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CICCHITTO IN CAMPO A PARTITA FINITA

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Dietro al generale Roberto Vannacci “c’è la mano di Vladimir Putin”.

A sospettarlo, in un’intervista a Repubblica, è Fabrizio Cicchitto, ex socialista, berlusconiano e già presidente della Commissione Esteri.

Cicchitto entra in campo a partita finita, quando tutti sono negli spogliatoi, intenti a spogliarsi e cambiare casacca.

Zelensky ha aperto alla trattativa con Mosca e tutta la fuffa dei putiniani non serve più. E’ cambiata la musica. La banda suona il BlackRock.

Fosse vero quello che dice Cicchitto, dovremmo mandare il generale Roberto Vannacci alla Nato al posto dell’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, visto che, dopo l’intervista di Zelensky che apre alla trattativa, c’è bisogno di chi ha confidenza con il Cremlino.

Forse il generale Roberto Vannacci, più che a disposizione dovrebbe essere aggregato alla Nato per consigliare Stoltemberg su come sbrigare la matassa del passaggio alle urne, quelle elettorali, in Ucraina, previo fine guerra e avvio ricostruzione.

Parlando di cose serie, rimane il fatto che se uno fa l’addetto militare in un’ambasciata, secondo la teoria di Cicchitto, diventa la spia del Paese dove ha svolto servizio. Tesi, chiaramente assurda, ma avanzata, sia pure fuori tempo massimo.

Cicchitto, come del resto Repubblica, non ha capito e non vuole capire che la commedia è finita e che gli attori stanno ricevendo nuove regole d’ingaggio per una nuova piece da presentare all’inclito pubblico, al fine di fargli bere la nuova narrazione.

Vediamo cosa dice Cicchitto: “Fui tra i primi a comprendere la pericolosità di Putin. Nel mondo di Forza Italia io e Daniele Capezzone eravamo gli unici in dissenso con la linea prevalente di amicizia con il presidente russo. La Russia era piazzata benissimo in Italia: Putin aveva rapporti personali e di affari con Berlusconi, una collaborazione del suo partito con la Lega, poi c’era il Movimento 5 Stelle un po’ filorusso e un po’ filocinese e infine Giorgia Meloni, che è stata filo-putinista. Questo schema salta con Mario Draghi: oggi l’Italia è diventata punta di diamante dell’atlantismo. Tra l’altro non credo che non ci sia stata un’influenza nella caduta di Draghi voluta da 5 Stelle, Lega e Fi, forze che peraltro non l’hanno voluto presidente della Repubblica”.

Insomma, per Cicchitto l’Italia era in mano ai putiniani di destra e di sinistra. E lui che ci faceva nel partito di Berlusconi il quale, come afferma, aveva rapporti personali e di affari con Putin? Per coerenza avrebbe dovuto scappare a gambe levate da tale consesso di putinisti.

E invece no. E ora, fuori tempo massimo, a partita finita, ci spiega che, essendo l’Italia tornata filo atlantica, “Vannacci rappresenta il tentativo di un’operazione” che sarebbe quella “ di piazzare elementi contrari all’ortodossia atlantica al prossimo europarlamento”.

Peccato che il prossimo Parlamento europeo dovrà ricominciare a parlare con Mosca e, guarda caso, proprio con Putin, perché, se si vuole fare la trattativa che annuncia Zelensky, è con il leader del Cremlino che il prossimo Parlamento, la prossima Commissione, il prossimo presidente dell’UE, dovranno dialogare.

Come al solito giornaloni e gli ex di qualunque origine, non guardano alle dinamiche internazionali, ma al pollaio di casa nostra, dove è in atto una guerra di generali che emerge anche per il fatto che è morta la copertura del blocco di potere che ha garantito carriere per trent’anni.

Cicchitto, mentre si svolge un’altra partita mondiale, quella del cessate il fuoco per ricostruire in Ucraina, alla faccia della vittoria finale, è entrato, senza accorgersene nello stadio dove si svolge la partita dei generali.

Tornando alle cose serie, data l’esperienza di Vannacci come addetto militare all’ambasciata italiana a Mosca, averlo come parlamentare europeo potrebbe servire per il prossimo dialogo da avviare, non perché Vannacci sia una pedina di Putin, ma perché a Mosca c’è stato e non per giocare alla guerra dei generali.

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  • Redazione

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