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COME IN ASTRI COSI’ TERRA: la vita straordinaria di Francesco Waldner un vegente-astrologo

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di Massimiliano Bonne
Finché non renderai cosciente l’inconscio, dirigerà la tua vita e tu lo chiamerai destino. C. G. Jung
Fra noi e il mondo invisibile c’è un velo di carta velina. A volte c’è qualche smagliatura che ci permette di vedere o sentire qualcosa. F. Fellini
Francesco Waldner è stato un grande astrologo e psicanalista conosciuto al grande pubblico per avere predetto a babbo morto l’elezione del Presidente francese Pompidou. Potremmo interrogarci quindi se esiste il paranormale. Ripercorriamo alcuni punti salienti della vita straordinaria di Francesco Waldner.
L’astrologia non ha dimostrato ancora realmente il suo valore al mondo del pensiero e della scienza. Un nuovo risveglio sta trasformando le menti e i cuori di un gran numero di uomini e donne. L’astrologia sarà presto riconosciuta nuovamente come chiave di espansione.
L’astrologia è un ipotesi di lavoro, un sistema di pensiero che si esprime attraverso una complessa simbologia nella quale è raccolta tutta l’esperienza umana nei principi essenziali. Questo sistema altamente flessibile (in quanto simbolico e archetipico) evoluitosi nel corso di migliaia di anni, offre una griglia di lettura alla mente razionale grazie alla quale il rapporto tra gli eventi esterni ed i fattori più sottili della (apparente) causalità possono essere percepiti, predetti e ponderati. L’astrologia permette un sistema di lettura e va detto che i pianeti, i segni e le case non sono gli elementi in effetti causali della manifestazione, sono piuttosto i riflessi di una sincronicità o meglio connessione trascendentale che si manifesta tramite i ritmi e le fasi di un orologio cosmico.
Lo zodiaco è un mandala, che rappresenta il cosmo in miniatura e sintetizza essenzialmente le figure geometriche del dodecaedro. I segni dello zodiaco non sono solo immagini che hanno un potere evocativo ma sono anche simboli che portano a com­prendere la correlazione tra l’uomo e il cosmo. Essi rappresen­tano il circolo della vita, la totalità, articolata mediante ognuno dei dodici segni dalle interazioni incessanti che prevalgono al­l’interno di questa totalità nell’eterno divenire.
I segni dello zodiaco non sono solo immagini che hanno un potere evocativo ma sono anche simboli che trasportano mes­saggi pieni di significati insospettati. Questi simboli mostrano a coloro che sanno comprenderli ed utilizzarli l’unità profonda che regna tra l’uomo e il cosmo, ci rivelano l’esistenza di mondi superiori e ci danno accesso alla nostra dimensione celeste.
Nella scuola di astrologia italiana ricordiamo tra gli astrologi più noti Lisa Morpurgo che ha scritto molto testi sulla materia (tra cui Il Convitato di Pietra tra i più rappresentativi) e Massimo Fomicoli che ebbe modo di conoscere bene il celebre veggente-astrologo Francesco Waldner nato a Merano il 18 gugno 1913 (all’epoca ancora sotto le ali dell’Aquila bicefala),  deceduto in Sabina il 21 giugno 1993.
Massimo Fornicoli si avvicina all’astrologia a soli quattordici anni grazie a Francesco Waldner. Massimo classe 1949, dopo la laurea con tesi su “Il pensiero religioso di C. G. Jung” incontrerà nel 1978 Lisa Morpurgo, la maestra italiana dell’astrologia contemporanea. A partire dal 1982, Massimo partecipa come relatore ai suoi congressi e nel 1997 è tra i fondatori de La Nave dei Feaci, l’associazione che porta avanti la divulgazione e l’approfondimento della teoria astrologica morpurghiana ed è stato il primo a tenere trasmissioni astrologiche in RAI sia in TV che radio.
Massimo Fornicoli in un’opera di prossima uscita ci racconta la sua relazione da discepolo a maestro con Francesco Waldner di cui si è scritto quasi nulla in Italia pur essendo il massimo rappresentante della scuola astrologica contemporanea.
Massimo racconta:” Mi è molto difficile sintetizzare trent’anni di conoscenza divenuta amicizia negli ultimi dieci; posso, per darvene un’idea, descrivere, però, cosa accadeva quando andavo a trovare Francesco Waldner nella sua casa, all’ultimo piano di Lungotevere dei Mellini 17, dove si era trasferito negli anni ‘60 da Via Vittoria Colonna, in cui era approdato negli anni ‘40.
