
di Alessandro Roazzi
Non per l’esito della Basilicata, ma mi convinco ogni giorno di più che il Pd non sarà il partito che voterò alle elezioni Europee. E non c’entra nemmeno la doppia configurazione del Pd, partito di clan ed al tempo stesso fusionista, sempre più’ evidente espressione del postcomunismo di potere e del cattocomunismo.
Le ragioni sono altre e lo dico senza alcuna enfasi. Non posso che iniziare dalla tessera del Pd nella quale si prende a prestito come se fosse…un santino e non uno dei più importanti esponenti comunisti della nostra storia politica, l’immagine di Berlinguer. Un santino per tacitare il malessere della questione morale, quando bastava prendere sul serio le osservazioni di Luciano Violante sulla fine del giustizialismo per aprire una riflessione seria su questione morale e potere.
Invece, silenzio assoluto fra l‘altro nei confronti di un protagonista degli anni ‘90… Fatto ancor più grave è che questo si consuma mentre siamo arrivati al centenario della uccisione di Giacomo Matteotti. La insurrezione, giusta, contro la censura, al famoso monologo in TV, che non è peraltro servita a nulla, ha un limite che il Pd si è ben guardato dal superare: Matteotti è un martire del fascismo, vero, ma si tacciono le ragioni per le quale e’ stato barbaramente ucciso e che sono la coraggiosa pericolosità politica dell’oppositore socialista e riformista. Per non dare un dispiacere postumo a Gramsci? Mi parrebbe un tantino esagerato. Per non imbattersi nell’umanesimo socialista? Ben altri pericoli il Pd ha di fronte.
Inoltre non mi piace affatto il termine progressismo adottato dalla Schlein. Oggi a mio modestissimo parere il termine progressismo è…usato in modo reazionario. Spiego il mio pensiero: non è ne’ un termine neutrale, ne’ termine di sinistra. Invece ricomprende un altro pericoloso riferimento per la democrazia che è il potere tecnocratico, ovvero quel potentato che mette in secondo ordine la politica e che quindi è naturale alleato dell’arbitrio di giganti di natura tecnofinanziaria, refrattari ad ogni controllo e che non ammettono intromissioni al proprio operare, nemmeno da parte di Parlamenti e Governi.
Infine non ho ancora capito cosa propone il Pd per l’Europa: neppure per l’Europa sociale non da riformare ma da rifondare. Il Pd si angoscia molto sul dilemma del nome della Schlein sul simbolo, ma non altrettanto per trovare un progetto compiuto di Europa. È da ultimo non mi pare che la centralità del lavoro trovi “casa” nelle elaborazioni, quali? Del Pd e non è un particolare per me trascurabile. Votare voterò, pilastro della mia formazione democratica. Non aiuterò la destra, mai fatto, che per me oggi va da Forza Italia fino alla Lega, Fratelli d’Italia ed ammennicoli vari, ma sono stufo di vedemi proposto un partito che sfugge continuamente ad ogni esame reale e serio con i problemi di questo periodo storico. E respingo anche la filosofia del meno peggio che porta inesorabilmente al…peggio.





