Il debito pubblico italiano di questo passo rischia di raggiungere la soglia dei 3 mila miliardi di euro e un rapporto debito/Pil di oltre il 145%. Al 31 dicembre del 2022 l’ammontare del debito pubblico si attestava su ben 2.762 miliardi di euro e a settembre del 2023 a 2.844 miliardi. Con l’arrivo della pandemia da Covid-19 nel solo anno 2020 il debito è aumentato di 160 miliardi di euro e nel biennio 2021-2022 di ulteriori 190 miliardi di euro.
Il debito pubblico italiano è un pesante fardello che condiziona e condizionerà sempre di più le scelte di politica economica per i prossimi anni. L’argomento del debito torna al centro del dibattito politico quando si parla del “Nuovo Patto di Stabilità”, che dovrebbe essere approvato entro il 2023 ed entrare in vigore nella primavera del 2024. Dal nuovo Patto di Stabilità e Crescita dipenderà la quantità di risorse finanziarie da poter utilizzare.
In assenza di una intesa ritorneranno in vigore le vecchie regole, cioè del rapporto debito/Pil non oltre il 60% del Pil e il 3% del deficit annuo. Secondo le previsioni del governo il rapporto debito/Pil a fine 2023 si attesterà al 140,2% e con una previsione del 139,6% fino al 2026. Le proposte di riforma del nuovo Patto di Stabilità prevedono un graduale rientro del debito pubblico su un orizzonte temporale di ben 11 anni. In tale direzione è particolarmente attestata la posizione del governo di Germania.
Le prospettive per l’Italia non sono assolutamente ottimistiche, proprio in relazione dell’enorme debito che caratterizza il nostro Paese, per il quale prima o poi ci si dovrà decidere ad avviare un suo graduale rientro. E quando qualche sprovveduto economista e anche qualche giornalista superficiale, attribuiscono al governo Craxi la responsabilità della esplosione del debito pubblico, è evidente che non rendono una corretta informazione. Ignorano dolosamente i dati angoscianti che venivano illustrati dal governatore della Banca d’Italia. Dati che evidenziavano una esplosiva inflazione, la stagnazione economica che entrava nel terzo anno consecutivo, il valore aggiunto dell’industria diminuito dell’1,6%, la occupazione in calo da ben 2 anni, attestatasi su un poderoso 11,8% e con la cassa integrazione in crescita esplosiva.
I quasi quattro anni del governo Craxi , comporteranno una vivace ripresa economica, l’aumento della occupazione, il forte calo della inflazione e un debito pubblico con una crescita in linea con i governi precedenti. Infatti, dal 1970 al 1980, cioè gli anni dei governi a guida di uomini della DC (Democrazia Cristiana), il debito pubblico passa da 13.087 milioni di euro a 114.066 milioni di euro, con un rapporto debito/Pil dal 37,1% al 56,1% e una inflazione dal 5,1% al 21,1%. Il governo Craxi, eredita a fine 1983 e inizio 1984 un debito di 232.386 milioni di euro e alla fine dei suoi governi il debito, ascende a fine 1986 a 404.336 milioni di euro, con un rapporto debito/Pil che dal 74,9% passa all’85,1%, ma con una inflazione che dal 18,7% è scesa al 4,6%, con un significativo miglioramento dell’ammontare degli interessi sul debito.
La esplosione del debito pubblico, con il superamento della soglia di oltre il 100% del rapporto debito/Pil si avrà con il governo Andreotti-Amato del 1992, quando il debito si attesta su 849.921 milioni di euro e il rapporto debito/Pil al 105,5%. A partire dal 1992 il debito continuerà a crescere e il rapporto debito/Pil sarà sempre oltre la soglia del 100%. Solo nel 2007 con il governo Prodi, il rapporto debito/Pil scenderà al 99,8%. Dal 2008 e fino ai nostri giorni sarà un continuo aumento del debito pubblico, che condizionerà anche i rapporti con le istituzioni europee e la trattativa sul nuovo Patto di Stabilità.
A tal proposito, va evidenziato quanto affermato di recente da Giorgia Meloni, che nel sottolineare gli insufficienti passi in avanti sulla trattativa del nuovo Patto di Stabilità, ha dichiarato: “sarebbe folle e controproducente per la nazione dire che ci va bene una soluzione che non è sostenibile, preferisco non essere nella condizione di rispettare un Patto che non ho votato”. Infine, il Governo di Giorgia Meloni, ha subordinato la ratifica del MES (Meccanismo Europeo di Stabilità) all’accordo sul nuovo Patto di Stabilità.
Il confronto con le istituzioni europee appare sempre più complessa e in salita, anche per il fatto che la trattativa avverrà in un periodo di svolgimento della campagna elettorale per elezioni europee, nella quale non mancano le tensioni e i fendenti della Lega di Salvini in direzione della Meloni e del suo partito dei Fratelli d’Italia.
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