Si trattava di un ultimo piano arredato con molto estro: la moquette grigio topo faceva da sfondo a tappeti persiani. Uno, preziosissimo, gli era stato regalato da Farah Diba alla nascita di Ciro, del resto, si vedrà, aveva contribuito con la veggenza e astrologicamente con le lunazioni, a trovare il giorno più fecondo e garantire che il primogenito fosse un maschio (la cosa non riuscì con Soraya, nella cui vita non vedeva figli, ma anzi la separazione dallo Scià) Questi tappeti creavano a terra una morbida superficie e attutivano i passi tanto da far sembrare di essere già in un’altra dimensione, essendo passati dal caotico e rumoreggiante traffico di Roma a un ambiente ovattato e protetto Un silenzio insolito ti assaliva perché imprevisto, creatosi in breve tempo, interrotto dal frastuono prodotto dal vecchio ascensore un po’ cigolante utilizzato per salire all’ultimo piano.
Alle pareti dell’appartamento, dei quadri riproducevano stampe cinesi di Imperatori assisi in trono, con vesti di seta dai colori marcati. In uno di essi, sopra la testa di Francesco, vi erano rappresentate alcune carte dei tarocchi disegnate da un suo amico; il vetro mostrava una fessura e cadde proprio nel momento esatto della morte, per incidente d’auto, del suo autore. Una grande libreria divideva in due il salone, nell’area che si affacciava sul Tevere avveniva la consultazione, separati da un tavolo basso, utilizzato come scrivania, su cui erano poggiati una grossa agenda e un orologio che riportava le ore delle principali città del mondo, indispensabile poiché i maggiori suoi clienti erano per lo più stranieri. Il Tevere in qualche modo lambiva la sua vita; anche la casa di campagna a Forano in Sabina aveva una vista sul fiume, soprattutto dalla finestra della sua camera posta in alto, da cui si vedeva serpeggiare giù a valle, e anche dalla prima casa poco lontana in Via Vittoria Colonna si poteva godere lo stesso spettacolo.
Una statua di Buddha giovane troneggiava su un lato del tavolo, dove sparse facevano mostra di sé varie lenti di ingrandimento, una lampada e una lente che adesso ho io, che permettevano di leggere agevolmente le effemeridi, tabelle dov’e riportato giornalmente il percorso dei pianeti, compresi Sole e Luna. Esse sono gli strumenti indispensabili di un astrologo insieme a un righello e a grafici dello Zodiaco, per tracciare il tema natale qualora si sappia l’ora di nascita.
Francesco per lo più le consultava senza scrivere nulla, perché le aveva oramai in mente, anzi visualizzava i pianeti, a 50 anni circa, quando lo conobbi, nelle loro posizioni reciproche o distanze angolari. Il tutto era integrato da una rapida lettura della mano, così come possono scrutarla solo i veggenti autentici più che i chiromanti, e lo stesso valeva per la grafia: faceva apporre la propria firma o si faceva consegnare uno scritto, una foto, un oggetto metallico, qualora gli chiedessero notizie di qualcuno che non era presente o addirittura era già morto da molto tempo.           
Cinque gatti arricchivano la deliziosa abitazione, dandole un alone magico, come se non bastasse; vi si trovavano un siamese e una madre persiana con tre figli, arrivata in circostanze molto particolari a casa di Francesco, regalatagli da una cliente e solo dopo scoprì che era nata nel giorno stesso di sua madre, Cancro. Dei tre cuccioli uno nacque mezz’ora prima degli altri, rientrando ancora nel segno dello Scorpione, gli altri due erano del Sagittario.
Il lungo corridoio che portava al suo studio faceva già presagire – nel percorrerlo era quasi un viatico – che ci si stava inoltrando nell’antro di se stessi alla presenza di una buona guida. Una volta seduti il suo sguardo attento e il volto, un po’ severo dapprima per l’intensa concentrazione, si addolciva a tratti e trasfigurava. Come un giornalista ebbe a dire, sembrava di essere al cospetto dell’indovino Tiresia il quale fu accecato dalla dea Atena per averla vista nuda mentre faceva il bagno, ma in risarcimento gli venne dato il dono della profezia. In realtà la stranezza della sua vista, che risiedeva in un certo strabismo, era dovuta a un uso sconsiderato che fece da giovanissimo della sfera di cristallo come mezzo per divinare, entrando in una trance lucida che gli permetteva di vedere oltre.
