parole: “Sono in tanti o giudici che non cercano la verità e la giustizia. Al loro posto hanno cercato soprattutto lo spettacolo. Lo spettacolo era indispensabile, serviva innanzitutto a creare popolarità. E la popolarità è necessaria per estendere e rafforzare un potere bel al di là di quello regolato e limitato dalla legge”.
L’ordine giudiziario che si trasforma in potere giudiziario. Un potere senza controllo e senza limiti, come viene ben descritto nel libro dell’ex magistrato Palamara. E dopo quasi otto anni di gogna mediatica, tutti a chiedersi: chi risarcirà i gravi danni materiali e morali inflitti a persone risultate innocenti? Chi restituirà dopo tanti di purgatorio la polverizzata reputazione a questi innocenti? Chi restituirà la serenità alle tante famiglie distrutte nella loro serenità? Di fronte ad una tale situazione e alle tante analoghe situazioni, la domanda da porre al legislatore è la seguente: sono maturi i tempi per una seria riforma della giustizia , oppure si ha timore di mettere mano a tale riforma?