Così avveniva la consultazione. Dopo aver dato un’occhiata attraverso una spessa lente di ingrandimento alle consunte effemeridi che poggiava sul bracciolo della poltrona, iniziava un dialogo socratico in cui era lui a interrogare, proprio centrando quei punti che risultavano poi, a una attenta e successiva introspezione, i veri nodi dell’esistenza del consultante.
Nel mio caso, dopo avermi detto la data di nascita, giorno e mese, mentre camminavo lungo il corridoio, aggiunse, una volta seduto, l’ora, con la variazione di 15 minuti. Io gli avevo fornito solo l’anno e la prima domanda fu: «Suo padre è morto vero?».
Per difendermi da questa brusca intrusione, che poi era il motivo per cui era andato da lui risposi di no. E lui aggiunse: «È avvenuto in dicembre, se non fosse già successo non glielo avrei detto, lei ha solo 14 anni e io voglio aiutare le persone non destabilizzarle».
Ancora più accigliato continuai: «Ma se lei mi dice solo quello che ritiene opportuno, cosa sono venuto a fare qui?». E ancora Waldner: «È importante partire da qui perché lei prova un grande senso di colpa, in quanto suo padre è morto per una patologia che lei gli aveva predetto anni fa».
Ebbene, ero proprio stato messo a nudo, e continuò a descrivere aspetti della mia personalità inconfessabili persino a me stesso con una precisione sbalorditiva.
In lui niente era banale, ogni parola assumeva una sua pregnanza e un suo valore, l’ottimismo infine aveva sempre la meglio e le sue prospettive assumevano un tono roseo anche quando era costretto a deludere, prefigurando un futuro, che fosse una professione o un partner, diversi da quelli auspicati dal consultante.
Era, senza ombra di dubbio, un notevole psicologo del profondo, aveva conosciuto da adolescente, a Vienna, Freud e frequentato i seminari di Eranos Jung. Aveva una forma di chiaroveggenza, di sensibilità divinatoria che gli permetteva non solo di scrutare con precisione situazioni, avvenimenti e luoghi ma ancor di più di penetrare nell’animo di chi gli sedeva di fronte, descrivendo i meccanismi sottili della personalità con il risultato di rasserenare, di dare una nuova dimensione prospettica all’esistenza.
Quando ritornavo da un colloquio con Francesco, ciò accadeva una volta all’anno, in genere in autunno, avevo ancora in mente il mio quesito, la mia preoccupazione, ma lui mi aveva dato una chiave di lettura diversa e la mia visione della realtà del momento ne usciva ampliata.
Soleva spesso dire che «L’astrologia è la più antica forma di psicologia, è un’arte non una scienza, dentro c’è tutto l’uomo con le sue contraddizioni, con i suoi elementi astrologici che lo contraddistinguono: il fuoco, lo slancio verso la vita, la terra, il senso pratico, l’aria, l’intelligenza per comprendere, l’acqua, la sensibilità per colorare e fiutare. Essi si fondono in una tessitura geometrica; l’importante è che ognuno di noi si renda conto di essere un piccolo disegno incluso in uno più grande, secondo un’armonia assoluta, quasi perfetta, che non riusciamo neppure a immaginare».
Un episodio chiave della vita di Waldner è il suo incontro con Freud. Waldner racconta : L’incontro con Freud mi fu di molto aiuto; da quanto scriverò si evince come egli fosse veramente interessato senza riserva alcuna a tutti quei fenomeni che coinvolgevano e vedevano protagonista la nostra mente, dall’ipnosi ai diversi fenomeni metapsichici, come venivano all’epoca classificati, quali la telepatia, la chiaroveggenza ecc, detti poi ‘paranormali’ con la nascita della Parapsicologia, cattedra che oramai esiste in molte università americane ed europee (la più nota è ad Utrecht in Olanda). Eppure a tutt’oggi negli scritti pubblicati del maestro, tranne che in Psicanalisi e telepatia, 1921, quest’ultima intesa come mezzo arcaico di comunicazione, non si fa cenno a questo suo interesse come invece negli scritti di Jung, il quale esordì in questo campo con un lavoro del 1902 su Psicologia e patologia dei cosiddetti fenomeni occulti».
Qui si tratta proprio di un esperimento di ‘psicometria’, termine con cui si designa erroneamente una sorta di chiaroveggenza che consente al sensitivo la lettura e l’evocazione, attraverso il contatto con un oggetto, di episodi accorsi al suo proprietario o all’oggetto stesso.
Ma veniamo al fatto. Un noto medico internista di Vienna si era recato da Waldner, era un vecchio cliente, ogni tanto andava a consultarlo per motivi diversi, ma mai per il suo stato di salute. Quel giorno chiese però quali fossero le ragioni del suo malessere, dal momento che tutto sembrava andare bene, sia il lavoro che l’amore e la famiglia. Waldner dopo un po’ di esitazione dettata da un forte timore di fronte a un luminare della medicina, gli disse che aveva contratto una malattia venerea. Naturalmente il medico si risentì non poco, ed era sorpreso di come mai non ci avesse visto chiaro o avesse preso un così grande abbaglio. Si congedò perciò molto rammaricato. Essendo un paziente di Freud, quest’ultimo, da vero empirista, lo invitò prima di ogni altra cosa a sottoporsi a un’analisi e vedere se avesse avuto ragione il giovane veggente, che in passato non si era mai sbagliato su ciò che aveva previsto. Dopo pochi giorni, seguito il consiglio, egli seppe che aveva veramente in atto un’infezione, lo raccontò dunque nella successiva seduta a Freud che decise di invitare nella propria casa Waldner e saggiare le sue facoltà extrasensoriali.   
           
Ecco la ricostruzione: «Mi aspettava alle 16:00 in punto al IX. Berggasse 19, dove notai una targa: Docent Dr. Sigm. Freud. Era di domenica e perciò era libero dai pazienti. Suonai alla porta e mi trovai di fronte a un vecchio signore distinto, con uno sguardo vivacissimo che mi scrutò attentamente pregandomi di entrare, parlando in tedesco; mi sentii subito a mio agio. Mi fece sedere davanti alla sua piccola scrivania, arricchita da un vaso di vetro con dei fiori freschi e una serie di piccole statue fermacarte Mi chiese se gentilmente potevo esaminare tre o quattro oggetti e una foto chiusi in alcune buste, per avere un’idea di quali associazioni, o meglio immagini, mi evocassero. Ero molto emozionato, il tono della sua voce era però rassicurante e l’espressione del volto benevola. Teneva in mano una penna e un piccolo quaderno; porgendomi il primo pacchetto contrassegnato da un numero, sorrise manifestando una fiduciosa aspettativa. Iniziai a parlare senza che mai mi interrompesse, solo alla fine di ogni esperimento faceva delle domande mirate, senza commentare o suggerire le risposte. Mi incoraggiava di volta in volta porgendomi la busta. Capii che non aveva molto tempo, mentre appuntava quanto andavo proferendo. Dopo il quinto oggetto mi disse che poteva bastare, non voleva stancarmi. Era molto incuriosito da quanto avevo detto, alcune risposte concordavano con ciò che sapeva, per le altre era giustamente perplesso e promise che ci avrebbe riflettuto molto. Mi ringraziò sostenendo che l’avevo assai aiutato, ma aggiunse: “Anch’io voglio fare qualcosa per lei, naturalmente se decidesse di dedicare del tempo a se stesso e a fare delle sedute”. Risposi che stavo bene. “Non proprio” ribadì e disse che dovevo fare i conti con mio padre; al che replicai che era morto da qualche anno. A questo punto si avvicinò e con il pugno chiuso della sua mano destra batté al centro del mio petto, dicendo: “È ancora qui, se ne deve liberare, se vuole dare ampio spazio a queste sue straordinarie doti!”. Lo poteva aver dedotto da alcune mie risposte durante l’esperimento? pensai, Solo in quel momento capii però, come non mai, quanto fosse vero ciò che mi aveva appena detto, quanto un senso di colpa mi bloccasse. Ero stato tentato di dirgli, nel congedarmi, che non sarei più andato a trovarlo e al tempo stesso che avevo un intenso desiderio di rivederlo. Aveva già subìto degli interventi chirurgici per un cancro al rinofaringe, ma non mi chiese della sua vita e della sua salute; la cosa mi meravigliò. Mi disse solo con poca voce e un tono pacato: “Deve approfittare, ragazzo mio. Non credo di vivere ancora a lungo e lei ne ha veramente bisogno, se vuole non avere interferenze e tenere i suoi problemi fuori dalle sue visioni”. Infine andai ancora per alcune volte da lui, e a ogni successiva seduta stavo sempre peggio, per quanto andavo scoprendo di me stesso, io che sapevo vedere chiaramente nell’animo altrui, pensavo, mi ero negato questa preziosa conoscenza. Gli anni passarono in fretta in un clima tutt’altro che sereno in Europa, finché nel 1938 Freud fu costretto ad andare esule a Londra, e il 23 settembre del ‘39 seppi da amici comuni che quel grande uomo di un’umiltà assoluta era morto. Mi sentii come abbandonato da colui che mi aveva porto la mano nella mia travagliata adolescenza, tutt’altro che facile da vivere, indicandomi nella conoscenza di se stessi la via della serenità. Grazie ancora professor Sigmund! Fu veramente inestimabile questa breve, preziosissima frequentazione dato l’alto personaggio, che potrei definire ‘di potere’.
Francesco Waldner racconta tra l’altro l’incontro con uomini protagonisti della storia contemporanea. Waldner racconta: come ho anticipato, Helene rimase non molto meravigliata dal mio responso, conosceva bene Georges Pompidou come direttore della Banca Rothschild e ne percepiva l’ingegno. Non passò molto tempo, che nel 1944 Saturno, transitando in ottimo aspetto di Giove e Luna, fece sì che venne chiamato da De Gaulle al governo e iniziò la sua lunga vita politica. Ebbi grazie alla mia amica l’opportunità di incontrarlo, e mi ringraziò non tanto per la felice previsione, quanto per la descrizione del suo carattere, che avevo redatto per iscritto, in cui si era profondamente riconosciuto. Infine sul «Daily Express», novembre 1958, feci diverse previsioni su persone importanti e sui possibili presidenti degli Stati Uniti per l’anno 1959, precisamente dissi che un giorno J. F. Kennedy sarebbe diventato il futuro presidente d’America, cosa che puntualmente avvenne l’8 novembre 1960. Tra quelli esaminati, solo il tema natale di Kennedy mi convinceva, Saturno in Cancro, come ho già detto, rappresenta il potere nel proprio paese, collocato in casa decima, in buon aspetto a Giove in Toro nella casa VIII della politica ma anche delle modalità della morte, che faceva presagire come quest’ultima gli avrebbe dato grande notorietà.
Cosi purtroppo avvenne il 22 novembre 1963 sempre sotto il segno dello Scorpione come pure era stata l’elezione. Altro grande uomo di potere fu lo Scià Reza Pahlewi, ma qui dovrei partire da molto lontano. Negli anni ‘50 a Theran, a una cena cui ero stato invitato da dei miei amici, conobbi Farah Diba una studentessa di architettura. Nel darle la mano sentii subito una grande energia e pensai che sarebbe diventata una delle donne più note della Persia. Così senza profferir parola, le chiesi la data di nascita e seppi che era della Bilancia; esaminando il suo cielo natale ebbi conferma della mia intuizione. Badate bene non sapevo che sarebbe diventata la moglie dello Scià, già sposato con Soraya, anche se in quel periodo si sapeva che avevano difficoltà a concepire un erede. I pianeti sembravano darmi ragione. Tuttavia ne ebbe 4, due femmine e due maschi dal matrimonio con lo Scià, che conobbe nel ‘59; avevano 19 anni di differenza, e qui credo abbia inciso la nostalgia e il recupero del padre idealizzato. Tornando al nostro discorso, come ho già detto, la casa del potere è la decima, la più alta anche sull’orizzonte della Medium Coeli, ad indicare che si è in una posizione elevata rispetto agli altri, in bella vista. Essa è strettamente legata al decimo segno il Capricorno, i cui pianeti governatori sono Saturno e Urano e Marte e indicano in un tema natale la tendenza sia a diventare un uomo di potere che a conquistarlo. Lo Scià era uno Scorpione, Marte congiunto a Saturno in Scorpione in buon aspetto a Plutone conducevano il gioco, come corollario, se non bastasse, la casa decima cade in Capricorno. Salì al potere col transito di Saturno proprio nella sua casa X. Dopo il matrimonio con Farah avvenuto nel dicembre del ‘59, il terzo per la precisione, l’arrivo dell’erede al trono era quanto tutti si aspettavano. Così mi fu chiesta una previsione, sempre per il «Daily Express», che puntualmente si verificò: dissi che il primogenito sarebbe stato un maschio e che sarebbe nato a fine anno, così il 30 ottobre del 1960 nacque Ciro. Memore di quel lontano e fortuito incontro, rimasi sempre in contatto con Farah, anzi, consigliai quale fosse il periodo migliore per concepire; inoltre, fui invitato spesso dallo Scià che accoglieva i miei consigli con simpatia, però aggiungeva, da buono Scorpione critico e ostinato come Toro suo ascendente, che avrebbe fatto a modo suo. Infatti non seguì i miei ammonimenti a lasciare il proprio paese, come suggerii a Farah, negli ultimi anni del regno».
La vita di Waldner ci parla soprattutto di straordinarie sincronicità e come anticipato all’inizio, l’astrologia, secondo Jung, consiste «in configurazioni simboliche come l’inconscio collettivo, di cui si occupa la psicologia analitica: i pianeti sono gli dei, simboli di potenze dell’inconscio».
L’uomo, per così dire, finisce con tutta la sua coscienza nel regno di relativa aspazialità e atemporalità dell’inconscio e può in questo modo sperimentare più fenomeni sincronistici di quanto sia possibile nello stato di tranquilla e sobria coscienza.
La scienza con la teoria dei quanti ha rivoluzionato il nostro modo di pensare e non sembra più così assurda e cosi l’idea junghiana della sincronicità. Se il nesso causa-effetto si rivela solo statisticamente la causalità viene ad essere una mera abitudine, un fattore psicologico.
Massimo Fornicoli riprendendo Jung sostiene che l’esperienza psicologica conosce un fattore che è caratterizzato dalla assenza di spazio e tempo e cioè dall’eternità e ubiquità; si tratta di una grandezza che chiama archetipo ed è «un elemento strutturale della psiche che si trova ovunque e in ogni tempo (…) questo è un fatto osservabile e la chiave di molte mitologie». Risulta così naturale seguire il nostro abituale pensiero causale e ritenere l’archetipo la causa trascendente di ciò che sarebbe altrimenti inspiegabile.
Secondo Jung «le prime esperienze di vita debbono il loro effetto specifico (patogeno) da un lato all’influenza dell’ambiente dall’altro alle predisposizioni psichiche, cioè all’eredità che sembra esprimersi in maniera chiara nell’oroscopo. Quest’ultimo pare corrispondere ad un particolare momento del mutuo colloquio degli dei cioè degli archetipi psichici». Dato che l’uomo nelle situazioni archetipi reagisce per lo più in modo emozionale o addirittura con eccitazione parrebbe che fosse l’emozione a favorire il verifica dei fenomeni sincronistici. In effetti nelle situazioni eccitative la soglia della coscienza si abbassa, cosicché l’inconscio e i suoi contenuti, gli archetipi, possono prendere il sopravvento.
Massimo Fornicoli sostiene nel suo ultimo libro “Inter Sidera Versor” che Il codice non è altro che la chiave di un cifrario che serve per interpretare e per trasmettere messaggi attraverso simboli che hanno la capacità di combinare gli elementi apparentemente più diversi in una impressione unitaria. Le parole rendono finito l’infinito, i simboli portano oltre i confini del finito, nel regno dell’essere infinito, cosmico. Nel simbolo un fenomeno è trasformato in idea, l’idea in immagine che rimane sempre attiva. Esso spinge le sue radici fin nelle più segrete profondità dell’anima umana, servendosi dei sogni dei miti per riproporsi a noi, e mediare una conoscenza ancestrale; e le sue fronde alle altezze più vertiginose, fino al sistema planetario, dandoci un complicato codice di decifrazione zodiacale.
In conclusione, ogni segno esprime un livello di coscienza da conquistare. E un viaggio notturno, che si svolge avvalendosi, sotto il regno della luna, soprattutto dell’orientamento offerto dalle le stelle e i messaggi millenari riferiti allo zodiaco attraverso un fascino, ancora vivo, che riguarda il simbolismo, ed offrono ancora insegnamenti che possono trasmettere su differenti piani i segreti dell’universo e riferiti all’essere umano, il quale nel suo incessante viaggio», come un eterno Ulisse o il viaggio dell’Eroe colto da J. Campbell, è sempre e comunque alla ricerca i conoscere la manifestazione cosmica.

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